Francia in lotta contro le barriere anti-senza tetto

Francia . La Fondation Abbé Pierre denuncia la guerra ai poveri, fatta anche di barriere architettoniche. 143mila persone vivono in strada, 50% in più di dieci anni fa, 2mila morti ogni anno. La campagna “Soyons Humains”

Anna Maria Merlo • 8/12/2017 • Buone pratiche e Buone notizie, Povertà & Esclusione sociale • 676 Viste

PARIGI. L’ultima trovata è una doccia fredda che cade automaticamente sulla testa di chi si azzarda ad avvicinarsi troppo alla barriera di un garage per automobili, senza avere il badge appropriato (succede nel II arrondissement di Parigi, non lontano da rue de Rivoli).

E’ da tempo una gara di fantasia, per allontanare i senza tetto da luoghi riparati almeno dalla pioggia: barriere architettoniche di ogni genere, sbarre che difendono le entrate, installazioni “artistiche” con pietroni scomodi, pilastri appuntiti, piani inclinati ecc.

La Fondation Abbé Pierre ha lanciato l’allarme: “non è ai poveri che bisogna fare la guerra, ma alla povertà”. Mercoledi’, sulla vetrina di un’agenzia bancaria del Crédit Lyonnais a Parigi, che aveva piazzato dei piccoli pilastri pungenti per rendere impossibile una sosta al riparo, dei volontari della Fondation Abbé Pierre hanno attaccato un cartello: “invece di impedire ai senza tetto di dormire qui, offrite loro una casa altrove”.  L’operazione si è ripetuta in molte altre città francesi.

La campagna si chiama “Soyons humains”, “restiamo umani” e invita i cittadini a fotografare le barriere anti-clochard e inviare la prova della guerra ai poveri sul sito soyonshumains.fr.

E’ da una quindicina di anni che le fantasie si sono scatenate per limitare la presenza dei senza tetto nelle città. Il fenomeno è in netta crescita negli ultimi 5 anni.

Secondo la Fondation Abbé Pierre, 143mila persone in Francia – la quinta economia del mondo – vivono per strada o in luoghi di fortuna, un aumento del 50% rispetto a 10 anni fa. Più di duemila persone muoiono in strada ogni anno in Francia. In questi giorni di grande freddo, vengono aperti dei rifugi temporanei, ma l’offerta non è sufficiente.

Nei foyers per sdf (senza tetto) è difficile trovare un posto, la corsa inizia al mattino, con innumerevoli tentativi di chiamare il 115. Poi, per chi riesce a farsi ospitare per almeno una notte, scattano i meccanismi di divieto e di controllo: niente cani, niente alcol, orari pre-stabiliti.

E la violenza che esiste in questi luoghi, al punto che molti preferiscono restare per strada.

Delle famiglie intere si accampano come possono, molti con bambini: è soprattutto il caso dei Rom (vicino al Museum di Storia naturale e al Jardin des Plantes, per esempio, ogni sera si riunisce un gruppo famigliare di Rom, uomini , donne, ragazzini, bambini, per passare la notte, mentre i pochi averi vengono nascosti di giorno sotto la vegetazione, oltre la griglia di ferro che protegge  il museo e il giardino).

Nelle città e anche nel métro sono state installate delle panchine che impediscono di coricarsi, con posti separati da braccioli fissi, oppure dei sedili alti, inclinati, riservati ai viaggiatori. “La pratica si generalizza  – dicono alla Fondation Abbé Pierre – sotto tutte le forme”. Alcuni comuni hanno preso misure repressive.

Già nel 2006, la città di Argenteuil (non lontana da Parigi, un tempo luogo dove andavano a dipingere gli Impressionisti) aveva adottato un liquido repulsivo da diffondere sulle panchine, otto anni dopo a Angoulême il sindaco aveva deciso di “ingabbiare” le panchine con filo spinato.

A Parigi, almeno, ci sono le toilettes pubbliche gratuite, ma a Marsiglia (sindaco Républicain) sono state tutte chiuse, per impedire ai senza tetto di utilizzarle.

L’estate, i comuni dei luoghi turistici, fanno a gara per allontanare gli sdf: a Nizza e a Tours, per esempio, sono stati emessi decreti anti-mendicità (che poi le due città hanno dovuto ritirare, in seguito a sentenze di giustizia).

FONTE: Anna Maria Merlo, IL MANIFESTO

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