Elezioni in Croazia, vince il centrodestra ma vota solo il 60% dei cittadini

Croazia. Exploit degli «antipolitici» de «Il ponte», 19 seggi

Luca Bogdanic, il manifesto redazione • 10/11/2015 • Copertina, Internazionale • 616 Viste

Il giorno dopo le elezioni di domenica, la Croazia si è svegliata divisa, almeno tanto quanto lo è stata durante una campagna elettorale caratterizzata sin dall’inizio dall’imprevedibilità del suo esito. Tecnicamente, vincitrice di queste elezioni è la Coalizione Patriottica, capeggiata dalla sempre nazionalista Comunità democratica croata (Hdz), guidata da Tomislav Karamarko, che ha ottenuto 59 seggi in Parlamento (3 di questi arrivano dal voto all’estero).

La coalizione di centro sinistra Croazia cresce, guidata dal Partito socialdemocratico (Sdp) e dal premier uscente Zoran Milanovic, ha conquistato 56 seggi. Il vero vincitore di queste elezioni però, è il nuovo partito Ponte (Most), che ne ha conquistati ben 19. La Dieta istriana (IDS), storico alleato della coalizione di sinistra, ne ha ottenuti 3. Un seggio va alla Coalizione social-liberale, probabile alleata della sinistra più che della destra, e uno al nuovo partito d’impronta populista Muro vivente (Zivi zid), diventato noto per la sua battaglia contro i pignoramenti delle prime case. Infine, 2 seggi sono stati conquistati anche dal partito creato dall’attuale sindaco di Zagabria, e 3 dal partito di estrema destra di Hssb. A questi dati, vanno poi aggiunti altri 8 seggi riservati alle minoranze e i cui deputati si potrebbero alleare in maggioranza con Sdp e i restanti con i vincitori.

Quindi, viene spontaneo chiedersi chi ha veramente vinto queste elezioni, in cui hanno votato appena il 60,85% dei cittadini? Senza dubbio il Ponte, formazione politica che entra per la prima volta in Parlamento, nata come un’insieme di liste indipendenti di centro e votata ad un moderato liberismo economico. Il suo giovane leader Bozo Petrov (36 anni), ha fatto della lotta contro la «cattiva politica», gli sprechi e il rilancio dell’economia, il perno della sua campagna elettorale, blandamente «antipolitica». Petrov infatti, è entrato in politica nel 2013, come sindaco della piccolissima cittadina di Metkovic, ma diventando presto noto per il veloce risanamento delle casse comunali.

La sua ricetta è stata il taglio di tutti i privilegi degli amministratori della cittadina (finendo per sospendere anche gli stipendi della giunta). Così, dall’oggi al domani, il Ponte è diventata l’unica via d’accesso al governo per entrambe le coalizioni. Il conservatorismo moderato di Petrov infatti, potrebbe essere la chiave d’accesso dell’Hdz al governo. Tuttavia, le posizioni dello stesso Petrov in materia di economia (taglio dei comuni e delle regioni), le sue dichiarazioni sulle unioni tra persone dello stesso sesso e il rifiuto di costruire muri contro l’afflusso dei migranti nel paese, lo avvicinano decisamente a Milanovic. Dunque, la partita nelle prossime ore è tutta aperta.

In questa fase, un certo peso lo avrà anche il Capo dello Stato Kolinda Grabar-Kitarovic, purtroppo anche lei esponente di Hdz, che vorrà affidare un mandato esplorativo a Karamarko. Insomma, chiuse le elezioni, il tête-à-tête tra Hdz e Partito socialdemocratico continuerà ancora per un po’ e ci si può aspettare che la lotta per «passare il ponte» che porta dritto al governo, sarà fino a l’ultimo respiro. Una grande coalizione non sembra probabile, resta il fatto che non può non colpire la rinascita dell’Hdz, tanto più che soltanto quattro anni fa il partito fu travolto da scandali tipo Tangentopoli e sembrava destinato a sparire. Ma questo risultato colpisce solo relativamente, se si tiene presente che la grande alleata dell’Hdz rimane la chiesa cattolica — la macchina elettorale territorialmente più radicata e più ricca del paese.

Che non si tratti di una frase ad effetto, basta aprire il settimanale più rilevante della chiesa cattolica in Croazia, la Voce del concilio, per leggere che «il Cristianesimo è la crescita del seme della fede sul determinato suolo nazionale», per cui il dovere della chiesa è vigilare sull’identità nazionale. Il conservatorismo, revisionismo dei valori antifascisti e il patriottismo cioè il nazionalismo, (presente anche nel nome della coalizione di destra), sono ancora i valori del clero croato. Sono stati proprio questi i temi sui quali la destra ha giocato la sua campagna elettorale, dai sapori forti che hanno ricordato i tempi di Tudjman. Il relativamente buon risultato della coalizione di centro sinistra è una magrissima consolazione per l’assenza di una forza veramente di sinistra, che purtroppo soccombe regolarmente sotto la soglia di sbarramento e i litigi in casa.

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