L’Europa salpa verso la Libia e rifiuta le quote di ripartizione dei migranti

L’Europa ha raggiunto un compromesso sulla ripartizione dei migranti: si parla di 40 mila richiedenti asilo che verranno distribuiti su base volontaria e non sotto il vincolo di quote obbligatorie

Luca Fazio, il manifesto redazione • 23/6/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Guerre, Armi & Terrorismi, Immigrati & Rifugiati • 682 Viste

Immigrazione. Mentre continuano gli sbarchi dei migranti sulle nostre coste (solo ieri 1.436 persone), i ministri degli esteri della Ue hanno approvato la prima fase della missione di pattugliamento al largo della Libia. Nella bozza del documento che verrà discusso al vertice di giovedì e venerdì prossimi c’è anche il poco onorevole compromesso che l’Europa ha raggiunto sulla ripartizione dei migranti: si parla di 40 mila richiedenti asilo che verranno distribuiti su base volontaria e non sotto il vincolo di quote obbligatorie
Nella più totale con­fu­sione, men­tre nel Medi­ter­ra­neo suc­cede di tutto, l’Europa con­ti­nua ad anna­spare. Si imbarca in una mis­sione mili­tare dai con­torni poco chiari (manca ancora il via libera dell’Onu) e finge un ono­re­vole com­pro­messo sulla ripar­ti­zione di pochi migranti nei vari paesi. Un nulla di fatto che qual­cuno spac­cia per svolta epo­cale (il passo avanti).

Ieri, all’unanimità, i mini­stri degli esteri della Ue hanno dato il via libera alla prima fase della mis­sione navale EuNa­v­For­Med per ten­tare di bloc­care le par­tenze dei migranti dalla Libia col­pendo gli sca­fi­sti (non si sa come e con quali regole di ingag­gio). Si pre­sume a terra, nei porti, per­ché altri­menti si col­pi­reb­bero i migranti. Nella prima fase, che sarà ope­ra­tiva tra una set­ti­mana, 5 navi mili­tari, 2 sot­to­ma­rini, 3 aerei da rico­gni­zione, 2 droni, 3 eli­cot­teri e “un migliaio” di sol­dati si limi­te­ranno a rin­for­zare il pat­tu­glia­mento in alto mare e allo “scam­bio di infor­ma­zioni”. I mili­tari spe­ci­fi­cano che “lo scopo prin­ci­pale non è il sal­va­tag­gio ma la lotta con­tro i traf­fi­canti di esseri umani”. Le navi, in ogni caso, saranno tenute a sal­vare i migranti già sal­pati verso la Sicilia.

Solo in una fase suc­ces­siva, fase due, dovreb­bero essere distrutti i bar­coni degli sca­fi­sti, una opzione che l’Europa non può dare per scon­tata per­ché l’uso della forza in acque libi­che — per non dire di ope­ra­zioni di terra già ipo­tiz­zate in pre­ce­denza — deve neces­sa­ria­mente essere rati­fi­cata da una riso­lu­zione Onu. E in quella sede una seconda cata­stro­fica avven­tura in Libia incon­trerà sicu­ra­mente molte dif­fi­coltà. Si trat­te­rebbe infatti di un’azione di guerra, in un tratto di mare dove pro­prio ieri un gom­mone pieno di migranti sarebbe stato ber­sa­gliato con colpi di arma da fuoco spa­rati da una moto­ve­detta libica (c’è un morto, e la smen­tita del governo libico). Facile imma­gi­nare cosa potrebbe acca­dere se e quando la mis­sione pren­derà i con­torni di un’aggressione mili­tare con tanto di blocco navale.

Que­sto non rien­tra nei piani dell’Europa? Allora non biso­gna essere esperti di Risiko per com­pren­dere che limi­tarsi a pat­tu­gliare uno spic­chio di Medi­ter­ra­neo sarebbe come gal­leg­giare nell’impotenza d fronte a car­rette piene di dispe­rati da sal­vare. Ecco per­ché l’Unione euro­pea in tuta mime­tica non può aver fatto altro che appro­vare un mal­de­stro ten­ta­tivo di bloc­care le par­tenze facendo muro con navi da guerra. Per l’alto rap­pre­sen­tante Ue per la poli­tica estera, Fede­rica Moghe­rini, invece “è la prima volta che l’Unione euro­pea affronta il tema dell’immigrazione seria­mente”. Anche la mini­stra della Difesa, Roberta Pinotti, è sod­di­sfatta ma non troppo: “Il tema della sicu­rezza del Medi­ter­ra­neo ora è con­di­viso. Non è ancora quello che vogliamo, non per­ce­piamo ancora un’Europa soli­dale come la vorremmo”.

La rifles­sione è con­di­vi­si­bile se si legge tra le righe del com­pro­messo che, sem­pre ieri, l’Europa ha rag­giunto sulla redi­stri­bu­zione dei migranti. Nella bozza, che diven­terà docu­mento uffi­ciale nel ver­tice di gio­vedì e venerdì pros­simi, ci sarebbe un accordo per la distri­bu­zione di 40 mila rifu­giati “in chiara neces­sità di pro­te­zione inter­na­zio­nale” che attual­mente sono in Ita­lia e Gre­cia. Suc­ce­derà “entro la fine di luglio”, quando gli stati dovranno met­tersi d’accordo sul mec­ca­ni­smo di distri­bu­zione defi­nito comun­que “tem­po­ra­neo ed ecce­zio­nale”. Signi­fica che i paesi rifiu­tano il mec­ca­ni­smo delle quote obbli­ga­to­rie, dun­que non esi­ste un piano com­ples­sivo per una nuova poli­tica dell’immigrazione capace di far fronte a un feno­meno che è strut­tu­rale e non emer­gen­ziale. Risolti i pro­blemi per que­sti 40 mila rifu­giati, il “pro­blema” si porrà nuo­va­mente tale e quale. Lo aveva già detto senza giri di parole il pre­si­dente fran­cese Hol­lande in visita all’Expo men­tre Renzi faceva lo spi­ri­toso con la baguette alla nutella: “La for­mula delle quote non è presa in con­si­de­ra­zione, crea con­fu­sione, serve un’altra for­mula”. Dun­que, in que­sta Europa, non esi­sterà alcun accordo che obbli­gherà gli stati ad acco­gliere i migranti.

Nella bozza in discus­sione al pros­simo ver­tice c’è dell’altro, ovvero “la crea­zione di zone di fron­tiera e ser­vizi strut­tu­rati negli stati in prima linea”. In Ita­lia e in Gre­cia. Sono i cosid­detti “hotspots”, nuovi cen­tri di iden­ti­fi­ca­zione che per non tra­sfor­marsi in nuovi cen­tri di deten­zione dovranno essere orga­niz­zati e gover­nati come mai l’Italia è stata capace di fare, dal 1998 fino ad oggi. Per quanto tempo potranno essere “ospi­tati” i richie­denti asilo? Come com­por­tarsi con chi è sprov­vi­sto di docu­menti? Potranno muo­versi libe­ra­mente? Vista la gestione para mafiosa di altri cen­tri di rac­colta, chi gestirà que­sti nuovi cen­tri? Que­sti sono det­ta­gli di poco conto per i mini­stri della Ue, per ora si sa solo che ver­ranno finan­ziati anche dall’Europa. Sarebbe que­sta ele­mo­sina l’unico aiuto con­creto che il governo Renzi è riu­scito a strappare.

Ne è pre­vi­sto uno in Sici­lia, e non sarà l’unico. Non è abba­stanza. Per­ché nel frat­tempo, men­tre i ver­tici posi­zio­nano navi da guerra e par­to­ri­scono non solu­zioni, migliaia di esseri umani ogni giorno costrin­gono l’Europa a fare i conti con la realtà. Solo ieri, 914 per­sone sal­vate da una nave mili­tare inglese sono sbar­cate nel porto di Taranto. Altre 522, tratte in salvo da una nave tede­sca, hanno rag­giunto Salerno. In tutto, informa in serata la Guar­dia Costiera di Roma, lunedì sono state sal­vate al largo della Libia 2.518 per­sone in 15 imbarcazioni.

A Ven­ti­mi­glia, intanto, pro­se­gue la pro­te­sta dei migranti sugli sco­gli. L’istantanea più potente del declino dell’Europa.

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