Filippine. Nella lista nera del governo leader indigene e relatrici Onu

Il ministero di Giustizia di Manila chiede di dichiarare terroriste 649 persone. Tra loro la Relatrice Onu per i diritti dei popoli indigeni, Vicky Tauli-Corpuz, e Joan Carling, leader della Cordillera Peoples Alliance

Francesco Martone • 13/3/2018 • Diritti umani & Discriminazioni • 467 Viste

L’allarme di Hrw: si mette in pericolo la loro vita

La notizia sta rimbalzando nelle reti di solidarietà internazionale, tra le organizzazioni di popoli indigeni di tutto il mondo. Il ministro di Giustizia delle Filippine ha chiesto a un tribunale di Manila di dichiarare – ai sensi dell’Human Security Act – «terroriste» 649 persone, tra cui presunti leader e aderenti al Partito Comunista delle Filippine e al suo braccio armato, l’Npa (New Peoples’ Army).

Nella lista anche leader indigene quali l’attuale Relatrice speciale Onu per i diritti dei popoli indigeni, Vicky Tauli-Corpuz, e Joan Carling, già direttrice dell’Asia Indigenous Peoples Pact (Aipp) e leader della Cordillera Peoples Alliance (Cpa).

Secondo Human Rights Watch, l’inclusione di Tauli-Corpuz nella «lista nera» equivale a una minaccia per la sua sicurezza e incolumità, visto che in passato molti di coloro «bollati» come aderenti all’Npa sono stati assassinati da forze governative o paramilitari. La richiesta del ministero avviene a pochi mesi dal fallimento dei negoziati di pace tra governo e ribelli, in seguito alla decisione del primo di interrompere le trattative.

In una sua dichiarazione la Relatrice rigetta ogni accusa: «Non sono connessa in alcuna maniera con le organizzazioni in questione, né sono al corrente o tanto meno ho partecipato agli atti citati nella petizione». Accuse rigettate pubblicamente anche da Carling.

Tauli-Corpuz in questi mesi sta lavorando a un rapporto sulla criminalizzazione dei difensori dei diritti dei popoli indigeni che presenterà poi alle Nazioni Unite. I relatori speciali dell’Onu per i difensori dei diritti umani, Michel Forst, e per gli sfollati interni, Cecilia Jimenez-Damary, hanno definito la sua inclusione nella lista nera del ministero di Giustizia un atto di rappresaglia: lo scorso dicembre Tauli-Corpuz e Jimenez-Damary in un comunicato congiunto avevano denunciato l’espulsione di migliaia di indigeni Lumad come conseguenza del conflitto tra forze governative e ribelli a Mindanao, una situazione che potrebbe degenerare ulteriormente a causa dell’estensione della legge marziale fino a fine 2018.

Almeno 2.500 indigeni sono stati espulsi dalle loro terre dall’ottobre scorso e alcuni di loro uccisi da militari il 3 dicembre nel villaggio di Barangay Ned, nella provincia di South Cotabato.

«L’attacco contro la Relatrice Speciale avviene in un contesto di esecuzioni extragiudiziali diffuse, e di attacchi contro chiunque sia critico nei confronti del governo attuale, inclusi difensori dei diritti umani», hanno sottolineato Forst e Jimenez-Damary. FrontLine calcola che l’80% dei 312 casi di omicidio di difensori e difensore nel 2017 siano avvenuti in Brasile, Colombia, Messico e Filippine.

Il governo Duterte non è nuovo a minacce nei confronti di relatori speciali Onu. In passato minacciò pesantemente la relatrice sulle esecuzioni extragiudiziali Agnes Callamard, rea di aver condannato più volte le migliaia di omicidi commessi nella campagna del governo contro il consumo e commercio di droga.

Vicky Tauli-Corpuz sarà a Roma il 22 marzo a un incontro pubblico organizzato dalla rete In Difesa Di – per i diritti umani e chi li difende (www.indifesadi.org) assieme a Nara Baré, neoeletta presidente della Confederazione delle Organizzazioni dei Popoli Indigeni dell’Amazzonia Brasiliana (Coiab). Il 24 marzo sarà al dibattito di chiusura del Festival dei Diritti Umani.

FONTE: Francesco Martone, IL MANIFESTO

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