Consip. Le accuse a Tiziano Renzi:  “Si faceva promettere soldi”. Romeo in carcere

Consip. Le accuse a Tiziano Renzi:  “Si faceva promettere soldi”. Romeo in carcere

ROMA. Ci sono i pizzini, le tangenti, gli appalti truccati. E c’è la teoria della mazzetta. L’inchiesta su Consip, la centrale unica degli acquisti della pubblica amministrazione, ieri ha fatto scattare le manette per Alfredo Romeo.

Sessanta pagine di ordinanza che accusano l’imprenditore napoletano e il suo braccio armato all’interno dell’ente Marco Gasparri. E descrivono con intercettazioni, documenti e confessioni (il dirigente Consip sta parlando) una storia di corruzione — «Un gravissimo quadro di infiltrazione criminale», lo definisce il gip — che è solo agli inizi. E rischia di travolgere il Pd. Tra gli indagati, oltre al comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette e a quello della Toscana Emanuele Saltalamacchia, compaiono il ministro dello Sport Luca Lotti e il padre di Matteo Renzi, accusato di traffico di influenze, che domani verrà sentito dai pm romani.

Nel decreto di perquisizione di Carlo Russo, imprenditore fiorentino anche lui indagato e vicinissimo alla famiglia dell’ex premier, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi scrivono che Russo e Tiziano Renzi si sarebbero fatti «promettere indebitamente» da Romeo «somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni», amministratore delegato di Consip ed ex assessore in Toscana, proprio in relazione allo svolgimento di gare. «Non ho mai ricevuto soldi e nessuno mi ha mai chiesto alcunché », ha replicato il padre dell’ex premier.
LEGITTIMA DIFESA
L’imprenditore partenopeo, spiega il gip, «giustifica la sua infiltrazione criminale in Consip come legittima difesa criminale rispetto alle condotte di altri imprenditori e vertici politici e istituzionali volte alla sua esclusione ». La storia è quella dell’appalto Fm4: 2 miliardi e 700 milioni divisi in 18 lotti (che ancora devono essere aggiudicati). Romeo ne vuole una fetta. E fa di tutto per averla. Telefona, contatta, traffica, promette. E paga. Tanto che il gip Gaspare Sturzo fa più volte riferimento ad altri pubblici funzionari corrotti su cui Noe e Finanza sono ancora al lavoro.
LE MAZZETTE IN CONTANTI
Romeo è uomo di mondo. Sa che per aggiudicarsi gli appalti servono i contatti giusti e le persone giuste. Servono i facilitatori, quelli come l’ex deputato di An Italo Bocchino (indagato), suo dipendente a 15mila euro al mese, che procurano agganci con la politica. E servono i “prototipatori”, ovvero gli uomini che fanno i bandi che servono. Un termine che, scrive il gip, deve «essere inteso quale neologismo della funzione di creare bandi e capitolati (prototipi) per le gare di appalto pubblico per l’acquisto di beni e servizi». Gasparri era il prototipatore. Romeo inizia a pagarlo a Natale 2012. In contanti. Cinquemila euro per volta. Per un totale di circa 100mila euro. Ne vale la pena. «È del tutto evidente — si legge nell’ordinanza — come solo il modello criminale oggi attuato consente a Romeo di aggiudicarsi gare pubbliche, non avendo, a dire di Gasparri e come da questi più volte contestato allo stesso Romeo nelle intercettazioni, la società capacità concrete di progettare e aggiudicarsi una gara pubblica». Non sarà un caso che, prima che ci fosse il “prototipatore”, la Romeo non abbia mai vinto appalti Consip.
I PIZZINI
Pensava di essere furbo l’imprenditore napoletano. E quando doveva pagare qualcuno o parlare di cose delicate, scriveva. Pizzini. Convinto di poter evitare le intercettazioni. Di fregare i carabinieri che sentivano solo il rumore della carta strappata. Non ce l’ha fatta: i militari hanno frugato nell’immondizia e ricomposto quei fogli. Alcuni hanno trovato riscontro nelle parole di Gasparri, altri sono ancora al vaglio degli investigatori. Prove che ora fanno tremare molti.

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