Bagnasco

La bolla Cei: serve il voto segreto

Neanche fosse un parlamentare della Repubblica italiana, anzi il capo dei parlamentari, ieri il cardinal Bagnasco, presidente della Cei, ha tuonato il suo avviso al presidente del senato

Andrea Colombo, il manifesto • 12/2/2016 • Copertina, Libertà & Nuovi diritti, Politica & Istituzioni • 576 Viste

Unioni civili. Ddl Cirinnà, avviso di Bagnasco a Grasso. Il governo: decide il presidente dell’aula. Scontro al senato, insultato un senatore dem (e suo figlio). Ma il Pd non sa come uscirne fuori: il ’canguro’ farebbe saltare anche gli emendamenti dei cattolici. E quelli promettono guerra. Il rischio è che dopo il primo sì la legge sia tutta da rifare. Renzi tentato dallo stralcio della stepchild adoption

«Ci auguriamo che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi, che le loro obiezioni possano essere considerate e che la libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia, non solo rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto». Più chiaro di così, neanche fosse un parlamentare della Repubblica italiana, anzi il capo dei parlamentari, ieri il cardinal Bagnasco, presidente della Cei, ha tuonato il suo avviso al presidente del senato. I vescovi vogliono il voto segreto e diffidano dall’usare il ’canguro’, che farebbe saltare gli emendamenti dei cattolici. sui quali puntano, e chiedono infatti il voto segreto. Il governo, trattato come uno scolaretto, emette un tiepido segnale di difesa: «Le esortazioni sono giuste e condivisibili, ma regolare il dibattito del Senato lo decide il presidente del Senato. Non il presidente della Cei», replica il sottosegretario ai rapporti con il parlamento Luciano Pizzetti.

Ma è l’ultima scena di una giornataccia, per il ’canguro’. Un bestione salta-emendamenti ormai malato, la cui precaria salute rischia di trascinare nel pantano la legge sulle unioni civili. I medici del Pd sono alla ricerca di una cura. Ma non sono certi di farcela. Fuor di metafora, capita che la Lega tenga duro sul mantenimento degli emendamenti “premissivi”, quelli che renderebbero il cammino del ddl Cirinnà una marcia forzata, con il chiaro obiettivo di costringere il Pd ad adoperare a sua volta l’emendamento Marcucci, cioè il super-canguro in grado di divorare emendamenti come bruscolini.

Il problema è che il testo Marcucci così come è non funziona: l’incostituzionalità è garantita, già certificata dagli informali rilievi del Colle; l’incompatibilità con la Corte di Strasburgo è conclamata. Varare la legge senza ritoccarla vorrebbe dire delegare l’incombenza ai deputati. A quel punto la legge dovrebbe tornare al Senato e i tempi si farebbero biblici. Il Pd sperava di risolvere modificando il testo da adoperare come canguro. Niente da fare. A far svanire il miraggio ci ha pensato ieri mattina l’immancabile Calderoli, segnalando che in quel caso sarebbe obbligatorio consentirgli di subemendare. I cattodem del Pd, inoltre, sono di ora in ora più furibondi e ormai Stefano Lepri parla senza perifrasi di «strappo». Togliergli la possibilità di dare battaglia sul nodo della stepchild adoption vorrebbe dire ritrovarseli contro al voto sul Marcucci. E una sconfitta significherebbe probabile crisi di governo.

La strada che i mad doctors del Pd stanno cercando di mettere a punto è rischiosa e presuppone la totale complicità del presidente Grasso. Il cangurone Marcucci resterebbe intonso, ma il Pd chiederebbe il voto segreto giustificandolo con la presenza al suo interno dei passaggi sulla stepchild, «questione etica» per antonomasia. Gli strateghi di Zanda si augurano che, al riparo dallo sguardo pubblico, arrivi a sostegno un cospicuo numero di voti ufficialmente contrari. A quel punto il compito di decidere quali emendamenti considerare decaduti e quali no spetterebbe a Grasso, dal quale il Pd si attende che metta ai voti sia gli emendamenti destinati a correggere l’incostituzionalità della legge sia alcuni di quelli che dovrebbero rendere più difficile accedere all’adozione dei figli di uno dei partner per le coppie omosessuali, rendendo obbligatorio il semaforo verde del Tribunale dei minori.

Ma la possibilità di incidenti o intoppi è altissima in una simile prova di equilibrismo, sia sul piano procedurale che su quello dei voti. Si spiega così il nervosismo estremo che ha connotato la seduta di ieri mattina a palazzo Madama. In apertura il Pd ha chiesto l’illustrazione degli emendamenti tutti insieme invece che procedere come d’uso articolo per articolo. L’opposizione l’ha presa malissimo, il capogruppo Pd Zanda si è scalmanato a sua volta. Lo scambio di insulti ha sostituito il dibattito, a colpi di «bugiardo» e «fascista» da una parte, «ostruzionisti» dall’altra.

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Mentre prendeva la parola, Giovanardi ha creduto di vedere in tribuna un bacio fra due uomini e strilla una denuncia a un passo dal colpo apoplettico. Uno dei due, Andrea Macarrone, attivista lgbt, più tardi giurerà che trattavasi di casto bacio sulla guancia.

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Gasparri a sua volta ha accusato il senatore Pd Lo Giudice di aver fatto ricorso, con il suo compagno, alla maternità surrogata e lancia un urlo disumano: «Dicci quanto avete pagato quel bambino».

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La vicepresidente Valeria Fedeli ha tenuto duro, confermando la legittimità dell’illustrazione cumulativa degli emendamenti. Salvo poi mollare all’improvviso e procedere articolo per articolo: forse per non esasperare ulteriormente la situazione, o forse per la consapevolezza che è il Pd ad avere più di ogni altro bisogno di tempo per definire una strategia. Così, se si raggiungerà nei prossimi giorni un accordo, il voto finale non arriverà prima del 25 febbraio. Ma è più probabile che invece irrompa il super-canguro, pur se malconcio. Ma a questo punto Renzi starebbe pensando a uno stralcio. Alla fine potrebbe essere il modo più sicuro per salvare la legge.

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