Sette ergastolani ostativi nel direttivo di Nessuno tocchi Caino

È una tradizione per «Nessuno tocchi Caino» tenere il Congresso in un carcere, quest’anno quello milanese di Opera, dove, nel dicembre 2015, si era svolto l’ultimo a cui ha partecipato Marco Pannella e da cui ha tratto ispirazione la campagna «Spes contra Spem» per il superamento dell’ergastolo ostativo ed il 41 bis. È però una [&hellip

Elisabetta Zamparutti • 19/12/2017 • Carcere & Giustizia • 580 Viste

È una tradizione per «Nessuno tocchi Caino» tenere il Congresso in un carcere, quest’anno quello milanese di Opera, dove, nel dicembre 2015, si era svolto l’ultimo a cui ha partecipato Marco Pannella e da cui ha tratto ispirazione la campagna «Spes contra Spem» per il superamento dell’ergastolo ostativo ed il 41 bis.

È però una novità assoluta che il Congresso abbia eletto nel Consiglio direttivo proprio degli ergastolani ostativi. Sono infatti 7 gli ergastolani di Opera che ora ricoprono un ruolo da dirigenti nell’associazione: tra loro ci sono Gaetano Puzzangaro, Orazio Paolello, Vito Baglio, Alfredo Sole, Rocco Ferrara, Roberto Cannavò e Giuseppe Ferlito. Uomini a cui negata per legge la speranza con un “fine pena mai” che hanno deciso di incarnarla, di essere fonte di un processo attivo di cambiamento, come testimoniano il docu-film Spes contra spem – liberi dentro di Ambrogio Crespi, di cui sono protagonisti, e quegli omonimi laboratori costituiti in varie carceri e fortemente sostenuti dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal Capo del Dap Santi Consolo.

Da oggi, spetterà anche ai sette ergastolani decidere e prendere iniziative volte a superare, con la pena di morte, anche la morte per pena e la pena fino alla morte, nei fatti decretate dall’armamentario emergenzialista speciale di norme e regimi penitenziari quali l’ergastolo ostativo, il 41-bis e l’isolamento diurno, per far vivere il “diritto alla speranza” che appartiene ad ogni essere umano, diritto codificato nello spazio del Consiglio d’Europa dalla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo e dagli standard del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT), ma negato, come è in Italia, da quello sbarramento automatico alla concessione di benefici penitenziari per chi sia imputato o condannato per i reati di cui al 4-bis, fintanto che non decida di collaborare alle indagini.

In questo senso il Congresso è stato anche occasione per presentare un’altra iniziativa innovativa, un ricorso di massa, quasi 250 casi, al Comitato Diritti umani e al Comitato contro la tortura dell’Onu curato dallo studio legale di Andrea Saccucci per denunciare il sistema dell’ergastolo ostativo che, combinato al “carcere duro” e all’isolamento diurno, provoca nel tempo – come ampiamente dimostrato dalla analisi statistica prodotta da Francesco Fabi in base alle risposte ai questionari di 247 ergastolani ostativi – danni irreversibili sulla salute fisica e mentale del detenuto, tali da configurare punizioni e/o trattamenti inumani e degradanti.

È la via sovranazionale, quella che Nessuno tocchi Caino continua a percorrere nello sforzo di accelerare quelle modifiche normative interne necessarie ad adeguare il nostro e altri Paesi agli standard internazionali sui diritti umani. È successo, per quanto riguarda la pena di morte, con l’approvazione della Risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali da parte dell’Assemblea generale di cui proprio oggi ricorre il decennale. Potrebbe succedere, per quanto riguarda l’ergastolo ostativo, già la prossima primavera, quando la Corte Europea per i diritti umani per la prima volta si pronuncerà sul ricorso di un ergastolano a vita, Marcello Viola, contro lo Stato italiano.

* Tesoriera di Nessuno tocchi Caino

FONTE: Elisabetta Zamparutti, IL MANIFESTO

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