Landini: «Salario minimo? Sì, ma lo stabiliscano i contratti»

L’Italia come la Francia? Il leader delle tute blu Cgil dice che dove serve è giusto occupare le fabbriche, ma con mezzi democratici

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 7/10/2015 • Copertina • 675 Viste

Il segretario Fiom. Con una rappresentanza certificata non servono nuovi modelli creati a tavolino. Rinnovi annuali, attenzione al Pil e ai fattori produttivi. Il governo defiscalizzi gli aumenti nazionali, farebbe bene alle buste paga. No ai «prestiti» per i pensionati. L’Italia come la Francia? Il leader delle tute blu Cgil dice che dove serve è giusto occupare le fabbriche, ma con mezzi democratici

«Il governo vuole fare una legge sul sala­rio minimo? Regoli final­mente la rap­pre­sen­tanza, e renda legali i minimi fis­sati dai con­tratti nazio­nali. In quel caso saremo d’accordo». Il segre­ta­rio della Fiom Cgil, Mau­ri­zio Lan­dini, non sem­bra temere l’accelerazione impressa ieri dalla Con­fin­du­stria, che ha dato il colpo di gra­zia a una trat­ta­tiva mai par­tita su un nuovo modello con­trat­tuale e ha suo­nato una sorta di «libera tutti». Ma mette in guar­dia le imprese: «Non si sognino di ridi­men­sio­nare il ruolo del con­tratto nazio­nale e di ridurre i salari, per­ché è una strada non percorribile».

Sostan­zial­mente siete d’accordo con un sala­rio minimo, ma pur­ché non venga auto­no­ma­mente sta­bi­lito dalla legge. Dovreb­bero insomma farlo i contratti.

Io parto da due norme neces­sa­rie, e da quelle discen­de­rebbe poi un inter­vento legi­sla­tivo sul sala­rio minimo. Innan­zi­tutto serve una legge per la cer­ti­fi­ca­zione della rap­pre­sen­tanza, e che renda certo il diritto per i lavo­ra­tori di eleg­gere sem­pre la pro­pria Rsu. Secondo pila­stro: un con­tratto azien­dale, nazio­nale o inter­con­fe­de­rale per essere valido deve essere fir­mato da chi ha la mag­gio­ranza cer­ti­fi­cata e votato dalla mag­gio­ranza dei lavo­ra­tori. Se hai que­ste due con­di­zioni, ha senso fare una legge che rico­no­sca vali­dità erga omnes ai con­tratti nazio­nali, e così i minimi di ogni cate­go­ria saranno quelli validi per legge. Inol­tre biso­gne­rebbe ridurre il numero dei con­tratti, e can­cel­lare l’articolo 8 voluto dalla Fiat e varato dall’allora mini­stro Sac­coni: è assurdo che parti pri­vate pos­sano dero­gare delle leggi.

Che cri­teri pro­po­nete per i rinnovi?

La Fiom sta discu­tendo la piat­ta­forma, che sarà varata il 23 e 24 otto­bre dall’assemblea nazio­nale dei dele­gati. Abbiamo pro­po­sto una asso­luta novità: la con­trat­ta­zione annuale del sala­rio, tenendo conto non solo dell’inflazione, ma anche dell’andamento eco­no­mico e di set­tore. Sarebbe anche un modo per tenere d’occhio costan­te­mente l’andamento della pro­du­zione e dei fat­tori pro­dut­tivi. Noi siamo per discu­tere anche di orari, in par­ti­co­lare per ridurli, di riu­ni­fi­ca­zione di tutte le forme di lavoro sotto un ombrello unico di diritti e tutele, e di neu­tra­liz­za­zione delle parti dete­riori del Jobs Act. Il governo, poi, dovrebbe defi­sca­liz­zare gli aumenti nazio­nali, e non quelli azien­dali, per­ché riguar­dano milioni di per­sone: nella nostra cate­go­ria il 70–80% dei lavo­ra­tori non è coperto dal secondo livello.

Quanto è acca­duto in Air France potrebbe suc­ce­dere anche da noi?

Oggi in tv (ieri per chi legge, ndr) mi è stato chie­sto cosa ne pen­savo, e io ho rispo­sto che dob­biamo chie­derci per­ché acca­dono epi­sodi simili. Se si pre­senta un mana­ger che pro­pone la ridu­zione dei salari per lavo­rare di più o altri­menti taglia 3 mila posti, io dico solo che capi­sco la situa­zione di chi si sente sotto ricatto. A un’altra domanda, sulla pos­si­bi­lità che le fab­bri­che ven­gano occu­pate in Ita­lia, io ho ripe­tuto quanto detto già in pas­sato: in otto anni di crisi abbiamo perso 80 mila imprese, e ogni azienda che chiude lo fa per sem­pre. Quindi dob­biamo fare di tutto, con i mezzi demo­cra­tici che abbiamo, per difen­dere imprese e lavoro.

Il governo vuole cam­biare anche le norme sullo scio­pero. Cosa ne pensate?

Dico che il diritto di scio­pero è garan­tito dalla Costi­tu­zione, e che è un diritto indi­vi­duale a uso col­let­tivo, quindi non si tocca. Detto que­sto, nel pub­blico si può veri­fi­care se la legge già vigente fun­ziona. E per il pri­vato non dimen­ti­chiamo che esi­stono già accordi e pro­ce­dure di con­fronto pre­ven­tivo, l’impegno delle parti che prima di atti uni­la­te­rali ci si incon­tri per discu­tere: ma tutto que­sto deve valere anche per le imprese, non solo per i lavoratori.

L’idea di rifor­mare le pen­sioni isti­tuendo dei «pre­stiti» ai lavo­ra­tori vi piace?

Io credo che si dovrebbe ridurre l’età pen­sio­na­bile per tutti, e senza pena­liz­za­zioni. Avendo però par­ti­co­lare atten­zione per alcuni tipi di lavoro: per­ché non tutti i lavo­ra­tori hanno la stessa aspet­ta­tiva di vita. Inol­tre, credo che non sia soste­ni­bile, soprat­tutto per i gio­vani, un sistema pura­mente con­tri­bu­tivo come quello attuale. Quindi vediamo quali risorse per rie­qui­li­brare: innan­zi­tutto penso a sistemi di soli­da­rietà interni, tra chi ha tanto e chi ha poco. E poi mi chiedo per­ché i lavo­ra­tori deb­bano pagare due volte: quando si chiede loro di tagliarsi la pen­sione, e quando con soldi pub­blici si danno 8 mila euro di incen­tivi alle imprese per assu­mere gio­vani a tutele crescenti.

E i soldi per la tassa sulla casa?

È una tassa che non toglie­rei: con 4–5 miliardi finan­zie­rei un red­dito di dignità per chi non ha lavoro e nuovi ammor­tiz­za­tori sociali; quelli varati dal governo hanno ridotto le tutele e non pun­tano sulla ridu­zione degli orari e sui con­tratti di solidarietà.

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