Sciopero RyanAir in Europa, ma l’azienda dirotta i lavoratori

Modello low cost . Domani la storica protesta mentre O’Leary ammette: utili in calo per i (pochi) aumenti di salario. Il sindacato belga denuncia: equipaggi tedeschi e polacchi per sostituirci

Massimo Franchi * • 24/7/2018 • Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 160 Viste

Il modello RyanAir scricchiola sempre di più. Alla vigilia del primo storico sciopero europeo che ha già fatto cancellare 600 voli, la conferma arriva direttamente dal suo inventore Micheal O’Leary che presentando i conti del primo trimestre ha precisato: gli utili sono precipitati del 20 per cento – nonostante un aumento dei passeggeri del 7 per cento – a causa dei «costi più elevati del carburante e del personale».

IL COSTO DEL LAVORO PIÙ ALTO deriva dal solo recente e limitato accordo con una parte dei piloti irlandesi a cui è stato riconosciuto un aumento lo scorso anno dopo che molti si sono trasferiti verso altre compagnie che hanno condizioni salariali e di lavoro molto migliori – diaspora che portò RyanAir a dover fare marcia indietro – e dalla firma di un unico accordo con il sindacato inglese Unite.

Per il resto O’Leary continua a considerare il sindacato come il diavolo e a farsi beffa deii diritti dei lavoratori tanto in Belgio RyanAir ha intenzione di “dirottare” equipaggi polacchi e tedeschi per rimpiazzare il personale in sciopero, come ha denunciato il sindacato Cne. A Bruxelles infatti rischia di essere cancellato l’80 per cento dei voli, la quota più alta in Europa. Per evitare questo smacco RyanAir è arrivata perfino a decidere di spostare personale da altri paesi. Il sindacato belga Cne ha denunciato la pratica, allertando in particolare sul rispetto dei tempi di volo per il personale che verrà dirottato da altri paesi: il rischio è che i piloti soprattutto lavorino per troppe ore consecutive mettendo a repentaglio la sicurezza dei passeggeri. Il sindacato chiede quindi alle autorità belghe del lavoro di verificare che le regole siano rispettate, cosa sulla quale stanno già indagando le autorità spagnole e portoghesi.

IL MODELLO LOW COST BASATO essenzialmente su un costo del lavoro infinitamente più basso della concorrenza è stato messo in discussione proprio dalla presa di coscienza dei sindacati che il 3 e 4 luglio a Dublino -che ha dato vita alla «carta dei diritti» RyanAir Crew Charter – hanno deciso la mobilitazione di domani.

UNA MOBILITAZIONE che riguarderà soprattutto gli assistenti di volo che hanno meno potere contrattuale rispetto ai piloti ma anche condizioni salariali peggiori: i sindacati calcolano che rispetto alle altre low cost come Easy Jet o Norwegian la differenza di stipendio lordo è di 8-9mila euro all’anno e di 400 euro sulla paga base: 950 euro contro 1.350 con una paga per ora di volo di 17,13 euro.
Lo sciopero di 24 ore del personale navigante di Ryanair di domani è dunque europeo, ma in Belgio, Spagna e Portogallo la protesta si estenderà anche a giovedì 26 luglio «contro l’approccio della compagnia irlandese verso i propri lavoratori», spiegano i sindacati di questi quattro Paesi.

LO STOP IN ITALIA PIÙ limitato perché arriva dopo una divisione sindacale. È stato proclamato da Filt Cgil e Uiltrasporti e non dalla Fit Cisl che ha deciso di rompere il fronte unitario confederale e unirsi agli autonomi di Anpac e Anpav pronti a trattare con RyanAir.

«LA GRANDE MAGGIORANZA DI piloti e assistenti di volo Ryanair definiscono inaccettabile che la compagnia, nonostante le sentenze della magistratura ed a dispetto dei più elementari diritti costituzionali, continui a preferire unilateralmente interlocutori minoritari», denunciano Filt e Uilt. «Ryanair ha perso ancora una volta l’occasione per un dialogo sano e costruttivo a tutela dei lavoratori e dell’azienda».
Nei precedenti scioperi – i primi proclamati solo dalla Fit Cisl – nessun assistente di volo ha avuto il coraggio di astenersi dal lavoro. Domani fra Bergamo, Catania e Ciampino – le sedi più importanti di RyanAir – qualche lavoratore farà la storia.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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