Rivolta in Comune. Palermo scende in piazza con Orlando per bloccare il decreto

L’arcivescovo Lorefice nella messa di fine anno ha incoraggiato l’azione del comune

Alfredo Marsala * • 5/1/2019 • Immigrati & Rifugiati, Welfare & Politiche sociali • 206 Viste

Non si vedeva da un po’ di tempo una folla così eterogenea in piazza, a Palermo. L’uno a fianco all’altro sotto una pioggia a tratti battente, davanti al municipio, c’erano i soci del circolo Porco Rosso, gesuiti e francescani, rappresentanti dell’Arcigay, esponenti dell’associazione genitori cattolici; c’erano Rifondazione, Sel, la Cgil, il Pd, Art.1-Mdp e c’erano i preti delle parrocchie più impegnate e tanti cittadini. Più di 600 persone, con la temperatura sotto i 5 gradi e le montagne innevate, si sono strette a fianco del sindaco Leoluca Orlando nella battaglia contro il decreto sicurezza che sta mettendo a repentaglio anni di lavoro sul territorio fatto dalle comunità di accoglienza per sostenere l’integrazione di tanti migranti che studiano e lavorano in città e che rischiano di diventare illegali.

UNA MOBILITAZIONE spontanea, nata sui social network, per rivendicare il diritto di essere umani e il rispetto della Costituzione. A dare manforte al sindaco anche l’arcivescovo Corrado Lorefice, che nell’omelia alla messa di fine anno, celebrata in municipio proprio ieri, ha incoraggiato l’azione di Orlando e di chi lo sta sostenendo.

«Tu Gesù sei stato il primo profugo dell’era cristiana, aiutaci ad aiutare ogni uomo che chiede accoglienza, rendici capace di preparare il vero presepe, di aprire le nostre strutture e le nostre famiglie – ha detto Lorefice – Che non ci accada di rimanere in silenzio dinnanzi ai dis-umani decreti che aggravano la sofferenza di chi è vessato dalla povertà e dalla guerra». Parole che l’arcivescovo aveva scritto in un testo inviato alle parrocchie invitando i parroci a pronunciarle durante le omelie per il Natale.

AD ASCOLTARLO NON C’ERA però il prefetto, Antonella De Miro, che non ha partecipato alla messa. Segno di un clima sempre più testo tra lo Stato e l’amministrazione comunale dopo la scelta di Orlando che nella nota trasmessa il 21 dicembre all’ufficio anagrafe ha disposto la sospensione del decreto sicurezza nella parte che vieta l’iscrizione dei migranti sotto protezione internazionale.

«I MIGRANTI SONO PERSONE, questo decreto prevede norme criminogene e disumane», ha urlato Orlando in piazza. «Per la parte che mi compete l’ho sospeso perché costringe persone che vivono nella legalità a vivere nella illegalità – ha aggiunto – Non esistono migranti economici: sono tutte persone alle quali vengono negati i diritti nonostante abitino in Italia». «So cosa rischio – ha proseguito il sindaco tra gli applausi della gente – Ma mi assumo la mia responsabilità. Voglio promuovere un giudizio civile per la violazione di diritti umani. Il nervosismo e gli insulti sono di chi non ha argomentazioni».

Dopo avere consultato alcuni colleghi costituzionalisti ed esperti amministrativi, Orlando sta studiando le prossime mosse, anche col supporto dell’avvocatura comunale. Tre le ipotesi al momento in campo; le prime due implicano il coinvolgimento di soggetti terzi direttamente coinvolti. Il ricorso alla Corte costituzionale, approdo sul quale punta il sindaco di Palermo per aprire il conflitto sul decreto Salvini, può essere adito da un giudice ordinario o amministrativo. A rivolgersi al giudice potrebbe essere un migrante al quale verrà negata l’iscrizione dall’anagrafe violando la disposizione del sindaco Orlando oppure al contrario qualunque cittadino, con un ricorso contro l’eventuale iscrizione all’anagrafe da parte degli uffici in violazione questa volta del decreto sicurezza.

LA TERZA VIA È IN MANO invece al sindaco. Orlando potrebbe presentarsi spontaneamente davanti ai magistrati depositando un atto di iscrizione effettuato dall’anagrafe, in questo caso dovrà essere la Procura o il magistrato amministrativo ad aprire una istruttoria: chiedendo il rinvio a giudizio del sindaco o archiviando, in quest’ultimo caso per Leoluca Orlando sarebbe già una vittoria.

IERI È STATA RILANCIATA la notizia di un blitz della Digos negli uffici dell’anagrafe, poi smentita dalla Questura; qualcuno allora ha ipotizzato che fossero ispettori della Prefettura ma il ministro Salvini ha assicurato di non avere intenzione di effettuare verifiche. Certo è, invece, che al momento l’anagrafe ha congelato le richieste d’iscrizione presentate: gli uffici dovrebbero occuparsene la prossima settimana.

* Fonte: Alfredo Marsala, IL MANIFESTO

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