L’Onu e le dro­ghe, è l’ora della svolta

L’Onu e le dro­ghe, è l’ora della svolta

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Nell’aprile 2016 si svol­gerà a New York l’Assemblea Gene­rale Onu sulle dro­ghe. Per com­pren­dere il con­te­sto in cui si svol­gerà Ungass 2016, biso­gna risa­lire alla pre­ce­dente Ungass del 1998.

L’Assemblea Gene­rale del 1998 segnò il cul­mine della reto­rica della «lotta alla droga»: con lo slo­gan: a drug free world, we can do it e con la Dichia­ra­zione Poli­tica finale che fis­sava come obiet­tivi la «eli­mi­na­zione della coca, del papa­vero da oppio e della can­na­bis entro il 2008». La Dichia­ra­zione Poli­tica diede la spinta ad una nuova esca­la­tion della war on drugs: si vedano i fami­ge­rati Plan Colom­bia e Plan Digni­dad del Cile, che hanno cau­sato la mili­ta­riz­za­zione dei ter­ri­tori e lo sfol­la­mento for­zato di migliaia e migliaia di con­ta­dini dai campi avve­le­nati dalle fumigazioni.

Inol­tre, dalla fine degli anni novanta al 2006, esplode l’incarcerazione per reati di droga in Usa, la gran parte per sem­plice pos­sesso. Nel 2009, alla Cnd che aveva il com­pito di valu­tare i risul­tati della stra­te­gia uscita da New York dieci anni prima, la Dichia­ra­zione Poli­tica, lungi dal pren­dere atto di aver fal­lito l’obiettivo di «eli­mi­nare le dro­ghe», usò l’escamotage di rin­no­varlo fino al 2019.

Ancora nella stessa Dichia­ra­zione, il ter­mine «ridu­zione del danno» fu cen­su­rato e sosti­tuito dall’ambiguo ter­mine «ser­vizi di sup­porto»: tanto che sedici stati mem­bri (per lo più euro­pei, ma non solo) fir­ma­rono una dichia­ra­zione a mar­gine chia­rendo che i «ser­vizi di sup­porto» erano da tra­dursi in «misure di ridu­zione del danno». Que­sta sem­plice postilla segnava però un punto di svolta, decre­tando la fine dell’unanimismo.

Dalla seconda decade del 2000, si assi­ste ad una forte acce­le­ra­zione nella riforma della poli­tica delle dro­ghe. Il regime inter­na­zio­nale è con­te­stato aper­ta­mente nei paesi che più ne sop­por­tano il peso: tanto che nel 2012, la riso­lu­zione finale della Orga­niz­za­zione degli Stati Ame­ri­cani (OAS), che rac­co­glie gli stati sia del Sud che del Nord Ame­rica, nella riu­nione annuale di Car­ta­gena, rila­sciò una dichia­ra­zione finale cri­tica della war on drugs (vedi in que­sta rubrica Amira Armenta, 20/6/2012). E l’anno suc­ces­sivo la stessa OAS pub­blicò un rap­porto (Sce­na­rios for the drug pro­blem in the Ame­ri­cas 2013–2025) che invi­tava a valu­tare opzioni alter­na­tive alla proibizione.

Ancora più impor­tante, forme alter­na­tive di rego­la­men­ta­zione delle dro­ghe sono già in via di spe­ri­men­ta­zione in varie parti del mondo.

La Boli­via ha lega­liz­zato l’uso tra­di­zio­nale della foglia di coca, ricon­fer­mando l’adesione alle Con­ven­zioni con que­sta impor­tante riserva.

Negli Usa, quat­tro stati hanno lega­liz­zato la mari­juana a scopo ricrea­tivo: a que­sti, pro­ba­bil­mente si aggiun­gerà la Cali­for­nia, il più impor­tante fra gli stati, nei pros­simi mesi. Ma il cam­bia­mento è anche a livello di ammi­ni­stra­zione, se è vero che Obama ha deciso di non far valere la com­pe­tenza fede­rale e ha lasciato auto­no­mia alle spe­ri­men­ta­zioni dei sin­goli stati.

Ancora, nel dicem­bre 2013, il par­la­mento uru­gua­yano ha appro­vato la lega­liz­za­zione della cannabis.

In Europa, sulla base della decri­mi­na­liz­za­zione del con­sumo per­so­nale nella gran parte dei paesi, si dif­fon­dono a mac­chia d’olio i Can­na­bis Social Club, dalla Spa­gna, al Bel­gio, alla Sviz­zera e altri.

Dun­que il cam­bia­mento c’è già, il pro­blema è come si riper­cuo­terà a livello inter­na­zio­nale. Sarà un dibat­tito vero, dove final­mente si con­fron­te­ranno opzioni diverse di poli­tica delle dro­ghe? Oppure pre­varrà il con­ser­va­to­ri­smo degli stati che nep­pure vogliono sen­tire le parole «cam­bia­mento» e «confronto»?



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