Effetto Grecia a sinistra “Ora una Syriza italiana” Vendola: doppia tessera

Il leader di Sel lancia un coordinamento e attacca Renzi “È peggio di Berlusconi”. Ma la minoranza dem frena

RODOLFO SALA, la Repubblica redazione • 26/1/2015 • Copertina, Europa, Politica & Istituzioni • 751 Viste

MILANO . È una sinistra che tenta di aprire le ali al vento nuovo che soffia da Atene. E che sogna. Perché «è da sinistra che si salva l’Europa e il ciclone Tsipras — scandisce Nichi Vendola al termine della tre giorni milanese di Sel — è destinato ad abbattersi sulla cinica politica dell’austerity». Ma anche a ridare fiato a quell’ «alternativa al renzismo» a più riprese evocata in questa convention, che si conclude con le note di Bella ciao , le stesse risuonate al comizio conclusivo del leader di Syriza.
La convention di Milano — l’hanno chiamata Human factor, per dire che bisogna tenere conto dei bisogni delle persone e non dei diktat della Troika — si chiude proprio nel giorno del trionfo della nuova sinistra greca. Ed è stato pensata per scompaginare l’esistente, per gettare un ponte alla minoranza del Pd, perfino per proporre ai possibili partner (in prima fila sono seduti Cuperlo, Fassina e Civati, ed è innanzitutto a loro che si rivolge il presidente di Sel) un nuovo contenitore.
Vendola prova a dirla così: «Non sciolgo il mio partito, ma voglio fare un passo in avanti; possiamo immaginare la nascita di un coordinamento, senza leader ma formato da rappresentanti di forze politiche e associazioni, che lavori fino a febbraio per decidere una serie di campagne nazionali ». E a chi ne farà parte «dovrà essere consentita la doppia tessera e la doppia militanza». Il collante dovrebbe essere il no alla «mutazione genetica» che starebbe subendo il Pd, al «renzismo come versione italiana del neoconservatorismo», al «Patto del nazareno come momento di fondazione del Partito della Nazione ». Su questa scia, Vendola si spinge fino a sostenere che Renzi è peggio di Berlusconi. Perché l’attuale premier, «molto oltre» il suo predecessore, «ha quasi del tutto cannibalizzato il Parlamento, che non ha più autonomia».
Le risposte dei piddini che hanno accolto l’invito alla tre giorni sono diversificate. Il più entusiasta è Pippo Civati, accolto come un figliol prodigo e prontissimo alla doppia tessera: «La propongo da tempo, stiamo già lavorando in un coordinamento parlamentare ». Di più: a chi gli chiede se nascerà un nuovo partito in primavera, Civati risponde così: «Dipende da che cosa dirà il Pd, certo che se è solo interessato a discutere con la destra… Non c’è alcun disegno per rompere, ma non posso garantire che la rottura non avvenga». Ma lo spartito di Gianni Cuperlo è molto diverso: «Renzi dirige il partito su una linea spesso in contraddizione con le politiche della sinistra, ma io mi batto nel Pd; la doppia tessera non porta bene». E pure Stefano Fassina frena: «Queste sono prove di dialogo perché ci servono un’analisi e un progetto condiviso, ma io resto nel Pd; lasciamo da parte la discussione sui contenitori e lavoriamo sui contenuti ». Piuttosto ora Renzi lavori col governo greco «per una radicale correzione della rotta dell’euro- zona». Chi invece è pronto a tornare insieme ai compagni di un tempo è Paolo Ferrero. Il leader del Prc lo dice chiaro e tondo: «Anche in Italia dobbiamo fare come in Grecia sapendo che uniti si vince». Sergio Cofferati, in un messaggio, è sulla stessa onda: «Ci aspetta il compito di scrivere insieme un’altra storia».
Poi c’è Giuliano Pisapia. Accolto da un’ovazione, il sindaco di Milano (che non ha ancora detto se si ricandiderà alle comunali dell’anno prossimo) intona il peana del rinnovamento, accoglie con un certo favore le proposte di Vendola, ma non dà affatto per perso il rapporto con il Pd guidato da Renzi. «Escludo — dice dal palco — che sia il partito delle grandi intese con la destra». C’è chi le fa, «ma quello non è il Pd che conosco io, che va alle feste dell’Unità, frequenta i circoli e rappresenta la maggioranza del partito ». Per Pisapia «bisogna cambiare cavallo, dare spazio alle nuove leve». Ed è per questo, spiega, che lui non farà parte del coordinamento della nuova sinistra invocato da Vendola: «L’ha detto anche Nichi, niente leader ».

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