Il giorno di Schulz e dello sgarbo di Farage

Il leader dell’Europarlamento Martin Schulz non fa il pieno di voti. Ukip di spalle per l’«Inno alla gioia»

Ivo Caizzi, Corriere della Sera redazione • 2/7/2014 • Copertina, Europa, Politica & Istituzioni • 738 Viste

TRASBURGO — Gli eurodeputati hanno votato la conferma del presidente dell’Europarlamento uscente, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, per altri due anni e mezzo. La nuova super maggioranza, messa insieme a Strasburgo dai popolari del Ppe (221 seggi) e dai socialisti di S&D (191 seggi) con i liberali dell’Alde (67 seggi), non ha votato compatta. Schulz è passato con solo 409 dei potenziali 479 voti. La grande coalizione tra Ppe e S&D ispirata all’analogo accordo per il governo della cancelliera tedesca Angela Merkel, se non ci fosse stata l’estensione in extremis ai liberali, poteva rischiare di non raggiungere il minimo di 376 voti sul totale di 751.
La maggioranza a tre ha eletto due italiani tra i 14 nuovi vicepresidenti. L’ex commissario Ue Antonio Tajani di Forza Italia-Ppe è stato il più votato e diventa il primo vice di Schulz. David Sassoli del Pd-S&D ha dovuto aspettare il secondo turno. È riuscita la manovra antieuroscettici dei principali gruppi europeisti. Il grillino Fabio Castaldo, candidato vicepresidente per conto del gruppo euroscettico Efdd guidato dal britannico Nigel Farage dell’Ukip, è stato superato da un quindicesimo eurodeputato spuntato a sorpresa. Castaldo ha protestato per questo inconsueto mancato rispetto dei «diritti dei piccoli gruppi e dell’opposizione». La settimana prossima una manovra simile potrebbe escludere i grillini e gli altri membri del gruppo euroscettico dall’assegnazione delle presidenze della commissioni parlamentari.
Il leader Beppe Grillo, che ha partecipato a Strasburgo alla riunione del gruppo di Farage, ha così iniziato a sperimentare le conseguenze di aver scelto uno schieramento finora non influente nel processo legislativo. Anche la solita protesta in Aula dei membri dell’Ukip, che stavolta hanno voltato le spalle durante l’inno dell’Europa (l’Inno alla gioia di Beethoven), ha messo in imbarazzo i pentastellati, dissociatisi da questa iniziativa definita «vergognosa» da eurodeputati degli altri schieramenti. «Basta Inno alla gioia — ha poi detto Grillo —. L’ha usato Hitler per i compleanni, l’hanno usato Mao e Smith in Rhodesia».
Le crepe nella maggioranza Ppe-S&D-Alde possono pesare sul già contestato candidato alla presidenza della Commissione scelto dai capi di governo Ue su pressione di Merkel, il lussemburghese Jean-Claude Juncker del Ppe, che deve essere votato a Strasburgo il 16 maggio prossimo (per poi consentire le altre euronomine). Il premier britannico David Cameron lo ha definito «candidato sbagliato». Anche molti eurodeputati hanno dubbi. Juncker, frequentatore delle istituzioni Ue per circa 25 anni come ministro delle Finanze e premier del Granducato, è considerato un esponente della vecchia Europa non adatto per l’auspicato rinnovamento. In più a Strasburgo si vocifera da anni sulle sue lacune e ombre (pubbliche e private). Ma i cinque principali gruppi politici si erano accordati per la prima volta di far nominare il capolista del partito più votato alle elezioni europee del maggio scorso, mentre in passato decidevano solo i capi di governo. I popolari hanno ottenuto la maggioranza relativa e il loro candidato Juncker, se bocciato, potrebbe rimettere in discussione questa conquista dell’Assemblea Ue. L’intero schema di euronomine promosso da Merkel potrebbe saltare.
Gianni Pittella del Pd è stato eletto capogruppo dagli eurodeputati di S&D. Oggi a Strasburgo Renzi, oltre a presentare il semestre di presidenza italiana dell’Ue, incontrerà gli eurodeputati italiani.
Ivo Caizzi

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