Job’s Death. Quattro operai soffocati dai veleni

Veneto. Strage alla Co.Im.Po di Adria. I lavoratori trattavano rifiuti industriali senza maschere di protezione. La procura apre un’inchiesta per omicidio colposo plurimo: evidenti problemi di sicurezza

Ernesto Milanesi, il manifesto redazione • 23/9/2014 • Copertina, Salute & Sicurezza sul lavoro • 981 Viste

Irri­for­ma­bile « Job’s Death » nella peri­fe­ria del Pole­sine, il lembo più lon­tano e meno con­si­de­rato dell’ormai ex «mitico Nord Est». Il lavoro tutt’altro che sicuro ammazza dav­vero: quat­tro morti più un rico­ve­rato in gravi con­di­zioni e un vigile del fuoco ferito. È il bilan­cio della strage all’interno della Co.Im.Po. Srl in via Ame­rica 7 nella fra­zione Ca’ Emo.

Vite spez­zate da un mici­diale cock­tail chi­mico e dal man­cato rispetto delle norme di sal­va­guar­dia: davanti alla grande vasca all’aria aperta (30 metri per 40) dell’impianto di trat­ta­mento dei reflui ieri mat­tina intorno alle 10 c’erano gli ope­rai con l’uomo che aveva appena par­cheg­giato un’autocisterna. Tutti senza la maschera di pro­te­zione e, forse, abi­tuati a mano­vrare senza l’«incubo» del rispetto della legge 626. Così è stato ver­sato acido sol­fo­rico che ha rea­gito con l’ammoniaca, spri­gio­nando vapori letali. Uno è sve­nuto imme­dia­ta­mente. Gli altri lo hanno inu­til­mente soc­corso. Nem­meno chi è poi riu­scito ad allon­ta­narsi ha gua­da­gnato la sal­vezza: lo hanno tro­vato morto, come gli altri tre, ad un cen­ti­naio di metri di distanza dall’incidente sul lavoro.

Le vit­time sono dipen­denti della Co.Im.Po.: Nicolò Bel­lato, 28 anni, e Paolo Vale­sella, 53 anni, di Adria, con Marco Berti, 47 anni, di Cam­po­longo Mag­giore. Nello stesso paese del Vene­ziano abi­tava anche Giu­seppe Val­dan, 47 anni, l’autista esterno. Un quinto ope­raio qua­ran­tenne è stato rico­ve­rato all’ospedale di Adria in pro­gnosi riser­vata, men­tre l’altro ferito ha rice­vuto le cure del caso a Rovigo. Una tra­ge­dia che pie­tri­fica la cit­ta­dina di 20 mila abi­tanti e 37 fra­zioni, quasi sospesa a metà fra la laguna e Rovigo. Ma il pub­blico mini­stero Sabrina Duò nutre pochi dubbi dopo i sopral­luo­ghi, in vista dell’apertura della vera e pro­pria inchie­sta della Pro­cura della Repub­blica: «Risul­tano evi­denti anche ad una prima ana­lisi i pro­blemi di sicu­rezza all’interno della Co.Im.Po. Sem­bre­rebbe che qui qual­cosa non sia stato rispet­tato sotto il pro­filo del ciclo di pro­du­zione». E dal coman­dante dei vigili del fuoco arri­vano ulte­riori con­ferme. «C’è stata una errata mano­vra nel pro­cesso di lavo­ra­zione che l’azienda effet­tuava per trat­tare que­sto genere di reflui indu­striali. Ha com­por­tato la nube tos­sica di ani­dride sol­fo­rosa: nes­suna esplo­sione né altre con­se­guenze all’esterno dell’impianto» afferma Giro­lamo Ben­ti­vo­glio. L’Arpav (inter­ve­nuta sul posto con cara­bi­nieri, sani­tari e vigili del fuoco) ha atti­vato i con­trolli con le cen­tra­line mobili che hanno dato sostan­zial­mente esito nega­tivo per ciò che riguarda gli effetti nell’area cir­co­stante. Ha già pro­cla­mato il lutto cit­ta­dino Mas­simo «Bobo» Bar­bu­jani, il sin­daco soste­nuto da Forza Ita­lia, Ncd e Fra­telli d’Italia, che dovrà met­tere in conto nuove pole­mi­che con Michela Grotto (con­si­gliera comu­nale M5S) più che con il Pd.

La strage di Adria, ine­vi­ta­bil­mente, riporta sotto i riflet­tori il destino del Pole­sine stretto nella morsa sus­si­dia­ria delle lobby bipar­ti­san che sovrin­ten­dono al «ciclo» dello smal­ti­mento dei rifiuti indu­striali, gesti­scono i flussi dei finan­zia­menti di Bru­xel­les fin dall’epoca del cla­mo­roso crack Euro­bic (oltre 2 miliardi di lire di buco nel bilan­cio 2000) e spia­nano la strada alle grandi opere, ultima la Orte-Mestre natu­ral­mente in pro­ject finan­cing.

Ora la parola passa alla magi­stra­tura che ipo­tizza il reato di omi­ci­dio col­poso plu­rimo. La Pro­cura dovrà chia­rire, nei det­ta­gli e nelle respon­sa­bi­lità penali, ciò che è acca­duto nello spa­zio di lavoro fra la vasca e l’autocisterna. Già oggi sono in pro­gramma ulte­riori accer­ta­menti all’interno della Co.Im.Po. con il fasci­colo d’inchiesta che attende i rap­porti uffi­ciali di tutti. Poi un’ulteriore ele­mento di verità verrà dalle autop­sie, non solo per poter rico­struire defi­ni­ti­va­mente la dina­mica dell’incidente e le tracce dei com­po­nenti della «bomba chi­mica» inne­scata nel trat­ta­mento dei reflui. La Pro­cura in par­ti­co­lare mira ad accer­tare errori o omis­sioni durante le pro­ce­dure, ma soprat­tutto se dav­vero siano state seguite le pre­scri­zioni in mate­ria di sicu­rezza sul lavoro all’interno della Co.Im.Po. che si occupa del trat­ta­mento di rifiuti industriali.

La strage di Adria ha scosso Napo­li­tano: ha affi­dato al pre­fetto di Rovigo di espri­mere ai fami­liari delle quat­tro vit­time i sen­ti­menti di par­te­cipe cor­do­glio del pre­si­dente della Repub­blica. Per Cgil, Cisl e Uil di Rovigo è «un evento inac­cet­ta­bile, che ancora una volta lega il lavoro alla tra­gica attua­lità. Ricorda ancora una volta quanto la prio­rità del legi­sla­tore e del governo dovrebbe man­te­nersi vigile e costante più sul ver­sante delle tutele e delle regole di raf­for­za­mento del diritto del lavoro e non alla loro ridu­zione». Infine, il gover­na­tore leghi­sta Luca Zaia: «One­sta­mente debbo dire che non ci aspet­ta­vamo un inci­dente sul lavoro come que­sto, per­ché il Veneto è cono­sciuto ed apprez­zato come una regione sicura. Que­sta è tra le più deva­stanti tra­ge­die che il Veneto ha subìto».

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