Poliziotti francesi trascinano una migrante incinta giù dal treno

Le immagini sono un esempio eclatante di come la polizia francese effettua i controlli dei documenti ai migranti che si trova sui treni. In un video girato a febbraio da alcuni studenti francesi e reso noto dal quotidiano Nice-Matin, si vede una squadra di agenti mentre trascina fuori da un treno una migrante incinta, prendendola [&hellip

il manifesto • 6/4/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 333 Viste

Le immagini sono un esempio eclatante di come la polizia francese effettua i controlli dei documenti ai migranti che si trova sui treni. In un video girato a febbraio da alcuni studenti francesi e reso noto dal quotidiano Nice-Matin, si vede una squadra di agenti mentre trascina fuori da un treno una migrante incinta, prendendola per braccia e gambe dopo un energico controllo tra grida e proteste. La donna, scrive Nice-Matin, viaggiava con il marito e due figli piccoli su un convoglio proveniente da Ventimiglia ed è stata costretta a scendere a Mentone.

Tutto comincia quando una famiglia di migranti originari della Nigeria si rifiuta di mostrare i documenti agli agenti.«Dovete scendere, scendete!», gridano i poliziotti nel video a un uomo che risponde in inglese: «Perché mi arrestate? Sono con mia moglie, è incinta». L’uomo, scrive ancora Nice-Matin, si rifiuta di consegnare i documenti e gli agenti decidono di far scendere la famiglia a Mentone. La situazione degenera rapidamente tra le grida dell’uomo: «Non toccate mia moglie, è incinta!». La donna accusa un malore e viene quindi trascinata sulla banchina della stazione.

Le immagini sono state girate con il cellulare da tre studenti di Cannes che rientravano da un reportage a Ventimiglia proprio sulla situazione dei migranti al confine italo-francese. Anche i tre giovani sono stati controllati dalla polizia. Il video, girato a febbraio, era stato poi inviato all’Osservatorio nazionale sulle violenze della polizia. Il 27 marzo è finito su internet, scatenando polemiche e indignazione.

FONTE: IL MANIFESTO

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