Pensioni. Al via l’APE, per ogni anno di anticipo costo tra l’1,4 e l’1,6%

Martedì Boeri presenta il simulatore del prestito volontario: con 63 anni e 20 di contributi si può calcolare quanto prima uscire e a quale prezzo

valentina conte • 11/2/2018 • Lavoro, economia & finanza • 730 Viste

Sembrava impossibile. Eppure anche l’Ape volontario, l’autoprestito per anticipare la pensione, è arrivato al traguardo, dopo quasi un anno di faticosa gestazione. Superate mille traversie burocratiche, convinte le assicurazioni e le banche ( alla fine hanno aderito solo in due: Unicredit e Intesa), fissato il costo, si parte. L’annuncio finale lo farà il presidente dell’Inps Tito Boeri, quando martedì presenterà il simulatore online e darà il via alle domande. Chi ha i requisiti – 63 anni di età e almeno 20 di contributi, maturati sin dal primo maggio 2017, data in cui per legge doveva scattare il meccanismo – potrà intanto dare un’occhiata al simulatore Inps. Così da valutare la convenienza del prestito. A cominciare da quanti anni di anticipo richiedere, fino a un massimo di tre e sette mesi. E tenendo bene a mente che più si anticipa e maggiore sarà poi la rata da restituire in vent’anni e da sottrarre alla pensione di vecchiaia.
Taeg
Proprio perché l’Ape volontario è uno strumento ideato per favorire una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro, ora che i requisiti per la pensione sono balzati così in avanti ( 66 anni e 7 mesi quest’anno, 67 anni dal prossimo) e si adeguano via via con la vita che si allunga, può essere appetibile. Senza trascurare però che sempre di un prestito si tratta, il cui costo totale ( il Taeg) è per ora circa il 3,4% annuo. E tale rimarrà per il ventennio di rate, come fosse un mutuo a tasso fisso. Ma soggetto poi all’andamento del mercato e dunque a possibili rialzi nel corso dei due anni sperimentali di Ape volontaria (questo e il prossimo). Insomma, meglio non aspettare troppo. Il Taeg comprende sia gli interessi che il premio di assicurazione e il contributo al fondo di garanzia. Costi che servono a non scaricare le rate sugli eredi, in caso di morte o di pignoramento della pensione. E a salvaguardare le banche. Sull’Ape non si pagano né tasse né contributi. E il costo del 3,4% annuo è considerato al netto del bonus fiscale, ovvero la metà degli interessi e del premio di assicurazione coperta dallo Stato.
Doppia domanda
Una volta simulato, l’Ape deve essere richiesto. Le domande sono due: la prima all’Inps per accertare i requisiti, la seconda dopo l’ok finale dell’Istituto di previdenza ( che può arrivare entro due mesi) per ottenere il finanziamento vero e proprio e l’assicurazione abbinata. « Non sarà difficile compilare la domanda online » , spiega Vincenzo Galasso, consigliere economico di Palazzo Chigi. «E in ogni caso il pensionando può farsi aiutare dai patronati che potranno accedere al sito Inps e scaricare una precompilata da fargli firmare » . All’atto della richiesta, si sceglie la banca e l’assicurazione (ma il Taeg rimane quello in ogni caso, perché concordato con il governo) e quanti soldi di anticipo si desiderano. Ricordando però che si può uscire 3 anni prima con non più del 75% della futura pensione di vecchiaia. Due anni con l’ 80%, al massimo. Un anno con l’ 85%. Si può poi prendere l’Ape e continuare a lavorare, senza limiti di reddito e orario, compreso il part-time.
Rita e “aziendale”
Misure gemelle dell’Ape volontario, anche l’Ape aziendale e la Rita – acronimo che sta per Rendita integrativa temporanea anticipata – consentono di anticipare la pensione. Nel primo caso, è l’azienda a farsi carico del costo dell’anticipo, aumentando i contributi del dipendente che richiede l’Ape e che poi deve ripagare quel costo ( interessi e assicurazione). Nel secondo caso, la Rita permette un anticipo fino a 5 anni, usando il fondo accumulato nella previdenza integrativa. Ape e Rita si possono anche combinare.
Convenienza
Un operaio di 66 anni con pensione futura da 1.200 euro netti, per un anno di anticipo pagherà una rata di Ape da 71 euro al mese, 852 euro all’anno, circa 17 mila in vent’anni: 12 mila euro “ consumati” nell’anno di anticipo, 5 mila tra interessi e assicurazione. Tanto o poco? « Meno di qualunque altro prestito o cessione del quinto » , risponde Stefano Patriarca, esperto di previdenza e nel nucleo tecnico di Palazzo Chigi. « L’incidenza dei costi, grazie al bonus fiscale che li dimezza, sarà tra l’ 1,6 e l’ 1,4% per ogni anno di anticipo. La completa assenza poi di imposte e la possibilità di associare l’Ape a forme di lavoro ridotto ne fanno uno strumento fruibile da tutti i lavoratori sia dipendenti che autonomi. Poi certo il successo della sperimentazione è affidato all’Inps e alla sua efficace strumentazione, oltre che alla disponibilità di banche e assicurazioni».

Fonte: Valentina Conte, LA REPUBBLICA

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