Libia, l’ultima offerta degli Usa a Gheddafi

Gli Stati Uniti hanno deciso di stringere i tempi con Muhammar Gheddafi. Per la prima volta dall’inizio della guerra in Libia due inviati dell’amministrazione Obama hanno incontrato in Tunisia esponenti del governo di Tripoli per passare un ultimatum al Colonnello: entro pochi giorni lui e i suoi figli dovranno lasciare il potere prima che le operazioni militari americane riprendano con una forza che sino ad oggi la guerra di Libia non aveva ancora conosciuto.
L’indiscrezione, rilanciata negli Usa dalla Cnn, viene confermata in Italia da fonti libiche e italiane: «Il capo di gabinetto di Gheddafi, Bashir, e altri suoi uomini avrebbero incontrato in Tunisia nelle scorse ore l’ex ambasciatore americano a Tripoli e l’inviato della Clinton per il Medio Oriente, Jeffrey Feltman». L’incontro non viene interpretato come un atto di rinuncia, come un avvio di negoziato da parte degli Usa, ma come la consegna di un vero e proprio ultimatum a Gheddafi, per fermare la guerra prima che i danni siano ancora più pesanti a patto che il colonnello cessi ogni resistenza.
Il vertice, chiesto dai libici, è stato accordato informando i paesi alleati impegnati nell’operazione Nato, ed è stato deciso a poche ore dal vertice di Istanbul in cui l’amministrazione Obama ha varcato definitivamente il Rubicone, decidendo di riconoscere i ribelli come «unico rappresentante provvisorio del popolo libico».
Il copione prevede che gli inviati della Clinton offrano un salvacondotto finale a Gheddafi e ai suoi figli, e lavorino su tutti gli uomini ancora vicini al colonnello per convincerli che la partita è persa, ma che ancora per pochi giorni potrebbero essere coinvolti nella creazione di un comitato congiunto ribelli-gheddafiani che gestirà  il paese dopo la partenza di Gheddafi.
Dal fronte bellico arrivano conferme del fatto che i ribelli rafforzano il loro controllo su Brega, il porto petrolifero fra Sirte e Bengasi. Anche con l’aiuto di «osservatori» della Nato (e con il ruolo di funzionari dell’Aise italiana), i ribelli sarebbero riusciti a circondare un’ultima sacca di resistenza dei gheddafiani. «Sono 150-200 soldati di Gheddafi», dice un Shamseddin Abdelmolah, un loro portavoce: «Noi crediamo che presto saranno costretti ad arrendersi, perché sono tagliati fuori, non hanno viveri e rifornimenti».
Ultime conferme invece nell’intervista che Abdurrahman Shalgam, ex ambasciatore di Gheddafi all’Onu, ha dato ad Al Hayat: Shalgam parla del ruolo di Tripoli nell’organizzare gli attentati terroristici di Lockerbie e contro il volo francese Uta sul Niger. Lockerbie fu «una vendetta per il bombardamento di Bab el Azizya». Sull’Uta dice: «I servizi segreti libici fecero lo esplodere perché pensavano che a bordo vi fosse un dirigente dell’opposizione, Mohammad al Megarief, ma lui non c’era».


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