Il nuovo millennio dei muri

XXI° secolo. Nel 1989 nel mondo erano circa 15, ora il numero è più che triplicato

Piergiorgio Pescali, il manifesto redazione • 21/6/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 2724 Viste

I muri che Bul­ga­ria e Tur­chia e ora l’Ungheria, stanno costruendo per osta­co­lare l’immigrazione sono solo gli ultimi esempi di un mondo sem­pre più fra­zio­nato e diviso.

La caduta del Muro di Ber­lino fu festeg­giata dal mondo Occi­den­tale e dall’Est Euro­peo come uno dei passi più impor­tanti per la con­qui­sta della pace nel mondo. Nazioni e popoli retti da sistemi poli­tici ed eco­no­mici anta­go­ni­sti si ritro­va­rono improv­vi­sa­mente acco­mu­nati in un’unica terra, da Lisbona a Mosca. Ci volle però poco per accor­gersi che la divi­sione tra capi­ta­li­smo e socia­li­smo era solo una delle tante sezioni in cui era spez­zet­tato il mondo. Nel corso dei cin­que decenni che tra­scor­sero tra la caduta del Terzo Reich e l’abbattimento del Ber­li­ner Mauer, altre bar­riere furono costruite ed altre ancora ne sono state erette.

Così se nel 1989 esi­ste­vano al mondo una quin­di­cina di sbar­ra­menti fisici, oggi ve ne sono più del tri­plo.
All’ultimo retag­gio della Guerra Fredda, il muro che divide le due Coree, se ne sono aggiunti di più para­dos­sali. Come defi­nire altri­menti i muri esi­stenti all’interno della Comu­nità Euro­pea che impe­di­scono ai suoi cit­ta­dini la libera cir­co­la­zione nei loro stessi stati o addi­rit­tura nelle loro stesse città? Si pensi solo al muro anti-Rom eretto nel 2014 a Kosice in Slo­vac­chia. La Linea Verde di Cipro e il Muro della Pace di Bel­fast sono i più cele­brati dai media, ma ne esi­ste uno anche tra Spa­gna e Gibil­terra. E poi c’è il lascito della guerra Nato del 1999 nei Bal­cani, un muro di cavalli di Fri­sia su un ponte sul fiume Ibar che divide il Kosovo pro­cla­tosi indi­pen­dente dall’enclave serba di Mitro­vica (e dalla Ser­bia). E non è la sola rie­di­zione di «guerra fredda»: l’esplosione della crisi ucraina vede ora il governo di Kiev eri­gere un vallo con annessa bar­riera sulla fron­tiera con la Russia

È inte­res­sante notare che l’erezione di que­ste nuove divi­sioni sta seguendo la tra­sla­zione del ful­cro eco­no­mico mon­diale dall’Europa all’Asia, dove si con­cen­tra la mag­gio­ranza delle bar­riere. Ai muri tra India e Paki­stan, Uzbe­ki­stan, Kir­ghi­zi­stan e Kaza­kh­stan, Ara­bia Sau­dita e Iraq, a breve si aggiun­ge­ranno quelli che divi­de­ranno il Paki­stan dall’Iran e dall’Afghanistan, men­tre la Rus­sia ha in pro­getto la costru­zione di un muro con la Cece­nia per fron­teg­giare l’impeto indi­pen­den­ti­sta e jihadista.

La guerra civile siriana ha visto nascere nume­rose paliz­zate che divi­dono città in pic­cole zone reli­giose. È il caso del muro che separa i quar­tieri di Bab Amr e al-Insha’at ad Homs.

E se alcuni di que­sti muri sono stati oggetto di repor­tage e di cro­na­che da parte dei media o di pro­te­ste dei movi­menti d’opinione che spesso non hanno modi­fi­cato di una vir­gola la realtà della pre­po­tenza sul campo — il Muro di Sha­ron, eretto a «scopo di sicu­rezza» da Israele e in realtà utile a divi­dere in due le terre della Pale­stina occu­pata e a negare la pos­si­bi­lità di uno Stato pale­sti­nese -, altri invece sono pas­sati inos­ser­vati. Come il cosid­detto Muro dei Rohin­gya che il Myan­mar sta costruendo al con­fine con il Ban­gla­desh per impe­dire ai musul­mani Rohin­gya di «inva­dere» il paese e pre­ser­vare lo spi­rito bud­di­sta o, per lo stesso motivo reli­gioso, il pro­getto della costru­zione di un muro che divi­derà la Male­sia musul­mana dalla Tai­lan­dia buddista.

Più tri­ste­mente famosa è la bar­riera di sassi, sab­bia, reti metal­li­che costruita dal Marocco lungo i 2.700 km di fron­tiera tra il Sahara Occi­den­tale e gli stati di Mau­ri­ta­nia e Alge­ria per fron­teg­giare even­tuali attac­chi Saha­wari, la cui nazione (266.000 kmq) dal 1975 è occu­pata dall’esercito di Rabat nono­stante l’Onu insi­sta per­ché ai 500.000 abi­tanti venga con­cesso il diritto di sce­gliersi il loro destino.

Col tempo le recin­zioni hanno cam­biato anche la loro fun­zione. Se, fino alla fine del XX Secolo ave­vano in mag­gio­ranza un carat­tere pret­ta­mente poli­tico e anti­ter­ro­ri­stico, al pas­sag­gio del mil­len­nio si sono mol­ti­pli­cati i muri anti-immigrazione. I primi sbar­ra­menti costruiti a tale scopo sono stati pian­tati nel 1975 dal Sud Africa dell’apartheid al con­fine con il Mozam­bico. Nel 1998 è stata la Spa­gna a eri­gere le note paliz­zate che sepa­rano le enclavi di Ceuta e Melilla dal Marocco, men­tre dal 2002 gli Stati Uniti con­ti­nuano ad allun­gare la serie di sbar­ra­menti al con­fine con il Mes­sico, che oggi hanno rag­giunto l’incredibile lun­ghezza com­ples­siva di 560 chilometri.

Anche la Cina, pre­oc­cu­pata per una sem­pre più mas­sic­cia immi­gra­zione clan­de­stina di nor­d­co­reani, dal 2006 ha in fase di costru­zione una serie di sbar­ra­menti con la Corea del Nord. La mag­giore faci­lità di movi­mento oggi esi­stente all’interno della Repub­blica Demo­cra­tica di Corea ha inten­si­fi­cato l’afflusso di coreani verso le regioni di con­fine creando non pochi pro­blemi alle auto­rità di Pechino.

Il boom eco­no­mico dei pic­coli paesi del Golfo Per­sico ha indotto Emi­rati Arabi ed Oman a sepa­rare i loro con­fini per evi­tare la poro­sità degli stessi e impe­dire l’osmosi di immi­grati asia­tici tra le due nazioni. Così è stato tra Ara­bia Sau­dita e Yemen; Turk­me­ni­stan ed Uzbe­ki­stan; Bru­nei e Male­sia; Botswana e Zim­ba­bwe; Israele ed Egitto, Gre­cia e Turchia.

Ma il record asso­luto spetta all’India, paese che, pur con­ti­nuando a reci­tare il ruolo di patria del paci­fi­smo gan­d­hiano, sta cir­con­dando l’intero Ban­gla­desh di una serie di reti­co­lati di filo spi­nato e cemento che, una volta ulti­mati, rag­giun­ge­ranno la lun­ghezza di 3.200 chi­lo­me­tri ed iso­le­ranno i 155 milioni ban­gla­de­shiani dal resto del continente.

Una terza tipo­lo­gia di pareti divi­so­rie tra stati sono quelle che ven­gono costruite uffi­cial­mente per fron­teg­giare cata­strofi natu­rali. Ne sono un esem­pio i muri costruiti dall’Arabia Sau­dita al con­fine con l’Oman, gli Emi­rati Arabi, il Qatar e la Gior­da­nia, o quello tra Zim­ba­bwe e Zam­bia e Sud Africa e Zim­ba­bwe. Israele sta pro­get­tando di innal­zare una paliz­zata lungo il con­fine meri­dio­nale con la Gior­da­nia che, se rea­liz­zata, iso­le­rebbe com­ple­ta­mente lo stato di Tel Aviv dalle nazioni confinanti.

Carat­te­ri­stica comune di que­sti nuovi stec­cati costruiti «per difese natu­rali» è che sono pro­lun­ga­menti di bar­riere già esi­stenti ren­dendo, di con­se­guenza, dif­fi­cile sepa­rare l’effettiva uti­lità pre­ven­tiva nei con­fronti di cata­cli­smi, da quelle pret­ta­mente poli­ti­che o sociali.

Nell’ottica di chi li costrui­sce i muri dovreb­bero garan­tire un senso di sicu­rezza alla comu­nità tenendo lon­tani i peri­coli (umani o natu­rali che siano) con­tro cui sono stati eretti, ma a lungo andare l’autoisolamento rende la comu­nità più debole e insi­cura per­ché un muro, per qua­lun­que motivo venga costruito, impe­di­sce di vedere al di là del pro­prio orticello.

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One Response to Il nuovo millennio dei muri

  1. Desideriamo esporre delle foto sui muri che si stanno costruendo in Europa, potete inviarci delle foto che stamperemo ed esporremo segnalandone provenienza, storia e autore?
    L’iniziativa è programmata per il 1/2/2020 a Campi Bisenzio Firenze

    Attendo vs grazie

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