Mosul

Aleppo, tregua parziale fino a lunedì. Mosul resiste all’Isis

Medio Oriente. L’Onu annuncia l’estensione del cessate il fuoco ma l’ex al-Nusra minaccia battaglia. In Iraq il “califfato” rischia di perdere milioni di dollari

Chiara Cruciati, il manifesto • 21/10/2016 • Guerre, Armi & Terrorismi • 730 Viste

Il cessate il fuoco parziale annunciato lunedì da Mosca e Damasco è stato esteso ieri, dice l’Onu: Siria e Russia hanno accettato di allungare di 4 giorni la finestra di 11 ore di stop ai raid. La notizia è stata ben accolta dal Palazzo di Vetro che spera di poter avviare l’evacuazione dei feriti dai quartieri orientali e la consegna degli aiuti durante le ore diurne. La reazione delle opposizioni non è però positiva: i “ribelli” hanno rigettato la tregua parziale, mentre Jabhat Fatah al-Sham (l’ex al-Nusra) annuncia «una nuova battaglia che sorprenderà il regime».

Damasco ha aperto otto corridoi per l’uscita dei civili (il sito del Ministero della Difesa russo ospita il live streaming) e inviato bus per caricare gli eventuali residenti in grado di raggiungere la zona. A smorzare gli entusiasmi è il viaggio che otto navi da guerra russe hanno intrapreso ieri dal Mare del Nord, direzione Mar Mediterraneo. La Gran Bretagna ha già fatto sapere che monitorerà il passaggio del convoglio (tra cui un incrociatore nucleare) lungo le sue coste. La Nato non sorride e definisce il dispiegamento «il più ingente dalla guerra fredda» e volto ad ordire un attacco senza precedenti contro Aleppo est.

È più probabile che la mossa di Mosca sia diretta a ribadire i risultati dell’ultimo anno, il ritorno in stile sovietico nel panorama internazionale, fatto di show militari, incontri diplomatici con l’Occidente e intensificazione dei rapporti commerciali e politici con attori mediorientali dell’orbita Usa.

È il caso della Turchia che, coperta dall’alleanza Nato e dalla rinnovata amicizia con Mosca, nel nord della Siria si muove come vuole. Mercoledì notte 26 raid aerei hanno centrato postazioni delle Forze Democratiche Siriane, federazione di arabi, turkmeni e assiri guidata dalle Ypg kurde e sostenuta dagli Usa. Secondo Ankara i bombardamenti contro tre villaggi ad ovest di Al-Bab avrebbero ucciso 200 combattenti, ma l’amministrazione di Rojava nega: sono morti – dicono i leader kurdi – 10 uomini e 4 civili.

Dall’altra parte del confine prosegue la controffensiva a Mosul. In città c’è chi prova a resistere. A raccontare la vita nella città irachena è Mosul Eye, blog locale. Esecuzioni e coprifuoco, così l’Isis prova a rafforzare le difese. Dopo le 16 nessuno esce di casa e di miliziani in giro se ne vedono pochi, nascosti nelle caserme o impegnati nel distretto industriale di Wadi Eqab a costruire ordigni. Chi pattuglia le strade, però, rastrella i giovani: secondo il blog 2.500 ragazzi tra 18 e 25 anni sono stati portati in campi di prigionia.

E di cibo non ce n’è quasi più: le scorte potrebbero durare al massimo un paio di settimane. Una situazione umanitaria esplosiva che fa il paio con la sensazione che l’Isis stia perdendo il controllo. Mosul ha un valore inestimabile per il “califfato”, sia in termini di propaganda che dal punto di vista economico. Secondo quanto spiegato all’Ap dall’esperto al-Hashimi, l’Isis vedrebbe evaporare 4 milioni di dollari al mese in tasse (derivanti dal 4% di ritenute sugli stipendi sotto i 600 dollari e il 5% per quelli superiori) e vendita sottobanco di greggio.

Il timore è che il calo di entrate – che ad oggi ha permesso di stipendiare i miliziani e tenere in piedi la complessa macchina da guerra – possa portare al ritorno ai metodi “tradizionali”, in stile qaedista: rapimenti, estorsioni e l’aumento delle già generose donazioni esterne per far fronte ad una crisi che ha già dimezzato in alcune zone il salario dei miliziani.

A indebolire il “califfato” sono anche i primi segni di resistenza locale. Alle scritte sui muri (muqawama, resistenza) e alle comunicazioni con l’esterno per indicare le posizioni islamiste, seguono azioni armate: chi ha una pistola, lascito della fuga della polizia irachena nel 2014, la usa. È successo a al-Hud, villaggio fuori Mosul: le truppe di Baghdad arrivate due giorni fa hanno trovato numerosi cadaveri di miliziani, uccisi da cellule armate o linciaggi.

Al quarto giorno di controffensiva il composito fronte anti-Isis avanza: i peshmerga hanno ripreso la città di Bashiqa (a poca distanza dalla base che ospita le truppe turche) mentre i governativi hanno liberato la cittadina cristiana di Bartala. La doppia operazione, spiegano, è «raggiungere il perimetro della città di Mosul», ormai a 10 km.

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