Ma per la Camusso la fase uno non è chiusa “Noi aspettiamo ancora la patrimoniale”C

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ROMA – Considera archiviato il dibattito sull’articolo 18, chiede al governo di concentrarsi su precarietà  e disoccupazione, ma per il segretario generale della Cgil Susanna Camusso – ospite a Repubblica Tv – la fase uno non è finita: si può ancora intervenire sulle pensioni, si può pensare alla patrimoniale, e a una lotta più efficace contro evasione e sommerso. 
Secondo Monti la fase dedicata alla crescita è già  iniziata. Ve ne siete accorti?
«La sensazione per ora è che si tratti solo di annunci. E che l’attenzione sia volta solo al sistema delle imprese, mentre si dovrebbe anche intervenire sui redditi dei lavoratori. E comunque, per noi, la prima fase non è finita». 
Su cosa volete riaprirla?
«Cgil, Cisl e Uil, unitariamente, chiedono modifiche sulle pensioni già  nel decreto milleproproghe. Non si è tenuto conto dei lavoratori precoci, si sono stabiliti salti di 6 anni, rinvii di 10. Si poteva costruire un meccanismo sulla volontarietà , invece si è voluto un sistema rigido, senza tener conto di lavori e fatiche diverse». 
Sul capitolo fisco, c’è stato il tentativo di andare a colpire chi ha pagato poco finora. Lo riconoscete? 
«Noi volevamo e continuiamo a volere la patrimoniale, perché comunque c’è uno squilibrio. Sulle prime case poteva esserci una progressività  più significativa. Tra addizionali comunali, regionali, accise, Ici, la botta più consistente riguarda il lavoro dipendente. E poi servirebbero misure più incisive su evasione, elusione e sommerso». 
Il ministro Fornero ha fatto una significativa retromarcia. L’articolo 18 è un argomento chiuso?
«Questo è un Paese un po’ confuso, sotto la cenere cova sempre qualcosa e non si può mai dire mai, ma io considero quel capitolo archiviato». 
Lei l’ha definita una norma di civiltà , resta il fatto che appare anche un tabù. Chiunque ne parli è costretto alla marcia indietro. 
«Perché ci sono delle cose che segnano la storia del lavoro, laddove si è affermato un punto di difesa. Quella è una norma contro la discriminazione, come ce ne sono in ogni Paese, e non incide affatto sul resto». 
Cosa pensa del contratto unico proposto da Ichino, una sorta di scambio tra assunzione a tempo indeterminato e meno tutele, che però crescono nel tempo. 
«Ha lo stesso difetto di considerare i diritti la ragione per cui non c’è la stabilizzazione. Invece non c’è perché si è costruito un sistema di formule di lavoro che costano pochissimo. Se si pagasse di più il lavoro atipico, cambierebbe tutto». 
E della proposta Fornero di un salario minimo garantito?
«Con quali soldi? Bisogna concentrarsi su un sistema di ammortizzatori che garantisca continuità  di reddito e ricollocazione, invece di sventolare bandierine senza avere le risorse». 
Per i giovani cosa proponete?
«Bisogna innalzare l’obbligo scolastico, e mettere questo Paese in grado di fare dei piani industriali seri che creino lavoro». 
L’unità  sindacale durerà ? 
«Distanze ce ne sono, basti pensare ad alcune grandi vicende contrattuali, ma c’è un percorso unitario che è utile coltivare e che, su lavoro e crescita, dirà  delle cose». 
Tornerà  la concertazione?
«Se per concertazione si intende la riproposizione del ‘91-92, non è possibile, sono cambiate troppe cose. Quello che è sgradevole è che non ci sia l’interlocuzione con il sindacato. Ci sono delle materie su cui servono il confronto e la determinazione di accordi con le parti sociali. Hanno sbagliato nella prima fase, spero non sbaglino ancora». 
Sarete in piazza il 24, alla vigilia di Natale. 
«Per dire che non abbiamo smobilitato, che continuiamo». 
Ci saranno altri scioperi quindi?
«C’è la possibilità  che non ci siano. Per un verso dipende dal presidente del Consiglio, dall’altro si apre un’importante stagione contrattuale, e dipenderà  dalle imprese».


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