Odio e razzismo, un’Italia in cui non ci riconosciamo più

Odio e razzismo, un’Italia in cui non ci riconosciamo più

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Di fronte a quello che sta accadendo, in Italia ci vorrebbero dieci, cento, mille manifestazioni contro l’odio razzista e fascista

Lo scorso fine settimana in California ci sono state manifestazioni contro l’odio. Prima a San Francisco e poi a Berkeley. Dopo i fatti di Charlottesville in Virginia dello scorso 12 agosto la destra razzista bianca, nascosta dietro sigle religiose e nazionaliste, ha continuato nelle sue provocazioni.

Erano annunciate due conferenze del Patriot Prayers Group a San Francisco e a Berkeley. Uno dei tanti gruppi dietro i quali si camuffano i suprematisti bianchi. Nelle due città sono state organizzate due contro-manifestazioni, tenute in piedi anche quando le autorità locali hanno vietato le conferenze del gruppo razzista per motivi di ordine pubblico. Un Rally spontaneo, colorato.

A San Francisco la manifestazione è partita dalla Harvey Milk Square, nel quartiere di Castro. La comunità Lgbt e le sue bandiere erano tutte schierate in prima fila contro l’odio bianco razzista. Insieme a loro la gente comune progressista che vive a Mission, Castro, Height-Asbury. Ma anche artisti come MC Hammer.

L’AMERICA DEI DIRITTI civili è tornata in piazza, rumorosamente e orgogliosamente. Sin dalla mattina presto si potevano incontrare persone che nel lento e assolato fine settimana si dirigevano con i propri cartelli all’appuntamento.

Con Trump i razzisti hanno alzato la testa. Trump che ha graziato l’ex sceriffo dell’Arizona Joe Arpayo, suo sostenitore, condannato per le violenze e gli abusi nei confronti degli immigrati di origine latinoamericana e per violazioni ripetute dei diritti umani. Tra i manifestanti nessuno aveva timore di associare razzismo e fascismo.

DOVE C’È RAZZISMO c’è sempre fascismo, anche quando il razzismo è patinato, elegante, tacito. C’è chi manifestava per i diritti dei rom, chi contro la violenza bianca di polizia, chi contro Donald Trump.

A Berkeley, in prossimità della University of California, migliaia di persone hanno invaso di domenica le strade cittadine. È l’Università dove insegna Löic Wacquant che ha raccontato al mondo come l’intero sistema della giustizia penale americana fosse selettivo, razzista. Un’ipertrofia diretta a incarcerare la povertà e le differenze di razza.

La manifestazione di Berkeley era family friendly, come la chiamavano le signore, sin dal treno Bart, quando mi hanno voluto rassicurare che non ci sarebbero stati rischi per i miei tre bimbi. Più tardi, però, ci sono stati scontri dovuti alla presenza non autorizzata di Joey Gibson, leader del Patriot Prayer Group, ugualmente sceso in piazza nonostante il divieto.

La colpa sarebbe stata degli anarchici, secondo la polizia. Tutto inizia quando un uomo di origine ispanica alza un cartello dove è scritto: «God bless Donald Trump». La gente gli si rivolta contro cantando «Nazi go home».

È complessa la società americana capace di esprimere tutto e il contrario di tutto. In quelle manifestazioni si respirava una società spaccata in due, come le elezioni del 2016 hanno certificato. Negli Usa la base democratica non ha paura però di scendere in piazza e dare del razzista e del fascista al loro presidente.

Le grandi firme dei grandi giornali sono tutte schierate contro la deriva bianca, pseudo-religiosa, razzista e fascista. C’è una contrapposizione tra il popolo democratico e la destra razzista. Barack Obama, prima di finire il suo mandato, aveva tentato di ammorbidire la legge sull’immigrazione.

IN ITALIA NELLE ULTIME settimane è stato combinato un capolavoro politico da parte del ministro dell’Interno Marco Minniti, legittimato dal premier Paolo Gentiloni. In sequenza abbiamo assistito ai decreti sulla sicurezza e sull’immigrazione con evidenti riduzioni di garanzie, all’attacco concentrico alle Ong costrette a stare ai patti del Governo, agli accordi con le milizie libiche per trattenere i migranti in una terra di torture e morte, agli sgomberi inumani di famiglie lasciate per strada. Il ministro lo avrebbe fatto perché avrebbe avuto timore per la tenuta della democrazia.

Il ragionamento ha dell’incredibile: per evitare il fascismo bisogna dare un contentino al popolo che vuole la testa degli immigrati. Nel frattempo la destra fascista e razzista italiana ha alzato la testa, legittimata dalle posizioni governative. Usa solo un linguaggio più crudo. Ma nulla più. I social dimostrano come si sia scoperchiato il vaso di Pandora e, senza autocensure, si insultano liberamente coloro che esprimono posizioni autenticamente democratiche.

Di fronte a quello che sta accadendo, in Italia ci vorrebbero dieci, cento, mille manifestazioni contro l’odio razzista e fascista. Esiste un mondo di persone, associazioni, ong che non si riconoscono più nell’Italia che attacca e insulta le Organizzazioni non governative, la presidente della Camera Laura Boldrini, Roberto Saviano o Christian Raimo.

Bisogna alzare la testa. Stand up for human rights.

FONTE: Patrizio Gonnella, IL MANIFESTO



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