Sulla missione militare in Niger, anche la Lega si accoda al Pd

L’Italia in Africa. La ministra Pinotti:« Non sarà una missione combat, andiamo lì per addestrare»

Carlo Lania • 16/1/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi, Immigrati & Rifugiati • 560 Viste

Niger, Tunisia e Libia, ma anche il Sahel e, più in generale, il Mediterraneo. Sono queste le nuove aree prioritarie per l’Italia. A spiegarlo è stata la ministra della Difesa Roberta Pinotti intervenendo davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato dove da ieri sono all’esame le missioni internazionali del Paese. Quella in Niger, ha spiegato Pinotti, «non sarà una missione combat, andiamo lì per addestrare le forze di sicurezza del Paese». E sempre da ieri al fronte dei favorevoli ai nuovi impegni militari, dove già sono allineati Pd, Forza Italia e Ap, si è aggiunta anche la Lega. «Io sono a favore» ha spiegato Matteo Salvini. «Ogni intervento italiano in giro per il mondo, che serve a difendere i confini o l’interesse nazionale, avrà il voto favorevole della Lega».

Dopo essere stato annunciato alla fine dell’anno dal premier Paolo Gentiloni, l’impegno africano dell’Italia comincia dunque a concretizzarsi. Contemporaneamente il governo vuole alleggerire la presenza di soldati italiani in Iraq e Afghanistan, arrivando nel primo caso fino al dimezzamento dell’attuale contingente forte di 1.500 uomini. Tutto avverrà gradualmente: i primi 250 soldati lasceranno l’Iraq entro marzo, seguiti da altri 450 entro settembre. Duecento, invece, i soldati in meno previsti in Afghanistan. Daesh, ha spiegato Pinotti, «è stato sconfitto militarmente, anche se rimane alto il pericolo di terrorismo».

Saranno invece 470 i soldati impegnati in Niger, la più importante delle nuove missioni. I primi a partire una volta avuto il via libera del parlamento saranno 130 uomini, seguiti a giugno dal resto del contingente. La missione costerà 49,5 milioni di euro per il 2018, trenta dei quali già stanziati fino a settembre.

Ma cosa faranno i soldati italiani in Niger? «Non è una missione combat – ha detto la ministra – né una missione in cui pensiamo di mettere 470 uomini come sentinelle ai confini. Il Niger ha detto di avere un problema nel controllo dei confini, ma non vogliono che li controlliamo noi. Vogliono diventare in grado di controllarli e sentono di avere bisogno di noi».

La missione avrà la sua base all’aeroporto di Niamey mentre i rifornimenti avverranno soprattutto via mare. Per questo è stato individuato come punto di imbarco e sbarco il porto di Cotonou, in Benin, a 1.300 chilometri di distanza dalla capitale nigerina. La missione potrà inoltre contare sui 130 mezzi terrestri, tra i quali anche carri Lince e due aerei per il trasporto truppe e merci. Il contingente comprenderà un gruppo di addestratori, un team sanitario e personale del genio, oltre naturalmente agli uomini addetti all sicurezza della base. «Esistono missioni europee, esiste un intervento della Francia come degli Stati uniti», ha proseguito la ministra. «Noi ci coordiniamo con la strategia che riguarda il G5 Sahel (la nuova forza militare formata da truppe di Niger, Mali, Mauritania, Burkina Faso e Ciad, ndr) ma si tratta di uan missione bilaterale». Il ministro degli esteri Angelino Alfano ha invece annunciato uno stanziamento italiano di 100 milioni di euro al Niger, che intensificherà l’azione di contrasto dei flussi di migranti diretti in Italia. «I risultati ci sono già e parlano chiaro: drastica riduzione dei flussi dai 330 mila del 2016 ai 62 mila del 2017», ha detto il titolare della Farnesina.

Per quanto riguarda la Libia, ai 370 uomini già impegnati con la missione Ippocrate (spedale a Misurata) e con la Guardia costiera libica, se ne aggiungeranno altri 30 con funzioni sempre con compiti di addestramento alle forze di sicurezza libiche. In Tunisia, invece, l’Italia parteciperà alla missione Nato e contribuirà alla costituzione di un comando di livello di brigata.

Mercoledì è previsto il voto alla Camera, mentre per il Senato sarà probabilmente sufficiente il voto espresso dalle commissioni. La decisione di riaprire le camere per consentire il voto alle missioni ha però sollevato critiche a sinistra. «Una scelta di questa natura – ha detto il vicepresidente della commissione Esteri della Camera Erasmo Palazzotto (LeU) – non può essere assunta da un parlamento che non si trovi nel pieno delle sue funzioni senza che questo determini un vulnus per la nostra democrazia».

FONTE: Carlo Lania, IL MANIFESTO

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