Memorandum, si traduce in pistola alla tempia

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Abbassamento del 22% del salario minimo, che sarà  di 586 euro lordi (su 14 mesi), ulteriori tagli alle pensioni complementari, licenziamento di 15mila funzionari pubblici. E’ questo il contenuto del memorandum che la «troika» (Fmi, Ue e Bce) ha sottoposto al governo greco. La riunione dei tre partiti della coalizione al potere, prevista martedì, è stata rimandata a ieri e continuava in serata. Per oggi, Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, ha riconvocato la riunione dei ministri delle finanze della zona euro, in un primo tempo prevista oggi, per prendere atto delle decisioni greche.
La Grecia ha una pistola alla tempia: o accetta il memorandum e avrà  il secondo piano di aiuti di 130 miliardi (che fa seguito a quello di 110 approvato nel maggio 2010) e potrà  far fronte alla scadenza di 14,5 miliardi di debito, che deve rimborsare entro il 20 marzo, oppure dovrà  fare default. L’accettazione del diktat della «troika» dovrebbe essere seguita dall’accordo con le banche private. Martedì sera, c’è stata una riunione tra il primo ministro, Lucas Papademos, e i rappresentanti delle banche private, il lobbista Charles Dallara e Josef Ackermann, presidente della Deutsche Bank. Secondo il testo del Psi (Private sector involvement) le banche perderanno fino al 70% dei crediti, cancelleranno 100 miliardi di debito (su 350) e accetteranno in cambio nuovi bond a lungo periodo con un tasso di interesse al 3,7%. Per la popolazione greca, che ha ancora manifestato martedì, la cura di austerità  sarà  sanguinosa, ma la «troika» e i privati non intendono mollare. Se c’è l’accordo tra i partiti di governo, il memorandum sarà  sottoposto al voto del parlamento di Atene domenica. La settimana prossima dovrebbe seguire l’accordo con le banche.
Le pressioni sulla Grecia si sono fatte molto insistenti. Ormai, la Grecia è minacciata di venire abbandonata. A Bruxelles, l’ipotesi di un default greco non è più solo una figura di stile. L’Ue fa valere che il debito greco, di 350 miliardi, rappresenta solo il 4,3% degli 8mila miliardi di debito pubblico cumulato nei paesi della zona euro. «Se qualcuno lascia l’euro non muore nessuno», aveva riassunto molto elegantemente la commissaria alle nuove tecnologie, l’olandese Neelie Kroes. La commissaria non pensava certo alla popolazione greca, dove il tasso di suicidi è aumentato del 40% da quando è cominciata la recessione, ma aveva in mente le banche europee, che hanno approfittato dei tempi lunghi della crisi greca per sbarazzarsi il più possibile del debito greco. Ormai, le banche private affermano di avere sufficienti coperture e di non temere un eventuale default. 
Per risolvere la crisi greca ed evitare il temuto contagio a Portogallo, Irlanda e Italia, potrebbe intervenire la Bce. Una volta accontentato il fronte del rigore (Germania, Olanda e Finlandia in testa) con il memorandum, la Bce potrebbe abbandonare parte dei crediti, come le banche private. La Bce da maggio 2010 ha comprato sul mercato secondario bond greci (svalutati), tra i 35 e i 55 miliardi di euro.


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