La bonifica Ilva si farà con il «tesoro» dei Riva

Il gip sequestra 1,2 miliardi a Lugano. Saranno dedicati tutti al risanamento ambientale della zona di Taranto

Gianmario Leone, il manifesto redazione • 13/5/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Lavoro, economia & finanza • 588 Viste

Una deci­sione attesa ma che può segnare una svolta nella sto­ria dell’Ilva di Taranto.

Il gip di Milano Fabri­zio D’Arcangelo ha infatti sbloc­cato nella gior­nata di lunedì gli 1,2 miliardi di euro seque­strati nel mag­gio 2013 ai fra­telli Emi­lio (morto nell’aprile 2014) e Adriano Riva e a due con­su­lenti accu­sati di truffa ai danni dello Stato e tra­sfe­ri­mento fit­ti­zio di beni. Il gip ha accolto la richie­sta dei tre com­mis­sari straor­di­nari dell’Ilva Gnudi, Car­rubba e Laghi.

L’operazione è pre­vi­sta dall’ultima legge «salva Ilva», così come dalle leggi 89/2013 e 6/2014. Ma men­tre i prov­ve­di­menti pre­ce­denti ne dispo­ne­vano diver­sa­mente l’uso — quella del 2014, ad esem­pio, all’aumento di capi­tale dell’Ilva -, l’ultima indica invece come obiet­tivo unico l’attuazione del piano ambientale.

Ora i com­mis­sari potranno emet­tere obbli­ga­zioni pari all’importo seque­strato, che saranno inte­state al Fug (Fondo Unico di Giu­sti­zia) e per conto dello stesso a Equi­ta­lia Giu­sti­zia spa quale gestore. La misura cau­te­lare del seque­stro penale sulle somme si con­ver­tirà in seque­stro delle obbli­ga­zioni di pros­sima emissione.

Pros­simo pas­sag­gio tec­nico è che l’ordinanza del gip venga inol­trata alla magi­stra­tura elve­tica la quale, a sua volta, la noti­fi­cherà alla banca Ubs di Lugano dove i soldi sono custoditi.

Il «tesoro» dei Riva si trova nelle casse delle ban­che sviz­zere Ubs e Aletti (gruppo Banco Popo­lare) ed è inte­stato a 8 trust domi­ci­liati sull’isola di Jer­sey, para­diso fiscale inglese. Dopo di che l’istituto di cre­dito farà rien­trare i fondi in Ita­lia in modo da essere impie­gati per la sot­to­scri­zione delle obbligazioni.

Attual­mente sono su conti ita­liani 120 milioni di euro (60 liquidi e 60 in titoli) del seque­stro Riva e già presso il Fug: que­sto per­met­terà ad Ilva di emet­tere le prime obbli­ga­zioni incas­sando le rela­tive somme.

Inol­tre, sugli 1,2 miliardi ammon­te­reb­bero a non più di 800 milioni di euro le somme liquide. E’ pro­ba­bile che i legali di Adriano Riva pre­sen­te­ranno un ricorso in Cas­sa­zione, ma ciò non impe­dirà l’esecuzione del provvedimento.

Le somme seque­strate ai Riva si andranno ad aggiun­gere ai 400 milioni di euro di finan­zia­menti (300 saranno ero­gati da Cassa Depo­siti e Pre­stiti gli altri 100 da Banca Intesa e Banco Popo­lare) coperti dalla garan­zia dello Stato (pro­prio lunedì la Corte dei Conti ha dato l’ok al decreto del Mef in mate­ria), e ai 156 milioni pro­ve­nienti dal con­ten­zioso Fintecna.

Infine ieri nuova udienza del pro­cesso sul disa­stro ambien­tale dell’Ilva deno­mi­nato ‘Ambiente Sven­duto’. Il pro­cu­ra­tore aggiunto Pie­tro Argen­tino, ha chie­sto 2 anni di reclu­sione per don Marco Gerardo, all’epoca dei fatti segre­ta­rio per­so­nale dell’ex arci­ve­scovo Beni­gno Luigi Papa, accu­sato di favo­reg­gia­mento nei con­fronti dell’ex respon­sa­bile delle rela­zioni isti­tu­zio­nali dell’Ilva Giro­lamo Archinà.

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