La «speranza» del Senegal

I due sfidanti, l’ottantacinquenne presidente in carica Wade e Macky Sall, il suo ex delfino, hanno giocato tutti i loro assi nella manica fino a ieri sera. Solo a partire da oggi dopo le 18 (orario di chiusura di tutti i seggi elettorali) si incomincerà  a capire quale fra le diverse strategie e stratagemmi impiegati nelle ultime settimane avrà  fatto breccia nell’elettorato senegalese, anche se le impressioni e gli umori raccolti in questi giorni per strada, dal centro città  fino all’estrema periferia di Dakar dalla gente più diversa sembrerebbero indicare vincente Macky Sall. Subito dopo la proclamazione del ballottaggio, Macky Sall ha formato la coalizione Benno Bokk Yaakaar (Uniti per la speranza) con tutti gli altri 12 candidati presidenti, creando terra bruciata attorno al presidente Wade, costretto a cercare appoggi politici nelle confrerie musulmane più influenti del paese. Ma i risultati raccolti non sembrano essere molto rassicuranti. L’unico ad aver risposto entusiasticamente all’appello del grande vecchio è stato Cheikh Bethio, uno dei discepoli più vicini della precedente guida religiosa dei Mouride, la confrerie musulmana più potente e influente del Senegal, che ha caratterizzato il suo intervento pubblico nell’arena politica brandendo minaccioso un gourdin , una piccola clava di legno, in tutte le sue apparizioni pubbliche, invitando i suoi supporter a fare altrettanto unendosi idealmente in una simbolica marcia delle clave a sostegno di Wade. Accolta con una certa curiosità , la strategia dei “clavisti” si è rivelata un boomerang, aumentando l’antipatia, l’avversione e l’ostilità  dei senegalesi nei confronti di Wade, screditando ulteriormente la sua immagine debole aggiungendo lo sdegno per una propaganda giudicata all’unanimità  primitiva e fastidiosa. Solo i commercianti dei mercati popolari hanno approfittato della moda della clava per vendere interi set di gourdin decuplicando il loro prezzo agli aficionados della clava. E con il portafoglio pieno e il sorriso raggiante tanti di loro indossano beffardamente le magliette con la stampa in bianco e nero di Macky Sall. Come se non bastasse, lunedì scorso anche i saltigues serer , gli indovini di una delle otto etnie senegalesi specializzati nell’azzeccare con molta precisione le previsioni del tempo per i raccolti prima delle stagioni delle piogge, hanno predetto l’assoluta vittoria di Macky Sall. Tre mesi prima della prima tornata elettorale i saltigues avevano divinato il ballottaggio (ad essere sinceri senza precisare i nomi dei contendenti) e le loro ultime predizioni sono state tenute in grande considerazione, rendendo la salita per la conquista del terzo mandato presidenziale di Wade ancora più ripida. Per le strade di Gibraltar, un quartiere di Dakar, abbiamo incontrato per caso Alioune Sane, uno dei portavoci nazionali di Macky Sall, che ci ha dichiarato senza tanti giri di parole la certezza delle vittoria del suo candidato al netto di eventuali brogli elettorali dell’ultimo minuto. Sembra che Wade abbia dato ordine di stampare un milione di tessere elettorali truccate, ma a detta di molti, quest’ultimo scoop potrebbe essere un’abile propaganda lasciata trapelare per alzare il livello di attenzione dei senegalesi durante le operazioni di voti di domani. Fonti più attendibili, raccolte negli ambienti istituzionali internazionali più accreditati, offrono tre possibili scenari diversi, con diverse immediate conseguenze per il paese. Quello più tranquillo vede una vittoria con una percentuale schiacciante di Macky Sall. Quello più incerto vede una vittoria di uno dei due contendenti con uno scarto di voti minimo. Se così fosse si aprirebbe una crisi politica intricata, dove entrambi i candidati potrebbero proclamarsi vincitori innestando un processo di erosione e frantumazione della democrazia senegalese. Il terzo, più drammatico vede la vittoria di Wade e l’immediata esplosione e rivolta dei senegalesi. A quel punto la differenza potrebbero farla le forze armate, schierandosi dalla parte degli infuriati o reprimendo nel sangue le proteste, rispondendo con una forza maggiore di quella già  adottata durante il primo mese della campagna elettorale per il primo turno. Per il momento l’univo vincitore sicuro delle presidenziali in Senegal è Youssou N’Dour che è stato capace di riconquistare la simpatia dei molti senegalesi che avevano giudicato opportunistico e irrilevante il tentativo di presentare la sua candidatura alle presidenziali. Nelle ultime tre settimane il suo movimento Fekke Ma Ci Boolé ha creato dei villaggi elettorali nelle tre principali città  del Senegal, Dakar, Saint Louis e Ziginchor, che oltre a supportare Macky Sall stanno costruendo una rete molto attiva dove volontari, associazioni e altri soggetti della società  civile si incontrano per formulare progetti, proposte politiche e interventi concreti. Adorato, l’abbiamo incrociato in un corteo improvvisato per le via di Medina, il quartiere popolare più antico di Dakar, dove è nato, sopra il tetto di una macchina con i pugni alzati al cielo circondato dagli applausi della gente. Chiunque sarà  il vincitore dovrà  tenere conto del consenso raccolto dal re della musica mbalax in questi ultimi due mesi. Il vento soffia ancora stamattina. Le nuvole continuano ad inseguirsi, rapide. Cambierà  il Senegal o porterà  una tempesta inedita? Lunedì pomeriggio si intravederà  il prossimo futuro.


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