La sorpresa dei detenuti a Pannella “Stavolta siamo venuti noi da te”

La sorpresa dei detenuti a Pannella “Stavolta siamo venuti noi da te”

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ROMA Aprono l’uovo di cioccolata, tagliano la colomba, brindano con la coca cola perché Marco Pannella, per via della sua malattia, non si può permettere altro. Un’ora a colloquio tra le 11 e mezzogiorno con il Guardasigilli Andrea Orlando e quattro detenuti di Rebibbia, e il leader radicale, nella sua casa di via della Panetteria, non rinuncia alle sue eterne sigarette. Quando i quattro, uno alla volta, raccontano chi sono e la loro storia – sono ammessi al lavoro esterno e per venire qui hanno rinunciato al permesso – Pannella gli parla della speranza: «Non bisogna avere la speranza, ma bisogna essere la speranza».

Un incontro a sorpresa, pensato e organizzato da Orlando dopo un colloquio con Rita Bernardini che ieri però era in visita alle carceri abruzzesi. Una vera sorpresa per il leader radicale che s’è visto arrivare a casa il ministro della Giustizia con i quattro detenuti, due uomini anziani e due giovani donne, che però hanno preferito non dire il loro nome. Con loro il vice direttore del carcere romano Marco Grasselli e la responsabile del reparto femminile Gabriella Pedote.

Tra Orlando, che da sempre vive l’ossessione delle carceri, e Pannella, che ha speso una vita tra diritti dei detenuti e disperate marce e digiuni per le amnistie, la sintonia è immediata. Il botta risposta, intorno al tavolo della cucina-soggiorno, scivola familiare. Il ministro anticipa i temi degli Stati generali dell’esecuzione penale che si svoleranno a Rebibbia tra il 18 e il 19 aprile, vanta come un successo la partenza del Garante nazionale dei detenuti. Pannella lo interrompe. Sa che Orlando viene da La Spezia. Gli chiede: «Conosci Debora Gianfanelli?». Orlando: «Certo, è una radicale della mia città».

Pannella non nasconde di essere «molto contento», lo dice anche: «È una bella giornata di sole, e tutti noi siamo dentro questa bella giornata». Orlando è a suo agio, si guarda intorno. Nota che sulla parete c’è una foto della regina Elisabetta. Interroga Pannella: «Come mai l’hai appesa lì?». Lui risponde: «La ragione è semplice. Londra è la patria del diritto e ha cercato anche di esportarlo in tutto il Commonwealth… ».

Tra i due si apre un siparietto internazionale. Orlando spiega che ad aprile andrà a New York per guidare la delegazione italiana che partecipa all’assemblea generale sulla droga. Pannella è pronto a reagire: «Anche lì le cose stanno cambiando. Modificano la rotta rispetto al proibizionismo degli anni ‘80, hanno capito che quella linea non funzionava, che aveva solo un effetto boomerang ». Il Guardasigilli a questo punto riconosce i meriti di Pannella: «Quando si parla di carceri non si può prescindere dalle tante battaglie che avete fatto in questi anni». Tant’è che Orlando ricorda come una radicale come Elisabetta Zamparutti è entrata nel Comitato sulla tortura ed Emilia Rossi nel board del Garante dei detenuti in funzione da appena qualche settimana. Pannella sorride soddisfatto: «Eh già… ormai siamo un’istituzione».

L’emozione è forte, per tutti. Orlando non la nasconde mentre cerca di seguire il filo dei discorsi di Pannella. Il momento più toccante è quando i quattro detenuti raccontano le loro storie: «Vedi Marco, stavolta siamo venuti noi da te dopo tante volte che tu sei venuto da noi e hai speso una vita per migliorare il carcere ». Sono emozionati, e si vede. Raccontano il cammino per reinserirsi nella vita normale. Tre fanno i giardinieri a Rebibbia, uno lavora al bar interno. E qui Pannella pronuncia la sua frase sulla speranza, il vero leit motiv dell’incontro. È passata oltre un’ora. Pannella fuma ancora una sigaretta e saluta Orlando. La commozione fa brillare gli occhi di tutti per quest’uomo malato sì, ma forte della sua storia.

 



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