La Russia nella Wto, entra l’ultimo big

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E’ una svolta che forse non avrà  effetti globali della stessa portata di quelli che ebbe l’ingresso della Cina nel 2001 ma che comunque ha un enorme rilievo. Segna l’apertura definitiva di Mosca al sistema liberalizzato e regolato degli scambi internazionali. È un passo che aiuterà  la crescita della Russia, la diversificazione della sua economia oggi dominata dall’estrazione delle materie prime e che soprattutto dovrebbe portare aria nuova nel Paese, un maggiore rispetto delle regole e un clima più favorevole per fare affari.
Ieri, finalmente, i negoziatori hanno scritto gli ultimi termini dell’accordo che dovrebbe essere ratificato in dicembre ed entrare in vigore 30 giorni dopo con l’accesso ufficiale di Mosca nella Wto. L’ultimo ostacolo era stato rimosso il giorno prima. La Georgia, Paese membro dell’Organizzazione, si era opposta all’entrata della Russia a causa delle tensioni di frontiera tra i due Paesi. Alla fine, dopo molte pressioni, ha accettato l’inevitabile: ora, il commercio tra le due nazioni sarà  monitorato da una società  indipendente per cercare di evitare dispute. Mosca si è impegnata, davanti agli altri 153 Paesi della Wto, a ridurre le tariffe sulle importazioni, a eliminare nel tempo i sussidi alle sue esportazioni e a lottare seriamente contro gli abusi sulla proprietà  intellettuale. Promesse legalmente vincolanti, che possono essere sanzionate dagli organismi della stessa Organizzazione mondiale del Commercio.
Le tariffe sulle importazioni dovrebbero scendere da una media del dieci a una inferiore al 7,8%. In particolare le importazioni agricole vedranno scendere i dazi dal 13,2 al 10,8% e i prodotti industriali dal 9,5 al 7,3%. Sul cotone e sui prodotti di information technology Mosca si è impegnata a non imporre tariffe all’import. Da questo abbassamento degli oneri per chi esporta in Russia beneficerà  particolarmente l’Unione europea: il blocco dei 27 è il partner commerciale numero uno della Russia, dalla quale nel 2010 ha importato per 158,6 miliardi di euro (soprattutto petrolio e gas) e verso la quale ha esportato per 86,1 miliardi. Soprattutto, l’accettazione delle regole della Wto dovrebbe comportare maggiori certezze commerciali e migliorare il clima di business in Russia, in questi ultimi anni instabile e soggetto agli interessi economici del Cremlino e dei potenti gruppi di interesse a esso legati.
La lunghezza esasperante del negoziato è dipesa, tra le altre cose, dalla volubilità  di Putin. Nel giugno 2009, il primo ministro aveva girato le spalle alla Wto, probabilmente per proteggere il più a lungo possibile le lobby che in Russia prosperano grazie alla scarsa apertura del Paese. I vantaggi dell’accesso all’Organizzazione erano però troppi per essere rifiutati a lungo. Secondo calcoli di due economisti, David Tarr e Ntalya Volchkova, l’ingresso nel club mondiale del Commercio dovrebbe portare a una crescita supplementare dell’economia russa del 3,3% nel breve periodo e dell’11% nel lungo. Dal punto di vista della Wto, si tratta di un successo che in parte riscatta il fallimento (finora) di un altro negoziato decennale, quello del Doha Round per la liberalizzazione degli scambi.


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