La cocaina dilaga ma non sveglia i governi riuniti dall’Onu a Vienna

Commission on Narcotic Drugs. I governi perseverano con vecchie politiche proibizioniste sulle droghe. Amsterdam e Bristol al top della classifica stilata analizzando le acque reflue

Eleonora Martini * • 15/3/2019 • Droghe & Dipendenze • 118 Viste

Tra il centinaio di ministri e capi di Stato riuniti da ieri a Vienna per il Segmento ministeriale di alto livello che anticipa la 62esima sessione della Commission on Narcotic Drugs (Cnd) dell’Onu, manca l’Italia. E forse «non è una cattiva notizia», come fa notare Fuoriluogo ricordando i precedenti del 2009 quando il governo Berlusconi «ruppe il fronte riformista europeo» e le recenti affermazioni del vicepremier Salvini che – almeno a parole – cavalca la linea iper proibizionista del ministro alla Famiglia delegato alle Droghe, Lorenzo Fontana. Eppure passi avanti non se ne sono visti, in questa sessione di lavori, che ogni cinque anni si prefigge lo scopo di fare il punto sul controllo mondiale delle droghe, aperta ieri dal video messaggio del Segretario generale António Guterres e che ha visto la partecipazione tra gli altri del presidente della Bolivia Evo Morales.

IL DOCUMENTO (adottato all’inizio del dibattito, anziché alla fine) messo a punto nei mesi scorsi in seguito ad intensi negoziati, «ripete automaticamente formule diplomatiche che si contraddicono tra loro – afferma il radicale Marco Perduca, presente a Vienna per conto dell’Associazione Luca Coscioni -. È un contesto ristretto in cui nessuno si azzarda a criticare radicalmente l’impianto proibizionista derivante dalle tre Convenzioni Onu sugli stupefacenti, quella del 1961, del ’71 e dell’88, che hanno portato alla concezione delle “tabelle” dentro le quali finiscono, nelle leggi nazionali, piante e sostanze da proibire molto diverse tra loro».

Una dichiarazione politica che sembra affermare tutto e il suo contrario: «Conferma la centralità immodificabile delle tre Convenzioni Onu, pur concedendo una certa flessibilità nella loro applicazione – sintetizza Perduca -; riconosce la necessità di promuovere politiche sulle droghe che si basino sul rispetto dei diritti umani, senza però condannare l’uso della pena di morte; sostiene l’accesso alle medicine essenziali, alcune delle quali prodotte con piante proibite, come la morfina, ma nonostante ciò promuove il rafforzamento dei controlli per impedirne il commercio nel mercato “ricreativo”, compresa la cannabis che è sempre più prescrivibile per vari tipi di terapie».

DELLA STESSA OPINIONE è Fuoriluogo, il portale di Forum Droghe, che ricorda come nell’ultimo decennio ci sia stato «un aumento del 31% nel numero di persone che usano droghe e un aumento senza precedenti nella coltivazione dell’oppio e della coca», e di come anche il crimine organizzato sia «fiorito, con il commercio di droghe illecite valutato tra i 426 e i 652 miliardi di dollari».

Eppure il Segmento ministeriale della Cnd non è certo un monolite: se da un lato sembrano vincere le posizioni più proibizioniste e repressive della Russia e dei Paesi africani ed asiatici, dall’altra prendono sempre più piede gli approcci raziocinanti della Bolivia di Morales, di alcuni Stati americani ed europei e dalla stessa Commissione europea che insistono sulla linea della riduzione del danno e della proporzionalità delle pene. Non è un caso, fa notare Fuoriluogo, che in contrasto con il documento politico finale un gruppo di lavoro interistituzionale dell’Onu abbia pubblicato proprio ieri un rapporto secondo il quale «le politiche punitive sulla droga continuano ad essere utilizzate in alcune comunità, nonostante siano inefficaci nel ridurre il traffico di droga o nell’affrontare l’uso e l’offerta di droghe non mediche, e continuano a minare i diritti umani e il benessere delle persone che fanno uso di sostanze, nonché delle loro famiglie e comunità».

E A CERTIFICARE la diffusione di stupefacenti nelle capitali europee è il rapporto presentato ieri a Vienna dal gruppo europeo Score che, in collaborazione con l’agenzia europea delle droghe (Oedt), ha analizzato nel marzo 2018 le acque reflue di 73 città in 20 Paesi europei per monitorare in un campione di circa 46 milioni di persone i consumi di quattro sostanze: amfetamina, cocaina, Mdma (ecstasy) e metamfetamina. Uno studio che pur non essendo considerato da tutti gli esperti completamente affidabile – in quanto non analizza, ad esempio, i territori fuori dai grandi agglomerati urbani – in ogni caso restituisce una fotografia generale dell’uso di certe sostanze.

SECONDO SCORE (che dal 2011 monitora le acque reflue), si nota un aumento dei consumi rispetto al 2017. In particolare al top della “classifica” per la cocaina ci sono Bristol (con 970 mg ogni 1000 persone), Amsterdam (dove il consumo di cannabis è tollerato, con 932 mg ogni mille abitanti), Zurigo (856 mg), Anversa (771 mg) e Barcellona (733 mg). In Italia si distingue Bolzano (392 mg) che supera Milano (362 mg). Il capoluogo lombardo, invece, assieme a Parigi, Bordeaux e Madrid è in fondo alla “classifica” per le amfetamine.

Da notare che, spiega Score, «i livelli di cocaina e Mdma aumentano bruscamente nei fine settimana nella maggior parte delle città», il che «suggerisce un uso ricreativo, mentre in precedenza le tracce sembravano essere distribuite più uniformemente durante la settimana. I carichi di metamfetamina sono invece distribuiti uniformemente durante la settimana».

* Fonte: Eleonora Martini, IL MANIFESTO

foto: da Fuoriluogo.it

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