Inquinamento, le città soffocano nell’indifferenza

Nel mese di gennaio in molti capoluoghi di provincia si sono registrati livelli di polveri sottili mai visti negli ultimi anni e nei prossimi mesi la Commissione europea potrebbe sanzionare l’Italia per violazione delle norme per la qualità dell’aria

Luca Fazio, il manifesto • 2/2/2017 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 671 Viste

MILANO. Si muore soffocati, sbadatamente. Deve essere radicata la convinzione che di smog si ammalano sempre gli altri, anche se ormai cominciano ad essere parecchi: stando al rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (Aea), in Italia si contano 91mila morti premature ogni anno, 467mila in Europa. I decessi sono stati 20mila solo a Roma nel periodo 2006-2015. C’era un tempo nemmeno troppo lontano in cui la noiosissima “emergenza smog” era se non altro argomento di confronto, tra blocchi del traffico, cittadini rosso-verdi mobilitati, sindaci sotto pressione. Oggi, niente. E dire che nel primo mese di quest’anno, a causa della scarsità delle piogge nelle regioni del nord (-98% in Piemonte, -89% in Lombardia e -62% in Emilia Romagna), l’aria che si respira in Italia è la peggiore dal 2012.

Forse l’ecatombe silenziosa diventerà notizia quando la Commissione europea avvierà la procedura di sanzione all’Italia per violazione delle norme sulla qualità dell’aria. La procedura è già aperta ma non se ne parlerà fino a marzo e comunque centinaia di milioni di euro di multa sono nulla rispetto alle spese già sostenute dal sistema sanitario per curare le patologie direttamente collegate all’inquinamento atmosferico.

Nei primi 25 giorni di gennaio nove città hanno superato per più di 15 giorni il limite previsto (50 mg/mc). A Cremona è accaduto venti volte (il 60% delle giornate di sforamento consentite in un anno), quasi identiche le prestazioni di Torino e Frosinone, seguite da Treviso, Padova, Vicenza e Reggio Emilia. In Lombardia, una delle aree più inquinate d’Europa, anche ieri si sono registrati livelli di Pm10 tre volte sopra i limiti in tutte le province (tranne Sondrio, al limite del soffocamento consentito). Erano 213 a Como e 159 a Milano. A Bergamo, Lecco e Varese lunedì si sono registrati i picchi più alti dal 2002. Con ogni aumento di 10 microgrammi di Pm10, dice uno studio dell’Università di Milano, si registra una crescita della mortalità dello 0,25% su base nazionale e dello 0,30% in Lombardia.

Eppure non si intravvedono mobilitazioni popolari per costringere il governatore della Lombardia Roberto Maroni, o il sindaco di Milano Beppe Sala, a prendere provvedimenti almeno di buon senso. Pioviggina e forse pioverà, amministratori e amministrati si accontentano. Qualche associazione continua a denunciare questa emergenza sanitaria di massa, senza scuotere l’opinione pubblica. Legambiente parla di “silenzio assordante” della Regione Lombardia e sottolinea che in Canton Ticino (Ch), sono stati imposti il blocco dei diesel euro 3, il limite degli 80 km/h in autostrada e mezzi di trasporto gratuiti. “In Italia non succede nulla”.

L’associazione Genitori Antismog, dopo aver seguito i lavori del convegno internazionale “RespiraMi” che si è tenuto all’Università Statale, ha rivolto una domanda al sindaco di Milano. Sono molto preoccupati. Perché uno studio condotto a Barcellona sugli alunni delle elementari che vivono dove l’inquinamento da traffico è maggiore ha rilevato una maggiore difficoltà cognitiva e disordini comportamentali. Perché a Umea, in Svezia, sui bambini che vivono nelle zone più inquinate si è registrata una maggiore prescrizione di farmaci per disturbi mentali. Perché anche a livelli bassi di inquinamento si verificano ritardi nello sviluppo fetale (minor peso, minor circonferenza cranica). “In che città stiamo facendo crescere i nostri figli?” – se non è troppo disturbo, è questa la domanda per Beppe Sala e per i suoi assessori che fanno finta di niente.

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