Merkel apre alla Turchia la porta d’accesso alla Ue

Merkel apre alla Turchia la porta d’accesso alla Ue

Con migliaia di migranti bloccati fra i fili spinati dei Balcani, il Mediterraneo punteggiato di bare — ieri altri 8 morti, sette donne e un uomo, su un gommone alla deriva assieme ad altri 112 profughi messi in salvo dalla nave «Bersagliere» della Marina militare 130 miglia a sudest di Lampedusa — i confini che si chiudono come ai tempi della peste medievale, e i governi alla ricerca disperata dei grandi ideali che furono, la possibile svolta per l’Europa smarrita giunge ancora una volta da Berlino, o meglio da Istanbul dove Angela Merkel si è recata in visita ufficiale: 10 giorni dopo aver detto un rotondo «no» all’ingresso della Turchia nell’Ue, la cancelliera inverte la rotta e offre alla Turchia tutto il suo aiuto per accelerare l’adesione dell’ex impero ottomano alla famiglia dei 28 Stati.
In cambio, chiede qualcosa di altrettanto concreto: il sostegno turco per arginare l’ondata dei profughi dal Medio Oriente, dal Centro Africa, dall’Asia, soprattutto per riaccettare quelli respinti indietro dai Paesi Ue. Berlino aspetta 800 mila nuovi arrivi, forse un milione, entro gennaio: ha aperto o socchiuso le sue frontiere, ha visto i gruppi neonazisti bruciare auto nei sobborghi di Dresda, sa bene di che cosa parla. Come d’altra parte sa bene che la mano tesa ai turchi potrebbe accendere nuove proteste nella grande coalizione guidata dalla cancelliera.
A Bruxelles, per esempio, secondo il Financial Times la Commissione Europea starebbe già approntando un nuovo piano per ridistribuire — e però questa volta andandoli anche a prendere direttamente in Turchia, in Giordania, in altri Paesi — fino a 200 mila profughi che sognano un permesso di residenza e di lavoro nell’Unione Europea.
Il negoziato Berlino-Ankara è già partito, classificato come «assai promettente» dalla stessa Merkel, di fronte allo sbigottimento di quei primi ministri che solo 4 giorni fa, all’ennesima cena-vertice di Bruxelles, ricamavano all’infinito su quante motovedette in più inviare al largo di Malta. Che quello della signora Angela sia pragmatismo, cinismo (come qualcuno a Parigi sostiene) o il dono dello sguardo storico in prospettiva ereditato da Bismarck, le carte ormai sono già sul tavolo. Nella conferenza stampa congiunta tenuta con il primo ministro turco Ahmet Davutoglu, la cancelliera ha parlato innanzitutto di una procedura accelerata per concedere permessi di ingresso senza visto ai cittadini turchi; e poi, appunto, di una forte spinta ai negoziati fra Bruxelles e Ankara, per l’adesione alla Ue, ormai da anni semi-arenati.
Come in una partita di poker, Davutoglu ha «visto» l’offerta e ha scoperto qualcuna delle sue carte: potrebbe firmare quegli «accordi di riammissione» che gli Stati Ue attendono ansiosamente dalle rive del Bosforo, per allentare la pressione della marea umana. Ma la firma turca arriverà, ha precisato il premier, solo quando l’Ue concederà ai turchi la liberalizzazione totale dei visti.
Merkel sembra molto sicura del suo nuovo progetto: «Penso che abbiamo usato la crisi che stiamo attraversando, causata da un movimento di profughi molto disordinato e incontrollato, per ricostruire una cooperazione più stretta su molti temi, sia fra l’Ue e la Turchia, sia fra la Turchia e la Germania».
Sa di trovare orecchie molto attente nel Paese a cui si rivolge, circondato dai jet russi e dalle scimitarre dell’Isis: per Recep Tayyip Erdogan, il presidente alla vigilia di nuove elezioni, una porta europea socchiusa dagli eredi di Bismarck sarebbe la miglior risposta al grido lanciato poche ore fa: «Noi ne ospitiamo due milioni e mezzo, di migranti, e a nessuno sembra importare…».
Luigi Offeddu


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