Il caporalato uccide: è svolta nelle indagini grazie alla Legge 199

La Procura di Trani arresta sei persone per sfruttamento. Sarà ora un perito a stabilire se Paola Clemente fu stroncata dalla fatica mentre lavorava nelle campagne pugliesi

Gianmario Leone, il manifesto • 24/2/2017 • Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 461 Viste

Ivana Galli (Flai Cgil): «I fatti ci dicono che quella varata contro il caporalato nel 2016 è una legge giusta e necessaria per riportare legalità nell’agricoltura»

TARANTO. È arrivata a una prima svolta importante l’indagine condotta dalla Procura di Trani, sulla morte della bracciante agricola tarantina Paola Clemente, deceduta nelle campagne di Andria in provincia di Bari il 15 luglio del 2015. Sei le persone arrestate ieri mattina dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia, coordinate dal pm titolare dell’inchiesta Alessandro Pesce: truffa ai danni dello Stato, illecita intermediazione, sfruttamento del lavoro i reati contestati agli arrestati, anche grazie all’entrata in vigore della nuova legge 199 contro il caporalato del 2016.

PAOLA CLEMENTE nel 2015 aveva 49 anni. Sposata, con figli, crollò a terra dopo un malore una mattina mentre era al lavoro nelle campagne di Andria, impegnata nelle operazioni dell’acinellatura dell’uva. Il cuore smise di battere a causa di un infarto dovuto al caldo afoso: Paola Clemente soffriva tra l’altro di ipertensione e cardiopatia. Del decesso però, si venne a conoscenza soltanto un mese dopo, grazie alla denuncia della Flai Cgil di Puglia e del marito della bracciante, che squarciarono il velo di omertà sull’intera vicenda, in un’estate drammatica alla fine della quale i morti nella campagne pugliesi furono ben 6.

Sarà ora un docente di medicina di lavoro nominato dalla Procura di Trani a stabilire se la morte fu provocata dalla fatica del lavoro che svolgeva, alle condizioni e alla durata del lavoro, unitamente alle patologie cardiache di cui la donna soffriva, a determinarne o agevolarne il decesso, anche solo anticipandolo. I risultati si conosceranno nelle prossime settimane: soltanto allora la Procura di Trani chiuderà l’indagine per omicidio colposo.
A finire in carcere sono stati Ciro Grassi, il titolare dell’azienda di trasporti tarantina che trasportava in pullman le braccianti fino ad Andria; il direttore dell’agenzia Inforgroup di Noicattaro, Pietro Bello, per la quale la Clemente lavorava; il ragioniere Giampietro Marinaro e il collega Oronzo Catacchio. Maria Lucia Marinaro e la sorella Giovanna (quest’ultima invece ai domiciliari): la prima è la moglie di Ciro Grassi, indagata per aver fatto risultare giornate fasulle di lavoro nei campi con lo scopo di intascare poi le indennità previdenziali, la seconda invece avrebbe lavorato nei campi come capo-squadra.

DURANTE LE INDAGINI che videro i primi 7 indagati nell’ottobre del 2015 infatti, Polizia e Guardia di finanza acquisirono le agende e le annotazioni personali delle compagne di lavoro della Clemente.

In diversi casi emersero sostanziali differenze tra le indicazioni delle buste paga dell’agenzia interinale che forniva la manodopera, la Inforgrup di Milano del gruppo De Pasquale, e le giornate di lavoro svolte dalle braccianti.

In sostanza, se nelle busta paga figuravano 5 giornate lavorative pagate secondo contratto 49 euro, dalle annotazioni delle lavoratrici emergeva che le giornate lavorate erano molte di più e pagate 40 euro.

Grazie alle testimonianze ottenute, che fanno il paio con i documenti che la polizia ha sequestrato nel corso delle indagini, sarebbe emersa una incongruità di circa il 30% in meno fra i compensi percepiti dalle lavoratrici e quelli dichiarati nelle loro buste paga.

Sono invece per ora rimasti in libertà altri due uomini indagati in un primo momento: Luigi Terrone, uno dei responsabili della società Ortofrutta Meridionale di Corato (Bari) proprietaria dei campi nei quali la donna lavorava il giorno del decesso, e Filippo Zurlo, l’autista del pullman.

SUGLI ARRESTI DI IERI ha espresso la sua soddisfazione la Flai Cgil nazionale: «Paola non c’è più, manca ai suoi cari e agli amici, ma per lei, tutti insieme, non ci siamo risparmiati nel chiedere verità e giustizia su una morte assurda e che non poteva essere stata causata da un ordinario malore», ha dichiarato Ivana Galli, segretaria generale. «Nel luglio 2015 denunciammo che Paola era morta di fatica nei campi continua -, lasciata senza soccorsi adeguati, e per la sua morte ci doveva essere una catena ben precisa di responsabili. Le indagini e i fatti di questa notte stanno facendo emergere la verità, una verità scomoda che ci dice come nei campi troppo spesso si lavori in condizioni di sfruttamento, mal pagati, insicuri. Ci dice che la legge 199 è una legge giusta e necessaria per riportare legalità nel lavoro agricolo, per consentire agli imprenditori onesti di non dover competere con chi risparmia sulla pelle dei lavoratori».

IL CAPORALATO però, è lungi dall’essere sconfitto. Soltanto la scorsa settimana a Ginosa in provincia di Taranto, cinque braccianti romeni si sono rivolti alla Flai Cgil di Taranto e alla Flai Puglia denunciando di essere stati sfruttati e segregati per circa tre mesi in un casolare in campagna, senza avere possibilità di comunicare con l’esterno e in in condizioni igieniche definite «disumane».

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