Applausi al manager della Thyssen Emma: condanna, caso unico in Europa

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BERGAMO – Un applauso rispettoso della “sensibilità  emotiva” del tragico evento arriva dalla platea di Confindustria alla fine del discorso di Herald Espenhahn, amministratore delegato di Thyssenkrupp in Italia, condannato a 16 anni e mezzo con la “storica” sentenza della Corte d’assise di Torino. Sentenza che, lo scorso aprile, per la prima volta ha equiparato la morte sul lavoro di sette operai (uccisi dal rogo del 6 dicembre 2007) a un omicidio volontario.

Tuttavia il fatto stesso che Espenhahn sia stato invitato a parlare alle assise di Confindustria segnala la volontà  degli industriali italiani di trattare l’argomento scottante della sicurezza sul lavoro che ha portato a quella sentenza giudicata da molti di loro “incredibile”. Lo si capisce bene anche dalle parole di Emma Marcegalia. «Ribadiamo il totale e assoluto impegno delle imprese sulla sicurezza, ma la condanna a 16 anni per omicidio volontario di Harald Espenhahn, è un unicum in Europa ed è un tema che va guardato con molta attenzione».
Il timore diffuso tra gli industriali è che una sentenza di questo tipo costituisca un precedente pericoloso in grado di riportare indietro nel tempo i rapporti tra mondo del lavoro e imprese. Non sono proprio piaciute, agli imprenditori, le dichiarazioni di esultanza arrivate dal mondo della sinistra e dei sindacati all’indomani della condanna. «Non andiamo a ricreare un campo di battaglia in maniera strumentale», ha detto un industriale che preferisce restare anonimo. Ma la Marcegaglia nel suo intervento è andata anche oltre, evidenziando che una cosa di questo tipo «se dovesse prevalere, potrebbe allontanare gli investimenti esteri dall’Italia e mettere a repentaglio la sopravvivenza del tessuto industriale». 
Il discorso di Espenhahn, sebbene a porte chiuse come tutti gli altri dell’assise, è stato giudicato dalla gran parte degli imprenditori di buon senso. «Abbiamo fatto investimenti in Italia, abbiamo una governance che si inquadra nella best practice e mi trovo con una condanna a 16 anni per omicidio volontario, ditemi voi se ha un senso tutto ciò», sono le sue parole riferite da un imprenditore presente in sala. Immediata la replica di Maurizio Zipponi, responsabile Lavoro dell’Italia dei Valori: «I giudici hanno accertato che i vertici dell’azienda non investirono sugli impianti in modo da evitare che si consumassero drammi umani come quello di Torino. La condanna è sacrosanta». 
D’altronde era stato lo stesso presidente della Thyssen in Italia, Klaus Schmitz, il 17 aprile ad auspicare una riflessione su queste condanne: «Abbiamo bisogno di garanzie per il nostro futuro. Confindustria deve reagire a questa sentenza. Dagli industriali italiani ci aspettiamo passi ufficiali». In che cosa sfocerà  tutto ciò difficile dirlo, ma è un fatto che Confindustria non si è tirata indietro rispetto al problema.


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