Via libera al decreto carceri

Senato. Nuove misure contro il sovraffollamento: sconti di pena, meno custodia cautelare e risarcimenti per i detenuti

Mimmo Romano, il manifesto redazione • 3/8/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina • 963 Viste

Si sarebbe potuto fare di più. Ad esem­pio si sarebbe potuto met­tere mano a leggi come quella sulle dro­ghe che, nono­stante l’intervento della Con­sulta, ancora con­tri­bui­sce a riem­pire in maniera spesso ingiu­sta le car­ceri ita­liane. La tra­sfor­ma­zione in legge del decreto car­ceri, avve­nuta ieri da parte del Senato, rap­pre­senta comun­que un passo in avanti nel ten­ta­tivo di dimi­nuire il sovraf­fol­la­mento che affligge decine di migliaia di dete­nuti costretti oggi a con­vi­venze for­zate in celle troppo pic­cole per un Paese civile.
Un passo com­piuto nella dire­zione richie­sta dalla Corte euro­pea dei diritti dell’uomo quando, l’8 gen­naio 2013, con la cosid­detta sen­tenza Tor­re­giani con­dannò l’Italia per le con­di­zioni di degrado dei suoi 204 isti­tuti peni­ten­ziari. «Quella sen­tenza non è la causa, ma la con­se­guenza di una dina­mica che ci ha por­tato a sfio­rare i 70 mila dete­nuti tra il 2011 e il 2012 e ad avere tra i tassi di reci­diva più alti», ha detto ieri il mini­stro della Giu­sti­zia Andrea Orlando intro­du­cendo a Palazzo Madama la discus­sione sul decreto, prima che il mini­stro Boschi annun­ciasse l’intenzione del governo di porre la fidu­cia sul prov­ve­di­mento nella ver­sione licen­ziata dalla Camera il 24 luglio scorso. Prov­ve­di­mento che alla fine passa con 162 voti favo­re­voli e 39 con­trari. Pro­te­sta il M5S, che avrebbe pre­fe­rito la costru­zione di nuove car­ceri e adesso parla di «indulto masche­rato», men­tre la Lega espone uno stri­scione da cam­pa­gna elet­to­rale con la scritta: «Renzi sta dalla parte dei cri­mi­nali».
Si cal­cola che a oggi siano almeno 5 mila i dete­nuti in più rispetto ai posti dispo­ni­bili (ma fino a cin­que mesi fa erano 12 mila). Un numero che in futuro potrebbe scen­dere ulte­rior­mente gra­zie alle misure con­te­nute nella nuova legge. Ma vediamo di che cosa si tratta.
Per chi non si trova più in pri­gione, la legge pre­vede uno risar­ci­mento di 8 euro per ogni giorno tra­scorso in con­di­zioni inu­mane. Le richie­ste vanno pre­sen­tate entro sei mesi dalla scar­ce­ra­zione, e per i risar­ci­menti sono dispo­ni­bili 20,3 milioni di euro fino al 2016. Per tutti gli altri è invece pre­vi­sto uno sconto di pena di un giorno ogni dieci.
E’ sta­bi­lito inol­tre il divieto di custo­dia cau­te­lare in car­cere in caso di pena non supe­riore ai 3 anni (sono esclusi i delitti ad ele­vata peri­co­lo­sità sociale, tra cui mafia e ter­ro­ri­smo, rapina ed estor­sione, furto in abi­ta­zione, stal­king e mal­trat­ta­menti in fami­glia) ma la misura non è appli­ca­bile in man­canza di un luogo ido­neo per i domi­ci­liari. Salvo esi­genze pro­ces­suali, il dete­nuto può recarsi ai domi­ci­liari senza l’ausilio della scorta. Viene riba­dito invece il divieto asso­luto (norma già esi­stente) del car­cere pre­ven­tivo e dei domi­ci­liari nei pro­cessi desti­nati a chiu­dersi con la sospen­sione con­di­zio­nale della pena.
Le norme di favore pre­vi­ste dal diritto mino­rile sui prov­ve­di­menti restrit­tivi si esten­dono a chi non ha ancora 25 anni (anzi­ché 21 come oggi). In sostanza, se un ragazzo deve espiare la pena dopo aver com­piuto i 18 anni ma per un reato com­messo da mino­renne, l’esecuzione di pene deten­tive e alter­na­tive o misure cau­te­lari sarà disci­pli­nata dal pro­ce­di­mento mino­rile e affi­data al per­so­nale dei ser­vizi mino­rili fino ai 25 anni. Sem­pre che il giu­dice, pur tenendo conto delle fina­lità rie­du­ca­tive, non lo ritenga social­mente peri­co­loso. Infine è pre­vi­sto un aumento del numero dei magi­strati di sor­ve­glianza e degli agenti peni­ten­ziari (che aumen­te­ranno di 204 unità).
«Non si tratta né di un indulto, né di un’amnistia stri­sciante, nes­suno si è visto can­cel­lare la pro­pria pena», ha tenuto a sot­to­li­neare il mini­stro Orlando rispon­dendo così a quanto hanno cri­ti­cato il prov­ve­di­mento. Par­tendo pro­prio dalla norma che pre­vede un risar­ci­mento in denaro. A quest’ultima oppo­si­zione ha rispo­sto il pre­si­dente dell’associazione Anti­gone Patri­zio Gon­nella: «Quando lo Stato viola la dignità umana di qua­lun­que per­sona, è legit­timo che debba essere risar­cita», ha detto Gon­nella che ha sot­to­li­neato come, per quanto impor­tante, il prov­ve­di­mento appro­vato ieri rischi di non essere suf­fi­ciente. «La sta­gione delle riforme ora non si deve chiu­dere. Basta poco per­ché si torni a una situa­zione grave ce metta a rischio i diritti dei detenuti».

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