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Panama Papers. Gli italiani nel dossier

Dall’ex pilota Jarno Trulli al nome di Montezemolo, ma il suo staff smentisce. C’è anche Donaldo Nicosia, socio di Dell’Utri e già indagato a Milano

Giuseppe Guastella, Corriere della Sera • 4/4/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 963 Viste

Il nome più noto è quello del presidente di Alitalia Luca Cordero di Montezemolo tra i tre indicati dal sito del settimanale L’Espresso come parte di una foltissima pattuglia di italiani che hanno avuto rapporti con lo studio legale Mossack Fonseca di Panama. Poi compaiono l’ex pilota di F1 Jarno Trulli, Oscar Rovelli, uno dei figli di Nino Rovelli della Sir, e Giuseppe Donaldo Nicosia, imprenditore pubblicitario socio di Marcello Dell’Utri in una società sotto processo a Milano e latitante per una truffa milionaria.

Operare in Paesi a fiscalità privilegiata non è un reato e neppure una violazione amministrativa se si dichiarano al Fisco italiano le disponibilità accumulate e i redditi ottenuti. Dal suo sito Mossack Fonseca assicura di garantire la «soluzione appropriata» per ogni business. «Non conosciamo questo studio legale», dicono negli ambienti vicini a Luca Cordero di Montezemolo. Secondo L’Espresso , «nei primi mesi del 2007 sono stati siglati una serie di contratti che, tra l’altro, indicherebbero Montezemolo come procuratore di Lenville», società con sede a Panama dalla quale l’ex presidente Ferrari avrebbe ricevuto la delega a operare su un conto della Bim Suisse, la filiale elvetica della italiana Banca Intermobiliare. Nella documentazione di cui è entrato in possesso il consorzio di testate giornalistiche internazionali di cui fa parte L’Espresso , emergono i nomi di 800 di italiani tra cui «imprenditori, professionisti, volti noti dello spettacolo» o dello sport, come l’abruzzese Jarno Trulli che compare come «azionista» della Baker Street sa, una società che Mossack Fonseca avrebbe collaborato a registrare non a Panama, ma nelle Seychelles. C’è anche Giuseppe Donaldo Nicosia, imprenditore pubblicitario accusato dal pm milanese Sergio Spadaro di bancarotta fraudolenta con Marcello Dell’Utri, l’ex senatore forzista ed ex presidente di Publitalia in carcere a Parma per una condanna definitiva a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. A Dell’Utri e altri 8 indagati Spadaro contesta una «frode fiscale» che, orchestrata attorno agli spazi pubblicitari venduti dai concessionari Publitalia 80 e Rti per le reti Mediaset e da Sipra spa per le reti Rai, avrebbe sottratto all’erario almeno 62 milioni di euro finiti su conti esteri di Nicosia o di soggetti a lui riferibili.

Anche Oscar Rovelli sarebbe legato a una società con sede nelle Seychelles, la Countryside Group. Essa non rientra tra quelle finite sotto la lente della magistratura a caccia dei soldi (mille miliardi di lire) ricevuti dalla famiglia dopo la conclusione favorevole della causa con l’Imi che, secondo una sentenza definitiva, fu viziata dalla corruzione di giudici di Roma. Tramite un avvocato, Oscar Rovelli all’ Espresso ha detto di «non avere alcun ricordo di quella società». Due, infine, le banche che emergono di frequente: Unicredit e Ubi. Un portavoce della prima ha dichiarato che «Mossack Fonseca non risulta essere un consulente fiscale della capogruppo», ma per il settimanale i rapporti si sarebbero interrotti nel 2010. Per quanto riguarda Ubi Banca, i legami con lo studio avrebbero riguardato affari in Lussemburgo. Presenti anche offshore a Panama e nelle Seychelles, ma Ubi assicura di non avere «società controllate in quelle località».

Giuseppe Guastella

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