Ungheria, cariche contro i profughi

Confine. Rivolta nel centro di Röske, la polizia carica. A Budapest l’esecutivo cerca di alzare la tensione

Massimo Congiu, il manifesto redazione • 27/8/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 1572 Viste

Nel cen­tro di acco­glienza di Röszke, nel sud dell’Ungheria, la poli­zia ha rea­gito con i lacri­mo­geni alle pro­te­ste di un gruppo di due­cento rifu­giati che vole­vano par­lare con un gior­na­li­sta della tele­vi­sione pub­blica. Vole­vano denun­ciare che l’ufficio immi­gra­zione sta pren­dendo le impronte digi­tali per regi­strare i richie­denti asilo. L’episodio dimo­stra la dif­fi­coltà del momento; il primo mini­stro Vik­tor Orbán ha riu­nito il con­si­glio di sicu­rezza nazio­nale. Al ter­mine della riu­nione è stato deciso l’invio di un corpo spe­ciale costi­tuito da oltre due­mila uomini per sor­ve­gliare il con­fine nazio­nale e impe­dire l’ingresso dei pro­fu­ghi.
Alla stampa il capo della poli­zia Károly Papp ha detto che gli uomini del corpo spe­ciale non rice­ve­ranno l’ordine di fare fuoco men­tre Zol­tán Kovács, por­ta­voce del governo, ha rife­rito che l’esecutivo sta valu­tando la pos­si­bi­lità di far inter­ve­nire l’esercito.
Röszke si trova nei pressi del con­fine ungaro-serbo, quello che il governo ha deciso di blin­dare con una bar­riera metal­lica e di filo spi­nato lunga 175 chi­lo­me­tri. La prima fase dei lavori dovrebbe aver ter­mine entro la set­ti­mana pros­sima, secondo le infor­ma­zioni attual­mente a dispo­si­zione, ma ve ne sarà almeno un’altra con la quale irro­bu­stire la strut­tura e farle rag­giun­gere l’altezza di quat­tro metri.
La situa­zione è deli­cata e tesa, il feno­meno ha assunto pro­por­zioni più che rile­vanti: le stime dif­fuse ulti­ma­mente par­lano di oltre 80mila immi­grati giunti in Unghe­ria dall’inizio dell’anno, una cifra che supera di circa il dop­pio quella regi­strata nel 2014. Il flusso di arrivi è con­ti­nuo e non accenna a dimi­nuire.
Il governo enfa­tizza l’emergenza e descrive una situa­zione sem­pre più dif­fi­cile da soste­nere. Situa­zione che ha por­tato le auto­rità magiare a inter­ve­nire con mezzi dra­stici non potendo aspet­tare le solu­zioni dell’Unione euro­pea, solu­zioni che secondo l’esecutivo di Buda­pest sono ine­si­stenti. Già diversi mesi fa Orbán aveva par­lato di fal­li­mento delle poli­ti­che euro­pee nel campo dell’immigrazione e affer­mato che ogni paese ha il diritto di orga­niz­zarsi auto­no­ma­mente a seconda delle sue esi­genze spe­ci­fi­che per gestire l’emergenza.
All’interno della società unghe­rese si è dif­fusa una certa inquie­tu­dine a fronte del feno­meno, que­sto stato d’animo è accen­tuato dalla pro­pa­ganda del governo che da tempo segue una poli­tica fatta di ammic­ca­menti all’estrema destra per cer­care di ricon­qui­stare i con­sensi per­duti a favore del par­tito ultra­na­zio­na­li­sta Job­bik. Quest’ultimo ha intra­preso un’operazione di fac­ciata e ripu­lito il suo lin­guag­gio per ampliare il con­senso col risul­tato che diversi unghe­resi non lo vedono più come un par­tito estre­mi­sta. La sua popo­la­rità è aumen­tata anche fra gli stu­denti uni­ver­si­tari, fra gio­vani che vi vedono l’unica forza in grado di rin­no­vare il paese.
Job­bik mette in primo piano il pro­blema della sicu­rezza pub­blica al quale con­cor­re­rebbe il flusso costante di immi­grati che rag­giunge l’Ungheria. Ma le forze gover­na­tive non sono da meno e mesi fa Orbán aveva dichia­rato di con­si­de­rare nega­tivo il feno­meno dell’immigrazione da tutti i punti di vista, tra i quali quello della sicu­rezza pub­blica, con­si­de­rando l’immigrazione un poten­ziale vei­colo di ter­ro­ri­smo.
L’opposizione di centro-sinistra cri­tica pesan­te­mente la poli­tica che l’esecutivo porta avanti in que­sto ambito, con­si­de­ran­dola ver­go­gnosa e tale da iso­lare il paese e allon­ta­narlo dall’Europa. Le fanno eco gli ambienti pro­gres­si­sti della società civile che mesi fa si sono mobi­li­tati con ini­zia­tive con­crete di sabo­tag­gio con­tro i car­tel­loni apparsi nelle città del paese e recanti mes­saggi (scritti in unghe­rese) del tipo «Se vieni in Unghe­ria non puoi por­tare via il lavoro agli unghe­resi», un lugu­bre ben­ve­nuto agli immi­grati.
Ora si parla di mili­ta­riz­za­zione del con­fine ungaro-serbo che a causa della bar­riera pro­tet­tiva è diven­tato più dif­fi­cile da vali­care ma non impos­si­bile. Non sono pochi, infatti, i dispe­rati che rie­scono a supe­rarla e la poli­zia locale ha rife­rito di aver riscon­trato ieri la pre­senza a ridosso del valico di con­fine di circa 2.500 migranti ille­gali.
L’episodio di Röszke ha un pre­ce­dente nei disor­dini avve­nuti all’inizio dell’estate al campo pro­fu­ghi situato presso Debre­cen (Unghe­ria dell’Est) e pro­vo­cati, secondo fonti locali, da un cen­ti­naio di immi­grati ille­gali con suc­ces­sivo inter­vento delle forze dell’ordine e impiego di gas lacri­mo­geni. Il campo è stato con­ce­pito per ospi­tare circa otto­cento rifu­giati, attual­mente all’interno ce ne sareb­bero rin­chiusi circa il doppio.

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