Attentato nell’Accademia afghana, muore generale Usa

Attentato nell’Accademia afghana, muore generale Usa

Un generale a due stelle americano inquadrato nel contingente Nato-Isaf è stato ucciso ieri da un soldato afghano. «È l’ufficiale di più alto grado che ha perso la vita in Afghanistan e nella guerra in Iraq», confermano dal Pentagono. L’aggressione è avvenuta verso mezzogiorno all’interno del perimetro di quella che a Kabul è nota come la «Sandhurst afgana», la base posta sulle colline a ovest della capitale, aperta il 27 ottobre 2013 dal contingente britannico, prendendo a modello la celebre accademia militare inglese, per la formazione e l’addestramento del corpo ufficiali del nuovo esercito afghano. Al momento era in corso una visita di alti responsabili della Nato. Nella sparatoria sono rimasti feriti una quindicina di altri soldati, la metà americani, forse tre inglesi e un generale tedesco. Alcuni sono molto gravi. Il ministero della Difesa di Kabul segnala inoltre il ferimento di tre dei suoi, due generali e un ufficiale. L’aggressore, che vestiva l’uniforme afghana, è stato ucciso durante la sparatoria.
Tutto lascia credere si tratti dell’ennesimo caso di «attacco dall’interno». Il fenomeno era molto diffuso sino a due o tre anni fa. Dall’inizio del programma Nato di addestramento dei nuovi esercito e polizia afghani nella seconda metà della decade scorsa il problema delle infiltrazioni talebane ha infatti rappresentato un grave ostacolo. Centinaia di istruttori occidentali sono rimasti uccisi o feriti da quegli stessi uomini cui avevano dato in mano le armi ed insegnato ad utilizzarle. La prevenzione del fenomeno ha inevitabilmente rallentato e stravolto i corsi di addestramento.
Oggi una fitta rete di guardie Nato sorveglia con il colpo in canna ogni volta che vengono date armi ai locali, sempre rigorosamente nei poligoni di tiro e con i proiettili contati. Le misure preventive hanno avuto risultati positivi: nel 2012 si erano ancora contati 53 morti in 38 attacchi contro gli istruttori Nato; nel 2013 solo 16 e gli attacchi erano scesi a 10.
Eppure, la sparatoria di ieri aggiunge ulteriori motivi di incertezza al Paese, già gravemente destabilizzato dalla crisi politica interna e timoroso per la ripresa delle offensive talebane in vista del ritiro massiccio del contingente Nato previsto entro la fine dell’anno.
Dalla prima tornata delle elezioni presidenziali del 30 aprile e il seguente ballottaggio del 14 giugno, i due contendenti principali destinati a sostituire il controverso Hamid Karzai, Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani, sono ai ferri corti. Anche la mediazione del segretario di Stato americano John Kerry per porre fine alle reciproche accuse di brogli segna il passo. Le operazioni di scrutinio sono congelate. E a Kabul hanno lasciato profonda impressioni i recenti e ripetuti attacchi contro l’aeroporto internazionale, che hanno più volte causato la temporanea chiusura dello scalo.
Lorenzo Cremonesi



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