Balcani. Oltre 1000 artisti e attivisti croati denunciano i portieri dell’Europa razzisti

Balcani. Oltre 1000 artisti e attivisti croati denunciano i portieri dell’Europa razzisti

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ZAGABRIA. Dallo scorso 9 novembre ad oggi, più di 1.000 attivisti, intellettuali e giornalisti croati, assieme a più di 50 associazioni, hanno firmato un appello contro l’odio verso i migranti, che sta dilagando sui media e incantando l’opinione pubblica. L’appello, dal titolo simbolico Il futuro al di là dall’incudine umanitaria e del martello poliziesco, oltre a sottolineare la brutalità della polizia croata, i respingimenti e i maltrattamenti ai confini del Paese, denuncia anche la criminalizzazione dei migranti sui media asserviti alla destra.

Come si può leggere nell’appello, i media croati descrivono la situazione solo da dietro le barricate della polizia e la loro narrazione dei fatti si basa quasi esclusivamente sulle dichiarazioni del ministero degli Interni croato. Così le proteste dei migranti, come quella avvenuta il 22 ottobre nei pressi dei valichi di Velika Kladusa, vengono riportate senza dar voce agli stessi migranti. I toni predominati sono generalmente allarmisti, pieni di frasi del tipo: «caos alle frontiere», «escalation della violenza», «situazione drammatica».

La fabbricazione dello stato d’emergenza non è una novità nei Balcani. Nel week-end scorso è stata vandalizzata la sede dell’organizzazione Are You Syrious?, che si occupa di assistenza ai migranti e che fa parte della rete Welcome!, che ha promosso nella notte del 7 novembre l’azione di sensibilizzazione della popolazione di Zagabria, proiettando in alcuni luoghi pubblici molto frequentati i frammenti di storie dei migranti: «Doveva togliersi tutti i vestiti che aveva indosso. Mentre la poliziotta perquisiva la mia figlia più giovane, i poliziotti la guardavano nuda» o «sono stato riportato in Bosnia cinque o sei volte. Sempre con gli stessi modi, picchiato e derubato».

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Sul sito dell’associazione si possono ascoltare le testimonianze sui doganieri che sparano al confine croato-sloveno, di gente annegata nei fiumi fuggendo dai “giustizieri” dell’ordine europeo, che picchiano indiscriminatamente donne e bambini. Stando a questi racconti, i poliziotti croati (come anche quelli sloveni), si stanno trasformando in crociati dell’ordine europeo, tanto da rievocare le voci sul conto delle milizie croate nel 1848.

Il pericolo dei migranti è stato talmente gonfiato dalla destra croata da condizionare l’agenda della presidente Kolinda Grabar Kitarovic. Infatti, dopo l’appello di un noto giornalista, alfiere dell’estrema destra, a non recarsi a Marrakech per firmare la dichiarazione euro-africana sui migranti, la Grabar Kitarovic ha cambiato la propria agenda, cancellando improvvisamente impegni già presi e allineandosi alle posizioni ungheresi e polacche. Si è aperta così una crisi tra il governo e il colle più alto. Da tempo è noto che tra l’attuale premier e la presidente non corre buon sangue, pur provenendo dallo stesso partito. Il premier, nonché capo del partito Hdz, è più in sintonia con la Merkel che con la Kitarovic, la quale in vista delle prossime elezioni presidenziali sta ballando con i portieri notturni d’Europa.

* Fonte: Luka Bogdanic, IL MANIFESTO



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