L’Onu: «Non criminalizzate chi salva vite umane»

L’Onu: «Non criminalizzate chi salva vite umane»

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«Davvero non capisco perché politici in Francia, Ungheria ed Italia cercano di mettere in cattiva luce il lavoro di difensori dei diritti umani, di quelle persone che cercano di salvare vite, ed invece vengono accusate di essere nemici dello stato. Faccio un appello a tutti i politici affinché smettano di fare tali affermazioni». Questo il commento e l’invito del Relatore Speciale Onu sui difensori dei diritti umani Michel Forst al termine della sua visita «accademica» in Italia, invitato dalla rete «In Difesa Di – per i diritti umani e chi li difende» (www.indifesadi.org). Parole ripetute ieri alla Commissione Diritti umani del Senato ed il giorno prima in un evento pubblico presso la sede della Fnsi, dove accanto a Forst, sono intervenuti il segretario generale del Tribunale permanente dei popoli Gianni Tognoni, e la difensora dei diritti umani afghana Malalai Joya. Evento chiuso con la testimonianza del connazionale Cedric Herrou, messo a processo per «crimine di solidarietà».

Tra il pubblico attivisti di Msf, Baobab Experience, Jugend Rettet, Rainbow4Africa, ed altre associazioni che poi Forst ha incontrato per uno scambio di informazioni. Forst ha partecipato al Festival di Milano dove ha incassato un’ importante segnale di interesse del Comune di Milano alla sua prima proposta. Quella di creare una rete di città-rifugio – sarebbe la prima in Europa – che permetta di accogliere temporaneamente le attiviste che ritengano necessario lasciare temporaneamente il paese per sfuggire alle minacce crescenti verso la loro incolumità e quella dei loro familiari.

Nei suoi rapporti all’Assemblea Generale dell’Onu – i prossimi saranno sulle imprese e i difensori dei diritti umani e poi sulla criminalizzazione della solidarietà verso i migranti – Forst denuncia un attacco crescente verso i difensori e difensore in tutto il mondo. Solo lo scorso anno secondo l’Ong Frontline Defenders almeno 280 attivisti e attiviste hanno perso la vita per aggressioni o omicidi e in mille sono stati sottoposti a vessazioni, minacce, arresti arbitrari. Gran parte di loro erano ambientalisti, leader indigeni, e contadini. Una guerra totale contro la società civile ed i movimenti, al riguardo della quale Unione europea ed Osce si sono dotate di linee guida per il proprio personale diplomatico, al fine di accompagnare, monitorare o proteggere difensori e difensore a rischio. «Quello che sono venuto a proporre all’Italia è di essere più attiva nella protezione dei difensori e difensore dei diritti umani, ed ho incontrato vari attori, dal ministero degli Esteri, al parlamento, alle organizzazioni della società civile, per capire assieme come migliorare le modalità con le quali il personale diplomatico italiano attua le linee guida sulla protezione dei difensori» ha aggiunto. Già la Commissione Esteri della Camera, sulla scia di un convegno internazionale promosso dalla rete, aveva adottato a febbraio un’importante risoluzione che impegna il governo ad intensificare le attività in tutela dei difensori e difensore , seguendo l’esempio di altri paesi Ue.

Gli attivisti ed attiviste delle oltre 30 tra ong, associazioni, organizzazioni ambientaliste, dei diritti umani, di solidarietà internazionale avvocati e giornalisti aderenti alla rete, ricordano al riguardo che l’Italia avrà la presidenza dell’Osce nel 2018, anno nel quale si celebrerà anche il 20 anniversario della Dichiarazione Onu sui Difensori dei Diritti Umani, e nel quale la diplomazia italiana lavorerà alla candidatura al Consiglio Onu sui Diritti Umani. Il momento giusto per chiedere all’Italia maggior impegno per la protezione dei «difensori», attraverso l’adozione di strumenti di lavoro che informino e formino il personale diplomatico italiano all’applicazione delle linee guida Ue e Osce e la creazione di «Shelter Cities». Con la piena consapevolezza che la sfida della protezione dei difensori e difensore dei diritti umani è sempre più globale, come dimostrano i casi di criminalizzazione delle Ong in una sessantina di paesi tra cui Ungheria, Russia, Turchia, Egitto, Israele, Repubblica Ceca. Ed ora anche in Italia.

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Mediterraneo, 1.300 vittime in cinque mesi

A fornire i dati è l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati. « È urgente offrire alternative percorribili a questi viaggi pericolosi per le persone che hanno bisogno di protezione internazionale», ha detto l’Alto Commissario Filippo Grandi.

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