Monte dei Paschi, ecco il piano industriale

Siena. Ricapitalizzazione e 5.500 esuberi «soft». Lo Stato con un prestito sale al 70% delle azioni

Riccardo Chiari • 6/7/2017 • Lavoro, economia & finanza • 552 Viste

Con cinque anni di ritardo e 15 miliardi di ricapitalizzazioni buttati letteralmente al vento (senza contare i 6 miliardi di aumento dopo lo sciagurato acquisto di Antonveneta), il Monte dei Paschi non più di Siena ma dello Stato ha presentato il nuovo piano industriale. «Un piano che, pur presentando esuberi, consente di gestirli esclusivamente su base volontaria – annota Agostino Megale che guida la Fisac Cgil – senza drammi sociali». In più con la concreta possibilità di un ritorno a fare utili entro tre anni, obiettivo peraltro annunciato a chiare lettere dal management di Rocca Salimbeni.

Il nuovo piano industriale è stato presentato all’indomani del via libera Ue alla «ricapitalizzazione precauzionale» di Mps. Il meccanismo, previsto dalle regole europee e con sostanziali differenze dal caso delle due banche venete, prevede che, se una banca è solvente e il deficit di capitale è dovuto soltanto agli stress test della Bce, possa intervenire pro-tempore lo Stato, con una sorta di prestito ponte. Insieme all’investimento pubblico, che potrà essere ripagato nel tempo grazie agli utili di gestione dell’istituto di credito, sono chiamati a ricapitalizzare solo gli azionisti e i sub-obbligazionisti, in altre parole gli addetti ai lavori del settore finanziario.

Nel caso di Mps, che una volta con l’acqua alla gola aveva venduto le rischiose sub-obbligazioni anche ai clienti normali, quelli retail (di sportello), il piano industriale sottolinea che ai risparmiatori vittima di misseling – appunto la vendita di prodotti troppo rischiosi per il loro profilo – verranno offerte obbligazioni senior, quelle garantite al 100%, in cambio della consegna delle azioni frutto della conversione delle loro sub-obbligazioni. Ma questa sorta di risarcimento di quanto investito – è spiegato nelle slide di presentazione del piano – è destinato solo a chi ha acquistato i titoli prima del primo gennaio 2016 attraverso la rete di Mps. Insomma niente avvoltoi. E naturalmente il rimborso «non potrà eccedere il valore di carico»: chi aveva investito 100 riavrà 100.

Per rimettere definitivamente in carreggiata Mps sono stati considerati necessari dalle autorità bancarie europee 8,1 miliardi, alcune centinaia di milioni meno di quanto previsto in un primo momento. Di questi 5,4 miliardi sono il prestito ponte statale, fatto che lo porta ad essere il primo azionista della banca con il 70% delle azioni, per una spesa di 3,9 miliardi. Mentre 1,5 miliardi serviranno appunto per rendere quanto investito alla clientela di sportello. I 2,8 miliardi restanti arriveranno dagli attuali azionisti, e dai possessori «istituzionali» di sub-obbligazioni. In definitiva saranno soprattutto loro a pagare il prezzo della ricapitalizzazione precauzionale.

Un altro tassello del mosaico che torna al suo posto è quello legato ai crediti inesigibili, autentica zavorra non soltanto del Monte dei Paschi ma dell’intero settore italiano del credito. Nella presentazione del piano industriale agli analisti, il management di Rocca Salimbeni ha rimarcato lo smaltimento di 26,1 miliardi di Npl (non performing loans) attraverso l’intervento di Atlante. La vendita avverrà a un prezzo del 21% del valore nominale (5,5 miliardi) a fronte di un valore netto contabile che al 31 dicembre scorso era di circa 9,4 miliardi di euro. L’ultima pulizia di bilancio.

Infine la ristrutturazione dei costi. Il piano prevede, progressivamente, 5.500 esuberi e la chiusura di 600 filiali. Nel dettaglio, 4.800 rientreranno nel quarto fondo di solidarietà attivato da Mps dall’inizio della crisi. In questo numero, hanno precisato i sindacati, sono comprese anche 600 persone uscite a maggio. A questi prepensionamenti si aggiungono 750 pensionamenti normali, e 450 uscite per cessione, o chiusura, di attività estere. Alla fine gli addetti Mps saranno 20 mila, con sede e direzione generale che resteranno a Siena. Dove ieri è stata definitamente archiviata l’inchiesta sulla morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione, precipitato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013. Fu un suicidio.

FONTE: Riccardo Chiari, IL MANIFESTO

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