Allarme dall’Europa: il debito è troppo alto

«Nel 2015 il picco del 133,8%, la ripresa più lenta del previsto». Si apre il caso Germania

Luigi Offeddu, Corriere della Sera redazione • 5/11/2014 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 707 Viste

BRUXELLES «La ripresa economica non sta avvenendo con la rapidità e con la forza che ci attendevamo a primavera». Dunque ancora «crescita debole» ovunque, nel 2014 (+1,3 nell’Ue, +0,8% nella zona euro) con lenta ripresa solo a partire dal 2015, quando gran parte dell’Unione Europea tornerà a crescere più dell’1%. «Crescita deludente» anche per la Germania: la Commissione stima un calo dall’1,3% di quest’anno all’1,1% nel prossimo.
Nelle previsioni economiche d’autunno due commissari Ue, Jyrki Katainen e Pierre Moscovici, fra i più importanti perché si occupano di crescita e di affari economici, certificano l’annaspare dell’eurozona: «I suoi risultati sono i peggiori dell’Ue, come di altre regioni extra-Ue». E al centro dell’eurozona, sta l’Italia: crescita del Pil ancora negativa, a quota -0,4% nel 2014, con leggera risalita al +0,6% nel 2015 e al +l,1% nel 2016; debito pubblico che continua a salire in rapporto al Prodotto interno lordo (132,2% nel 2014, «picco» mai prima raggiunto del 133,8% nel 2015, tuttora il debito più grande in Europa dopo quello della Grecia); tasso di disoccupazione a livelli «storicamente alti» (inchiodati sul 12,6% sia nel 2014 che nel 2015, annunciati in discesa al 12,4% solo nel 2016); una disoccupazione che viene dipinta drammaticamente da Bruxelles «con possibili effetti di isteresi»: cioè di accumulo «ereditario», dalle crisi precedenti, quasi fuori controllo. E infine deficit pubblico che giunge a toccare il fatidico 3% del Pil nel 2014, per poi planare verso il 2,7% nel 2015, e verso il 2,2 nel 2016. L’inflazione resta bassa, troppo bassa. C’è anche una constatazione di nicchia, che però la dice lunga sull’andamento della barca italiana: nel 2013 vi è stata una «crescita marginale» di alcune entrate, dovuta solo «all’Iva e alle tasse sulla proprietà che compensano un calo nelle tasse sull’impresa».
In definitiva la Commissione ritiene che l’Italia potrà correre nuovi rischi se ritarderà ancora la ripresa della domanda esterna; ma dice anche che «le sue prospettive di crescita potrebbero trarre beneficio da un effettivo compimento del processo delle riforme».
La campionessa della crescita nel 2015, forte di un Pil che sale del 3,6%, dovrebbe essere l’Irlanda che 4 anni fa era in bancarotta. Un altro cavallo ben piazzato, con Pil a quota +2,9% dovrebbe essere la Grecia, un tempo fanalino di coda. La Francia riottosa deve rassegnarsi a «una crescita molto lenta» (+0,7% nel 2015). C’è infine una sorpresa: nel 2014 la Finlandia, già alfiere della crescita europea, vede il suo Pil calare dello 0,4%, né più né meno come l’Italia.
Luigi Offeddu

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