Via al processo sulla Newco di Pomigliano

Il giudice, Vincenzo Ciocchetti, si è riservato di decidere sulle eccezioni di incompetenza territoriale, per materia e sulla legittimità  della Fiom nazionale a agire al posto di quella di Napoli avanzata dai legali Fiat. La causa, quindi, per ora non andrà  al Tribunale di Nola. Si è così evitato che un ricorso in Cassazione spostasse lo svolgimento del processo di un oltre un anno. Affollata la maxi aula 1 di avvocati e dirigenti sindacali. Le due parti, assistite da numerosi avvocati, sono rappresentate da Paolo Rebaudengo per Fiat e Maurizio Landini per Fiom. Fim, Uilm, Fismic e Ugl si sono costituite in causa con un intervento a sostegno della Fiat.

A inizio udienza Landini, sulla rituale richiesta del giudice, indica le condizioni per una conciliazione: applicazione del contratto nazionale, sì ai 18 turni per evitare altro straordinario obbligatorio, scorrimento delle pause per impedirne il taglio, introduzione di procedure di raffreddamento del conflitto. La Fiat ribatte che «non ci sono le condizioni per un dialogo costruttivo». A quel punto, come d’obbligo, prova il giudice. Propone che si riconosca la rappresentanza alla Fiom, che questa firmi gli accordi, ma riservandosi ogni azione, anche legale, nel caso ritenesse violate leggi e contratti. Pensa che in Italia ci siano «senza scandalo» contratti aziendali, come quello di Poste o Ferrovie, che diventano di primo livello.

Poi si arriva a materie sostanziali. In pratica si tratta di verificare se Fabbrica Italia Pomigliano sia stata – come sostengono i meccanici della Cgil – un’«invenzione dell’ultimo momento per non applicare il contratto e fare fuori la Fiom».

Il nodo è: la costituzione della Fip viola le norme del trasferimento di ramo d’azienda? È in realtà  una mera prosecuzione negli stessi stabilimenti, con gli stessi lavoratori e con parte degli stessi macchinari – dell’attività  già  svolta a Pomigliano da Fiat Group Automobile? Se così fosse ai lavoratori dovrebbe essere applicato il contratto nazionale. L’azienda nega che sia così e sostiene: «Non potevano partire da un prato verde, come a Melfi». Afferma che può esibire gli ordini per lo smontaggio delle vecchie linee e produrre delle foto. Dopo questo lungo dibattito il giudice decide di aggiornare al 16 quando le parti dovranno discutere le questioni relative alla possibile antisindacalità  del comportamento dell’azienda anche nel caso fosse legittima la procedura di trasferimento di ramo d’azienda.

Per la Fiom l’avvocato Elena Poli commenta: «Credo che il giudice abbia colto il senso del ricorso Fiom volto a denunciare il fatto che l’operazione, dalla creazione della newco al contratto di primo livello e poi a quello di secondo, aveva l’unico fine di eliminare la rappresentanza Fiom, salvo che la medesima non volesse rinunciare al dissenso. Per questi atti legittimi o illegittimi che siano esiste un problema di antisindacalità ». Per Landini «sta procedendo come pensavamo: il tentativo della Fiat di rinviare o di spostare la sede non ha avuto effetti». Di Maulo della Fismic spera che «il 16 sia una data definitiva perché i lavoratori stanno aspettando». Palombella della Uilm è fiducioso: «Abbiamo fatto un ottimo accordo per i lavoratori». Per Vitali della Fim «sono in ballo posti di lavoro, non noccioline». Per Centrella della Ugl «ricorrere al Tribunale è la fine del sindacato».


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Imbarazzo

La cifra è di quelle così grandi da sembrare un errore: 43,3 miliardi di euro. Sono i soldi dei fondi strutturali europei che finora l’Italia non è riuscita a investire e che alla fine del 2013 non potrà  più usare. I calcoli sono della ragioneria dello stato. Per il periodo 2007-2013 a favore dell’Italia sono stati stanziati 59,4 miliardi di euro e al 30 giugno 2012 ne erano stati spesi solo 16,1. Soldi destinati soprattutto alle regioni meridionali.

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