La Nord Corea: stato di guerra col Sud

La Corea del Nord continua, instancabile, a sparare bordate verbali in un crescendo di minacce e avvertimenti. L’ultimo messaggio arrivato da Pyongyang è sempre sulla stessa onda: «Ci consideriamo in stato di guerra con il Sud», hanno avvertito le fonti del regime. «D’ora in poi tutti i problemi tra le due Coree saranno trattati secondo un protocollo adatto al conflitto». Poi, nella solita cornice propagandistica con foto di manifestazioni oceaniche e cortei, le autorità  hanno spiegato che potrebbe chiudere l’area economica congiunta di Kaesong. Una mossa che punirebbe di più il Nord in quanto vi lavorano decine migliaia di suoi operai.
In questa fase Kim Jong-un sembra intenzionato a proseguire sulla strada della mobilitazione permanente. Per dimostrare ai vecchi arnesi della nomenklatura di avere gli attributi? Per arrivare ad un nuovo negoziato con gli Usa? Per testare il nuovo presidente del Sud? O per tentare una fuga in avanti dando per davvero fuoco alle polveri?
Chi osserva da vicino si affida all’esperienza e alla cautela. Washington, che ha forze considerevoli nella regione, afferma di «seguire con attenzione» quanto sta avvenendo nel Nord. Poi, cercando anche di sdrammatizzare gli americani sostengono che quello di Kim è il «solito copione di minacce, il vero problema sarà  quando lo accantoneranno». Quanto allo «stato di guerra» non cambia molto la situazione vista l’ostilità  che separa da decenni il Nord dal Sud.
Con approccio pragmatico Casa Bianca e Pentagono badano ai fatti e non alle parole bellicose di Pyongyang. E per ora nelle principali basi nordcoreane non vi sarebbero sviluppi o movimenti sospetti. Ma anche questa valutazione va presa con molta prudenza. In passato 007 e satelliti-spia sono stati colti di sorpresa dalle mosse di un regime ritenuto capace di tutto. E questo spinge alcuni osservatori statunitensi ad esprimere preoccupazione per i comportamenti del Nord: non è detto che queste siano solo gesticolazioni, magari sta preparando le condizioni «ambientali» in vista di qualcosa. Del resto dopo tutto questo rullo di tamburi, anatemi e allarmi, Kim deve trovare una via d’uscita senza perdere la faccia.
Forse è anche per questo che a Seul non ci stanno ad essere sbeffeggiati. E ogni tanto replicano a tono. Il ministro della Difesa Kim Kwan Jin, noto per le sue posizioni dure nei confronti degli avversari, ha fatto a gara con Pyongyang nella retorica di guerra. Se il Nord dovesse provarci ci sarà  «una reazione durissima, mobiliteremo tutta la nostra forza e quella degli Stati Uniti per sopprimere (il Nord) in un colpo solo». I sudcoreani non hanno certo voglia di innescare un conflitto, però vogliono far capire ai rivali che qualsiasi iniziativa ha un prezzo e dunque è meglio non superare il limite.
Guido Olimpio


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