Ira. Rieletto Rohani, perde il conservatore Raisi

Gli iraniani hanno sempre fiducia in lui ma Rohani deve mantenere le promesse fatte in economia

Michele Giorgio, il manifesto • 21/5/2017 • Internazionale • 424 Viste

Iran. Il presidente è stato rieletto con ampio margine sul suo rivale, il conservatore Raisi

Gli iraniani hanno scelto un «percorso di stare con il mondo» e hanno respinto l’estremismo. Con queste parole il presidente Hassan Rohani ha salutato la sua rielezione con ampio margine sul suo principale sfidante, il conservatore Ebrahim Raisi. «Il messaggio della nostra gente è stato espresso molto chiaramente. Il popolo iraniano ha scelto la strada dell’impegno con il mondo, lungi dall’essere estremisti», ha sottolineato Rohani, sorridente e rilassato, in un discorso alla nazione dopo l’annuncio ufficiale della sua vittoria. Dunque non c’è stata la sorpresa. Lo spoglio delle schede ha confermato ieri quanto avevano indicato i sondaggi. Rohani ha ottenuto il 57% dei voti contro il 38,3% di Raisi, 23,5 milioni di voti contro 15,8 milioni. E si rallegra anche per l’alta affluenza alle urne – ha votato il 73% dei quasi 42 milioni di iraniani aventi diritto – che venerdì aveva spinto il ministero dell’interno a tenere aperti i seggi per altre due ore. Raisi, sconfitto nettamente – alcuni dirigenti conservatori avevano riconosciuto la vittoria di Rohani già dopo l’annuncio dei primi risultati parziali -, ha comunque il merito di aver ridato una parvenza di unità al fronte conservatore che stenta ancora a riprendersi delle divisioni causate dalle (poche) luci e dalle (tante) ombre della presidenza di Mahmoud Ahmadinejad.

Gli iraniani hanno ridato fiducia a Rohani. Hanno detto di credere ancora alle sue promesse di sviluppo economico e di maggiore prosperità sulla base dell’accordo internazionale sul programma nucleare raggiunto nel luglio 2015 che ha messo fine, per ora solo in parte, alle sanzioni contro l’Iran accusato, anche su pressione di Israele, di volersi dotare di armi atomiche. Gli iraniani continuano a ritenere saggio quanto il presidente affermò qualche anno fa: è importante che girino le centrifughe delle centrali atomiche, perno della politica di Ahmadinejad, ma è più importante che girino le ruote delle industrie. La vittoria di Rohani perciò è la vittoria di tutti coloro che in Iran credono che il Paese debba essere aperto al mondo e non isolarsi se vuole affermare, con il riconoscimento internazionale, la sua influenza nella regione. Senza per questo rinunciare ai suoi principi e alle sue linee di politica estera. «La nostra stabilità non deriva dalle “Coalizioni” ma dai nostri popoli» ha scritto in un tweet il ministro degli esteri Mohammad Javad Zarif, alludendo, alle coalizioni anti-Isis a guida Usa e quella panaraba a guida saudita che bombarda e uccide civili in Yemen. Il leader siriano Bashar Assad, alleato di Tehran e dipendente dall’aiuto iraniano per la stabilità del suo potere, è stato tra i primi capi di stato e di governo a congratularsi con il presidente. «La fiducia che il popolo iraniano ha dato (a Rohani) per continuare a rafforzare la posizione dell’Iran nella regione e nel mondo», ha detto. Messaggi di congratulazioni sono giunti anche dal presidente russo Putin e da tanti altri leader. La “ministra degli esteri” dell’Unione europea, Federica Mogherini, ha espresso soddisfazione per la rielezione di Rohani, protagonista dell’intesa sul nucleare di due anni fa.

La politica estera avrà un ruolo centrale anche nel secondo mandato di Rohani, assieme alla nuova politica economica nella quale crede chi in Iran si aspetta che le imprese straniere mettano finalmente da parte le loro incertezze e comincino ad investire massicciamente nel Paese. Garante della continuità in politica estera sarà la Guardia Rivoluzionaria, che risponde al leader supremo ayatollah Ali Khamenei. Lo scontro, ad ogni livello, con la rivale Arabia saudita potrebbe farsi incandescente nei prossimi mesi, alla luce dell’alleanza strategica che Donald Trump sta (ri)cementando con la monarchia Saud. Riyadh ieri ha riservato al presidente americano un’accoglienza in pompa magna, in contrasto con il trattamento, piuttosto freddo, avuto un anno fa, nella sua ultima visita, dall’ex presidente Barack Obama. Trump ha ricambiato offrendo all’Arabia saudita una vendita di armi senza precedenti, da 110 miliardi di dollari. «Questo pacchetto di equipaggiamenti per la difesa e servizi – ha spiegato un funzionario della Casa Bianca – è un supporto alla sicurezza a lungo termine dell’Arabia saudita e della regione del Golfo rispetto alle minacce iraniane». Rohani, fanno sapere Trump e il re saudita Salman, è avvisato.

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