CGIL. Camusso, discorso di addio alla segreteria, intanto si cerca l’accordo

Congresso Cgil. A Bari la leader uscente del sindacato fa un intervento senza sconti: «Ho sempre lavorato a una soluzione unitaria»

Massimo Franchi * • 23/1/2019 • Sindacato • 511 Viste

BARI. Un’ora e mezza di relazione per dare l’addio alla segreteria generale, ma «non alla Cgil». Collana col ciondolo a forma di quadrato rosso e maglietta femminista con la scritta «Belle ciao», Susanna Camusso saluta emozionata («non fatemi commuovere»), applaudita da una platea che in teoria dovrebbe essere divisa ma che le regala un abbraccio sincero.
OTTO ANNI ALLA GUIDA della confederazione si chiudono con un discorso senza sconti e sviolinate che delinea la Cgil del futuro con la sottolineatura dell’unità ritrovata. La parte più attesa del discorso è quella finale, sul congresso. La rivendicazione è sui numeri – 1 milione e 407mila votanti -, sull’unità sul documento «Il lavoro è» e sull’«aver sempre lavorato a una soluzione unitaria». E allora il rischio del «dividerci a posteriori» è figlio solo della «persona scelta» – Maurizio Landini – «non è sui programmi». E «l’unità non può essere dualità».

Il discorso era partito dal pugliese Di Vittorio e dal rilancio del mezzogiorno: Camusso propone «a Cisl e Uil una mobilitazione specifica» con la «scelta fondamentale di colmare il divario nord-sud».

Davanti ai due principali candidati alle primarie del Pd – Zingaretti e Martina – Camusso contesta la mancanza di autocritica e rilancia «un nuovo modello di sviluppo» che non sia «solo correggere le virgole del modello neoliberista».

L’attacco al governo è dritto e pesante: «Un giudizio largamente critico e severo sulla manovra, per questo abbiamo indetto la manifestazione nazionale del 9 febbraio, lavoriamo per una vera e propria vertenza nei confronti del governo». Il giudizio su reddito e Quota 100 è negativo e la Flat tax «è il contrario dell’idea di progressività fiscale».

BUONA PARTE della relazione è dedicata all’Europa: «Alla mobilitazione dei sindacati europei di aprile richiesta fin dal 2012» e all’idea che «se non difendiamo l’Europa non la riformeremo». Il cuore della relazione è però nella proposta di una «società 5.0» in risposta all’«impresa o industria 4.0» di calendiana memoria: «Un’innovazione non ridotta solo alle imprese, che veda gli uomini e le donne non solo come consumatori ma come attori consapevoli della società». Sul piano strettamente sindacale la proposta più innovativa riguarda l’idea «di portare le defiscalizzazioni degli aumenti salariali a livello di contratti nazionali, non più a livello aziendale».

A margine del discorso, Camusso risponde così sull’assenza del governo al congresso: «Normalmente una grande organizzazione ha sempre invitato il governo, che ha trovato sempre le forme per esserci. Questo governo si sottrae. C’è la conferma di un’idea che utilizza l’appello al popolo per negare il riconoscimento delle forze sociali».

ALLA PROPOSTA di «un sindacato confederale davvero unitario», Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo nei loro interventi rispondono positivamente. La segretaria della Cisl, ricordando che «siamo state le prime due donne a guidare due grandi organizzazioni confederali», considera «l’unità sindacale una conquista continua che va fatta crescere dal basso». «Dobbiamo fare un passo avanti per rilanciare l’unità sindacale che può essere un valore anche per rilanciare l’unità del paese», dice Barbagallo (Uil). «Avevo preparato una bozza per un nuovo patto federativo – prosegue il leader della Uil – ma ho deciso di non presentarla perché ritengo che sia giusto realizzarla insieme».

E anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia si dice favorevole a «un dibattito con Cgil, Cisl e Uil sull’Europa del futuro e le riforme da realizzare attraverso la centralità del lavoro».

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Cgil, intesa lontana. Verso la conta tra Landini (in vantaggio) e Colla

Il congresso. L’accordo non si trova, i due fronti si preparavano ad andare allo scontro su due liste separate

Come in ogni congresso Cgil che si rispetti è dietro le quinte che se ne decidono le sorti. Durante gli interventi dal palco vanno avanti anche le commissioni politiche sui documenti e gli emendamenti, ma soprattutto gli incontri nei corridoi per tentare una «soluzione unitaria», da tutti auspicata ma ancora molto lontana. Con la conta fra Maurizio Landini (in vantaggio) e Vincenzo Colla sempre più probabile.

Uno dei grandi elettori di Colla al congresso non c’è. Ivan Pedretti, il segretario dei pensionati dello Spi, è assente per motivi di salute e ha inviato al congresso un messaggio molto applaudito: «Il cuore a volte fa brutti scherzi e ti dice ’rallenta, prenditi una pausa’», racconta. Sull’esito del congresso auspica: «Lavoriamo tutti insieme per una nuova e grande organizzazione all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte, facciamolo unitariamente, ce lo chiedono i tanti e tante militanti, con questo congresso consegniamogli una Cgil e un gruppo dirigente che ha saputo stare insieme anziché dividersi, l’unità è la nostra forza». Se dal palco Susanna Camusso aveva detto di «attendere risposte» su una proposta di condivisione della segreteria da parte di chi appoggia Colla, la risposta dal fronte riformista è ancora negativa: si chiede un ruolo da vicesegretario unico per Colla come condizione indispensabile per un accordo.

Dal palco poi è arrivato un attacco molto duro a Camusso da parte di Michele Azzola, segretario di Roma e del Lazio: «La retorica del noi non funziona quando non si tiene conto di metà del gruppo dirigente e lo si accusa di interessi personali. Il segretario lavori veramente per l’unità altrimenti la competizione non è un dramma: abbiamo due validi candidati e chi prende un voto in più è il segretario di tutti».

Ieri sera la soluzione unitaria dunque sembrava ancora molto lontana e, nonostante i pontieri al lavoro, i due fronti si preparavano ad andare allo scontro su due liste separate per l’elezione dell’Assemblea generale che giovedì eleggerà il nuovo segretario generale.

Ma ieri chi appoggia Landini era più tranquillo sui numeri. Da più parti – da più categorie e territori – si dava per scontato un vantaggio «cospicuo» e «tranquillizzante». E allora la «paura della conta» dovrebbe essere più in chi è in minoranza – chi appoggia Colla – e che rischia di perdere posti in segreteria e nel direttivo, il parlamentino della Cgil.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

 

foto: CGIL nazionale

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