ENI

Traffici e norme aggirate, gli arresti in Basilicata

Potenza. L’inchiesta della Dda su un centro Eni e uno Total in costruzione. Le indagini riguardano il contestato progetto «Tempa Rossa» in provincia di Matera e lo smaltimento di rifiuti dell’impanto di Viggiano

Serena Giannico, il manifesto • 1/4/2016 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Politica & Istituzioni • 771 Viste

Trivelle di Stato: strattone al governo Renzi. Tutto comincia dalla Basilicata… Il centro oli di Viggiano (Potenza), dell’Eni, e il centro oli Tempa Rossa della Total, in costruzione tra Gorgoglione e Corleto (Matera), nell’occhio del ciclone. E le due multinazionali investite da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza che ha portato a 5 arresti, tra funzionari e dipendenti del centro oli di Viggiano – dove viene trattato il petrolio estratto in Val d’Agri (ieri la produzione è stata sospesa) – e l’ex sindaco di Corleto Perticara. La magistratura e i carabinieri del Noe hanno posto l’attenzione sulla gestione delle risorse petrolifere da parte di politici ed aziende e professionisti del settore. Sono stati effettuati anche sequestri: vasche, impianti di lavorazione, trattamento e smaltimento, depuratore di liquidi industriali. I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti nelle province di Potenza, Roma, Chieti, Genova, Grosseto e Caltanissetta. La vicenda coinvolge Gianluca Gemelli, compagno della ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi, finendo per travolgere quest’ultima – che ieri sera ha annunciato le dimissioni dal governo – con un quadretto tutto all’italiana.

Stando alle risultanze investigative, alle perizie e agli accertamenti tecnici svolti, il centro oli di Viggiano è stato teatro di gravi reati ambientali, provocati – secondo le forze dell’ordine e la Procura – dal management Eni. Nei guai amministratori e funzionari pubblici e imprenditori del settore. Gli arresti domiciliari sono scattati per Roberta Angelini, Vincenzo Lisandrelli, Antonio Cirelli, Luca Bagatti e Nicola Allegro, dipendenti Eni. Un’ordinanza di divieto di dimora a Potenza è stata notificata a Salvatore Lambiase, ex dirigente del Dipartimento ambiente della regione Basilicata. Sono sospettati di traffico e smaltimento illecito di rifiuti.

Passando al centro oli della Total, i controlli dei militari si sono concentrati sulle procedure che sarebbero state portate avanti da alcuni amministratori comunali violando tutte le leggi possibili perché avrebbero avuto interesse a favorire talune ditte. In particolare, stando agli atti, l’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, insieme al suo predecessore, Giovanbattista Genovese, «aveva adottato un protocollo operativo di assoluta prevaricazione nei confronti delle imprese interessate ad ottenere l’aggiudicazione dei lavori per la realizzazione del centro olii». I due sono considerati gli «autori di plurime condotte di concussione e di corruzione, con cui finivano col condizionare il rilascio delle necessarie autorizzazioni, richieste da imprese del settore petrolifero, all’assunzione di lavoratori e di manodopera, individuati secondo logiche di totale clientelismo che finivano col danneggiare l’equa distribuzione delle offerte di lavoro». Vicino è ora ai domiciliari; nei confronti di Genovese c’è un divieto di dimora nel comune di Corleto Perticara. Per gli imprenditori Lorenzo Marsilio e Vincenzo Clemente è stata applicata la misura interdittiva della sospensione dell’esercizio dell’attività imprenditoriale.

In questo contesto s’inserisce Gianluca Gemelli, imprenditore e commissario di Confindustria Siracusa, accusato di traffico di influenze illecite perché «sfruttando la relazione di convivenza che aveva col ministro allo Sviluppo economico – si legge nel capo d’imputazione contenuto nell’ordinanza di misure cautelari – indebitamente si faceva promettere e otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total» le qualifiche necessarie per entrare nella «bidder list delle società di ingegneria» della multinazionale francese, e «partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa». Professionalmente, un affare d’oro. In cambio di cosa? In cambio – secondo la Procura – Gemelli avrebbe concordato con Federica Guidi di infilare un emendamento nella Legge di Stabilità 2015 per accorciare tempi e passaggi burocratici del progetto Tempa Rossa di Total. Un progetto che aveva già fatto capolino nello Sblocca Italia, ma non era andata come sperato. Il giudice per le indagini preliminari scrive negli atti: «Non essendo stato possibile farlo ’passare’ (l’emendamento, ndr) nel testo del decreto Sblocca Italia, il Governo (per iniziativa del ministro Guidi con l’intesa del ministro Boschi, «è d’accordo anche Mariaelena») lo aveva sostanzialmente riproposto nel testo del disegno della Legge di Stabilità, finendo con l’essere – unitamente alla legge di Stabilità – approvato a fine dicembre 2014. Il nuovo tentativo di inserimento, infatti, aveva esito positivo». Guidi, in una telefonata di dicembre, rassicura il suo compagno.. «dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato… è d’accordo anche Mariaelena… Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa…». Gemelli fa accenno agli «amici» della Total… «Eh certo, capito?- replica il ministro – te l’ho detto per quello». Ricevuta la buona nuova, Gemelli, immediatamente, chiama Cobianchi: «Si ricorda che tempo fa c’è stato casino che avevano ritirato un emendamento? Pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al Senato… pare ci sia l’accordo con Boschi e compagni. E’ tutto sbloccato».

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