Addio a Camilleri, creatore della Macondo siciliana

Vigata, Montelusa, Marinella da non luoghi, perché frutto dell’immaginazione e della penna di Camilleri, sono diventati, grazie ai romanzi e alla fiction tv, mèta di curiosi in pellegrinaggio

Alfredo Marsala * • 18/7/2019 • Addii & Anniversari • 115 Viste

La Sicilia romanzesca. Alla ricerca spasmodica delle spiagge, della casa, delle masserie, delle chiese e delle strade battute dal commissario Montalbano

Come Gabriel García Márquez in Cent’anni di solitudine con Macondo aprì le porte della Colombia ai cacciatori delle strade solcate dai Buendìa, Andrea Camilleri è riuscito là dove nessun’altro era mai arrivato: reinventare un pezzo di Sicilia, con la realtà che ha finito per pervadere la fantasia di uno scrittore che lascia un testamento di luoghi e parole immenso, dove dentro ci sono tutte le contraddizioni di una terra impareggiabile e imperdonabile.

VIGATA, MONTELUSA, Marinella da non luoghi, perché frutto dell’immaginazione e della penna di Camilleri, sono diventati, grazie ai romanzi e alla fiction tv, mèta di curiosi in pellegrinaggio, alla ricerca spasmodica delle spiagge, della casa, delle masserie, delle chiese e delle strade battute dal commissario Montalbano, l’investigatore creato in omaggio allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, ideatore di un altro famoso poliziotto, Pepe Carvalho. I non luoghi di Camilleri hanno penetrato talmente la realtà che Porto Empedocle, la città natale tanto amata da Camilleri, ha acquisito, non senza polemiche, anche il nome di Vigata, che compare per la prima volta nel racconto del 1980, Un filo di fumo, e che nella realtà abbraccia anche i comuni di Scicli e Ragusa-Ibla.

LA PIAZZA DEL DUOMO, la chiesa di San Giorgio e molte strade che appaiono spesso nella fiction sono quelle di Ibla, la parte antica di Ragusa. Il circolo di Conversazione è stato il set delle scene dell’episodio L’odore della notte, mentre la trattoria «La Rusticana» è quella che si chiama «Da Calogero».

Il commissariato, dove si svolgono molti dei dialoghi tra Montalbano e i suoi uomini (Mimì Augello, Giuseppe Fazio e Agatino Catarella), nell’immaginario si trova a Montelusa, in realtà si tratta dell’edificio del comune di Scicli, città barocca e insieme ad altri sette comuni inserita nell’elenco del Val di Noto, col suo centro storico insignito del titolo di Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Chi va a caccia dei luoghi di Camilleri, fa tappa fissa a Marinella, la casa del commissario Montalbano, con la terrazza affacciata sulla spiaggia. Marinella non è altro che Punta Secca, frazione del comune di Santa Croce Camerina, a 20 km da Ragusa. La gente del posto chiama questo piccolo borgo marinaro «a sicca» (la secca) per la presenza di una piccola formazione di scogli di fronte alla spiaggia di levante.

La villa sul mare in origine era un laboratorio per la dissalazione delle sarde, nel 1904 venne acquistato per 4000 lire dall’avvocato Giovanni Diquattro che lo trasformò nella residenza estiva della famiglia; in passato è stata frequentata da Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Elvira Sellerio e Andrea Camilleri. Oggi è un bed&breakfast, prima aveva un altro nome, ma dopo il successo della serie televisiva è diventato «La casa di Montalbano». E il mare che si vede davanti è quello del Canale di Sicilia, navigato dai barconi dei migranti.

«IL GIORNO DEI FUNERALI sarà lutto cittadino – dice il sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina – Ma ci stiamo già muovendo con l’associazione Strada degli scrittori per organizzare, il 6 settembre nel giorno del suo 94/o compleanno, un evento di commemorazione. D’ora in avanti istituzionalizzeremo questa data per ricordarlo ogni anno. Nonostante vivesse fuori, non si è mai staccato veramente da questo paese dal quale ha tratto linfa e inspirazione ed ha reso la vita di Porto Empedocle universale».

All’interno del «Vigata restaurant», dove lo scrittore durante le sue visite a Porto Empedocle non mancava mai d’andare se lo ricordano bene: boccale di birra in mano e sigaretta accesa, Camilleri stava al tavolo davanti alla porta, sulla via Roma, e firmava autografi o dediche sui libri a quanti lo avvicinavano. «Avevo 7 o 8 anni quando l’ho conosciuto – ricorda Salvatore Donato, il responsabile del ristorante – Aveva un aspetto schivo ma era tutt’altro: molto disponibile, alla mano. Non lo vedevamo di presenza, a Porto Empedocle, da anni, ma sappiamo tutti che ha sempre avuto questa città nel suo cuore».

A SCICLI LE BELLEZZE di Cava San Bartolomeo compaiono nella fiction tutte le volte che Montalbano va a trovare il questore, mentre Palazzo Iacono è il luogo scelto per ambientare gli esterni della questura. Alcune delle riprese aeree che accompagnano la sigla del telefilm mostrano il percorso della cava: la chiesa della Consolazione, la chiesa del Rosario, la chiesa di Santa Maria La Nova, il dedalo di viuzze e case che caratterizzano il quartiere. Spazio anche per l’ospedale Busacca, inaugurato nel 1908 per soccorrere i feriti del terremoto di Messina e per il cimitero monumentale dove sono state girate molte scene di Vigata.
Via Marina, a Donnalucata, nei romanzi diventa il lungomare di Marinella, dove il commissario incontra spesso donne bellissime. Assieme al commissariato, uno dei luoghi più citati è la lunga spiaggia di Sampieri dove c’è la Fornace Penna, diventata «La Mànnara», località malfamata dove, attorno ad una vecchia fabbrica cadente, si consumano traffici illegali e misteriose sparizioni.

* Fonte:Alfredo Marsala, IL MANIFESTO

 

photo: Davide Mauro [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

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