I conti in ordine riaccendono i piani dei ministri

RIMINI — Partirà  davvero dalla riduzione del cuneo fiscale l’operazione del governo per rilanciare l’economia? Perché poi c’è quella delle aliquote per i redditi bassi, annunciata l’altro giorno qui a Rimini dal ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. E quella della defiscalizzazione dell’Iva sulle grandi opere, sostenuta dal viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia. Insomma troppa carne al fuoco perché la Ragioneria dello Stato non alzi la paletta e fermi la politica degli annunci che, come si vede, sta prendendo la mano anche ai «tecnici». Lo stesso ministro del Welfare, Elsa Fornero, ieri ha precisato più volte che tutto dovrà  avvenire a parità  di gettito. E qualcuno della stessa maggioranza — Guido Crosetto, Pdl — ha pronosticato l’arrivo di nuove tasse.
Ma il ministro del rigore, quello che passerà  alla storia per aver innalzato di cinque anni l’età  pensionabile un giorno per l’altro e ridimensionato l’articolo 18, ora ha deciso – in linea con tutto il governo — che è venuto il momento della crescita. E la carta buttata sul piatto delle proposte, anche se con grande cautela mediatica, non sfugge sia anche dettata dalla volontà  di non rimanere schiacciata tra l’attivismo del collega Passera e il movimentismo del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, entrambi uniti dalla partenogenesi di Todi. Fornero ieri si è cimentata nella descrizione linguistica della concertazione, voluta da Bonanni e Passera ma osteggiata culturalmente dal premier Mario Monti. «È quello che dobbiamo fare — ha detto — io non sono affezionata ai nomi e non so se questo si può chiamare concertazione o dialogo, lo decidano altri, secondo me è naturale che ci si metta intorno a un tavolo e che si vedano tutti gli elementi che portano a un aumento della produttività ».
Il ministro si muove con i piedi di piombo. Apre ma «con juicio». A Bonanni, che chiedeva con forza il ripristino dell’aliquota unica del 10% sul salario legato alla produttività , poteva anche rispondere di sì. E invece gli ha promesso solo che studierà  il dossier e vedrà  se ha veramente funzionato. Sono giochi di posizione perché tutti sanno che su questa partita deciderà  Monti. Ma le alleanze sono importanti in un periodo dove tutto può succedere: dalle elezioni anticipate a un nuovo picco dello spread. Il perimetro deve per forza comprendere anche la Cgil e la Confindustria, al momento spiazzate e in cerca di autore. Sul cuneo fiscale, al di là  degli annunci, da tempo al ministero dell’Economia si stanno facendo proiezioni e simulazioni sul costo e sui benefici. L’abbattimento di cinque punti, fatto dall’ultimo governo Prodi nel 2007, costò circa 10 miliardi di euro ma gli economisti di via XX Settembre hanno calcolato che alla fine i vantaggi per gli operai si sono ridotti a poco più di 30 euro netti al mese. E altrettanto il risparmio per le imprese.
Basta tanto per rilanciare l’economia rischiando di scassare il delicato equilibrio del bilancio pubblico sotto gli occhi vigili di Eurostat? I soldi, forse, potrebbero anche esserci magari assorbendo tutto il tesoretto che potrebbe fruttare se verrà  attuato il Piano-Giavazzi per stoppare gli incentivi alle imprese. E le promesse di Passera per ridurre le tasse ai redditi più bassi? E le richieste del mondo cattolico di fare finalmente qualcosa per le famiglie a partire dall’indice per i nuclei famigliari numerosi?
Come si vede l’elenco delle richieste è più numeroso delle proposte e ancora più delle risorse a disposizione. Certo il governo entro settembre dovrà  tirare le fila di tutti i risparmi veri fatti con la spending review, le nuove entrate dalla lotta all’evasione e cercare di disporre sul tavolo dello sviluppo i tesoretti da destinare. Speriamo solo per far ripartire l’economia. E non per accontentare tutti.


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