Noi siamo chiesa: «I gesti del papa danno speranza»

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Nuovo bagno di folla per papa Ber­go­glio oggi, giorno di Pasqua. Prima la messa in piazza San Pie­tro, poi il tra­di­zio­nale mes­sag­gio urbi et orbi letto nelle varie lin­gue. E in set­ti­mana Roma sarà invasa dai pel­le­grini che, dome­nica pros­sima, par­te­ci­pe­ranno alla dop­pia cano­niz­za­zione di Gio­vanni XXIII e Gio­vanni Paolo II, i due papi più popo­lari del ‘900. Ne par­liamo con Vit­to­rio Bel­la­vite, coor­di­na­tore per l’Italia di Noi Siamo Chiesa, il più impor­tante movi­mento inter­na­zio­nale per la riforma della Chiesa.

Sabato 19 aprile ricor­reva l’anniversario dell’elezione di Ratzin­ger a papa (nel 2005), che il mani­fe­sto annun­ciò con quella effi­ca­cis­sima prima pagina, «il pastore tede­sco». Con Ber­go­glio è cam­biato qualcosa?

Sì, per­ché l’approccio alla realtà di Fran­ce­sco è net­ta­mente diverso da quello di Bene­detto XVI. La crisi glo­bale secondo Ratzin­ger era cau­sata dal trionfo del rela­ti­vi­smo, e la ripo­sta doveva essere il raf­for­za­mento dell’identità cat­to­lica. Quella di Fran­ce­sco invece è una rispo­sta anco­rata alla sto­ria, quindi più evan­ge­lica: la crisi è pro­vo­cata da un sistema economico-sociale che non fun­ziona e che pro­duce ingiu­sti­zia. Ed è un mes­sag­gio forte anche per­ché le rispo­ste che la poli­tica sem­bra dare alla crisi sono molto deboli.

Ber­go­glio cri­tica il sistema economico-finanziario, parla male del denaro e regala 50 euro ai clo­chard di Roma. Però poi lo Ior resta al suo posto. Non è una contraddizione?

La con­trad­di­zione c’è. Dice che «san Pie­tro non aveva una banca» ma non è poi in grado di essere coe­rente fino in fondo. C’è una grande dif­fi­coltà a libe­rarsi. Però mi sem­bra che almeno si stia impe­gnando a rifor­mare strut­ture che hanno con­ti­nuato ad agire in maniera non diversa da quanto acca­deva ai tempi di Mar­cin­kus e Calvi.

Dome­nica pros­sima ci saranno le cano­niz­za­zioni di Gio­vanni XXIII e Gio­vanni Paolo II. Noi Siamo Chiesa è stata sem­pre cri­tica con il sistema delle san­ti­fi­ca­zioni. E ora?

Anche ora. Con que­ste ope­ra­zioni si asse­con­dano forme di reli­gio­sità popo­lare che danno più valore ai santi e alle madonne che non al mes­sag­gio di libe­ra­zione del Vangelo.

E poi si con­ti­nuano a cano­niz­zare pontefici…

È un modo per san­ti­fi­care il papato. Anche unendo, come in que­sto caso, due papi molto diversi fra loro, quasi a voler bilan­ciare i diversi equi­li­bri pre­senti nella cattolicità.

Gio­vanni Paolo II resta una figura con­tro­versa, in que­sti giorni è emerso che anche il card. Mar­tini aveva dei dubbi sulla sua san­ti­fi­ca­zione a tempo di record. Cosa ne pensa?

Noi Siamo Chiesa è stata sem­pre con­tra­ria per molti motivi: la repres­sione della Teo­lo­gia della libe­ra­zione in Ame­rica latina e in gene­rale di tutti i teo­logi pro­gres­si­sti; la nomina dei vescovi con­ser­va­tori; il soste­gno dato ai movi­menti cat­to­lici inte­gra­li­sti; l’abbandono delle istanze di rin­no­va­mento del Con­ci­lio Vati­cano II.

Tor­niamo a Ber­go­glio. Molti, anche laici, esal­tano parole e atti che giu­di­cano rivo­lu­zio­nari. Non c’è invece il rischio di raf­for­zare il papismo?

Il rischio c’è. Noi però spe­riamo che con Fran­ce­sco si possa cam­mi­nare in dire­zione della sino­da­lità, quindi della demo­cra­zia. Dei segnali ci sono. Com­ples­si­va­mente diamo un giu­di­zio posi­tivo per­ché ci sem­bra che, a dif­fe­renza dei suoi pre­de­ces­sori, si muova più sull’orizzonte della pasto­rale che su quello della riaf­fer­ma­zione della dot­trina. Forse non è rivo­lu­zio­na­rio, però mi pare che possa avere delle con­se­guenze e por­tare dei cam­bia­menti, anche signi­fi­ca­tivi, nella Chiesa.


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