Macron provoca le opposizioni: una «loi travail 2» entro l’estate

Agenda neoliberista. Il neo-presidente francese sostiene di volere cambiare il diritto del lavoro a colpi di ordinanze

Roberto Ciccarelli, il manifesto • 10/5/2017 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 601 Viste

Una «Loi Travail» numero 2. A luglio Emmanuel Macron intende adottare un «progetto di legge per semplificare il diritto del lavoro e decentralizzare la contrattazione». Sempre che il neo-presidente della repubblica francese conquisti una maggioranza che lo sostenga alle legislative di giugno.

L’obiettivo sostanziale è quello di portare a termine il rovesciamento della «gerarchia delle norme» già iniziato dalla «Loi Travail» numero 1 delegando ai negoziati a livello di impresa le decisioni sull’organizzazione del lavoro, sull’orario, la retribuzione e la flessibilità. Le aziende potranno dunque rinegoziare gli orari di lavoro al di là di quanto stabilito dal contratto nazionale modellandolo in base ai picchi o ai ribassi congiunturali della loro produzione. Macron vuole dare la possibilità alle imprese di organizzare referendum. Le intese avranno un valore vincolante nel caso in cui ottengano il 30% dei voti degli aderenti ai sindacati. Si vuole imporre tetti alle indennità di licenziamento, diminuendo la libertà dei giudici del lavoro nel fissarli. Sollevando le imprese da questo costo, Macron ritiene di agevolare la stipula dei contratti a tempo indeterminato. La norma era stata inserita nella legge sulle liberalizzazioni voluta dall’ex ministro dell’economia, oggi presidente, ma era stata respinta dal Consiglio costituzionale. Confluita nella «Loi Travail», è stata in seguito stralciata per l’opposizione del movimento. Più l’impresa è libera di licenziare, più dovrebbe assumere. L’ipotesi è raramente confermata dai fatti. In Italia, ad esempio, l’abolizione dell’articolo 18 e la fine degli incentivi alle imprese ha portato a un aumento dei licenziamenti disciplinari (+30%).

Preoccupa il metodo legislativo che Macron intende seguire: le ordinanze. L’articolo 38 della Costituzione francese prevede che il parlamento le conceda per un periodo limitato di tempo al consiglio dei ministri, sentito il consiglio di Stato. Una volta ottenuto il via libera sotto forma di una «legge di abilitazione» il governo può legiferare su una serie di materie: il diritto del lavoro è una di queste. Le ordinanze possono decadere se il progetto di legge non viene approvato dal parlamento entro una data stabilita. A sinistra si ritiene che imporre una riforma con le ordinanze equivalga ad approvare una legge con l’articolo 49.3 della Costituzione. La norma adottata da Valls per imporre la «Loi travail» e evitare il confronto in parlamento dove il governo socialista non aveva i voti per approvarla.

I sindacati Cfdt, Fo, Cgt attendono. Macron dovrà consultarli, ma la negoziazione sociale non durerà molto. Il presidente va di fretta perché in estate è difficile mobilitare le piazze. Vuole battere sul tempo le opposizioni. La sfida sulla precarizzazione del lavoro è decisiva al punto da avere spinto ad organizzare un corteo a Parigi a 24 ore dalla sua elezione. La notte neoliberale avanza nel regno di Macronia.

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