Landini: «Salvini è pericoloso ma non inseguiamolo, serve azione collettiva»

Intervista al segretario della Cgil. «Non vado al Viminale, grazie alla mobilitazione Conte ci ascolta Se non seguirà le nostre proposte in Stabilità torneremo in piazza»

Massimo Franchi * • 6/8/2019 • Immigrati & Rifugiati, Lavoro, economia & finanza, Sindacato, Welfare & Politiche sociali • 104 Viste

«Nessuna piattaforma con Confindustria, rinnovi i contratti. Il decreto Sicurezza è fascistoide? Il problema non è la Lega ma non lasciar sole le persone che si sono impoverite»

L’incontro è stato aperto dal presidente del consiglio che, a nome di tutto il governo, ha ribadito che la loro proposta di legge di stabilità ci sarà presentata all’inizio di settembre e invitandoci a illustrare le nostre proposte. Abbiamo ribadito la richiesta che la prossima legge di stabilità determini un vero cambiamento delle politiche economiche e sociali. A partire dagli investimenti, dal rilancio del mezzogiorno, da come si crea lavoro stabile, dalla riduzione del fisco sul lavoro dipendente. E poi più risorse per servizio sanitario, assunzioni nella Pa, compresi medici e infermieri e aprire un tavolo sulle pensioni perché Quota 100 non ha risolto i problemi della Fornero soprattutto per donne e giovani e risolvere definitivamente il problema degli esodati.

Si aspetta che oggi Salvini al Viminale spieghi meglio la Flat tax di cui non si è parlato a palazzo Chigi?

Per la Cgil ci sarà la vicesegretaria Gianna Fracassi. Chi ha convocato l’incontro al Viminale dovrà spiegare perché lo fa. A palazzo Chigi c’erano ministri e sottosegretari di entrambe le forze politiche che compongono il governo. Mi sembra però che si discuta poco del perché il governo ha riaperto il confronto con i sindacati. Cgil, Cisl e Uil hanno riempito le piazze con lavoratori, pensionati e giovani in carne e ossa e hanno una piattaforma unitaria. Adesso vogliamo portare a casa i risultati. Il governo decida: vuole fare una legge di bilancio col consenso del mondo del lavoro o pensa di proseguire come ha fatto finora. Per ora il metodo – solo il metodo – è diverso. Dopo l’estate valuteremo il merito.

La convocazione a palazzo Chigi, sul tema del «lavoro», prevedeva una discussione sul salario minimo.

Sul «salario minimo» abbiamo detto che bisogna aumentare i salari defiscalizzando gli aumenti dei contratti nazionali. Per noi non c’è solo la paga oraria ma tutti i diritti e le tutele sanciti dai contratti nazionali. E allora serve un provvedimento che rafforzi il valore erga omnes dei contratti nazionali allargando a tutti i lavoratori i diritti – tredicesima, Tfr, maternità, infortuni, maggiorazioni – che impediscono la competizione fra lavoratori, cancellando i contratti pirata con la misurazione della rappresentanza.

Il ministro Di Maio vi ha risposto su questo?

Ci è stato detto che il governo deve discutere su tutti questi temi. Abbiamo chiesto approfondimenti tecnici sulle materie.

Tria intanto pensa ad un deficit dell’1,8 per cento e al taglio delle detrazioni per fare la Flat tax.

Il governo ci dica chiaramente quello che vuole fare. Mi interessa affermare che Cgil, Cisl e Uil hanno indicato un progetto di paese che si fonda sulla giustizia sociale. Visto i dati economici, è l’ora di cambiare politica, altrimenti c’è il rischio di accompagnare un arretramento del nostro paese.

Sulle risorse dove interverreste?

La prima cosa è una lotta dura all’evasione fiscale anche riducendo drasticamente l’uso del contante. È possibile inoltre usare i fondi integrativi previdenziali per sostenere investimenti nelle infrastrutture sociali e materiali, garantendo in ogni caso i rendimenti ai lavoratori. In questo senso è positivo il varo di «Progetto Italia» con Salini e Impregilo con Cassa depositi e prestiti e alcune banche, è un esempio intelligente da estendere in altri settori. Ci siamo battuti per arrivarci. Lo rivendichiamo.

A settembre farete una proposta condivisa con Confindustria sulla legge di bilancio?

Noi abbiamo una piattaforma sindacale unitaria discussa con lavoratori, pensionati e giovani. E l’abbiamo declinata su tutte le questioni a partire dal Sud. Se poi una parte di queste nostre rivendicazioni è condivisa da Confindustria benissimo. Ma a Confindustria diciamo che i contratti vanno rinnovati: dalla vigilanza privata alla sanità privata. Così come il governo deve trovare le risorse per scuola, sanità e pubblico impiego.

In queste ore c’è la fiducia sul decreto Sicurezza. Quanto è grave questa legge liberticida?

Consideriamo sbagliato e pericoloso il decreto Sicurezza. È singolare che il ministro Salvini convochi un incontro su tutto quello che fanno gli altri ministri e non discuta ciò che compete al suo ministero. Vuole far passare l’idea che siamo un paese invaso mentre sono più i giovani del Sud che lasciano l’Italia che i migranti che arrivano. Sono logiche sbagliate e pericolose sul piano sociale perché agiscono sulla contrapposizione fra diritti e persone che devono avere le stesse tutele. Ci siamo battuti per non farlo approvare. Se passerà decideremo quali sono le azioni più utili per contrastare l’applicazione di una legge sbagliata e pericolosa.

In questi giorni da più parti si sente usare l’aggettivo «fascistoide». In forma inedite e nuove, ma è un rischio che lei sente rispetto al consenso di Salvini?

Io penso che il problema di questo paese è appicare i principi della nostra costituzione e quindi non lasciare solo nessuno di fronte alle difficoltà. La logica dell’uomo forte trova alimento dalla semplificazione a tutti i costi di questioni complesse e ci riporta al rischio di pulsioni autoritarie. Siamo al paradosso che troppe volte anzichè mettere in discussione le logiche di un mercato senza regole che hanno prodotto precarizzazione, mercificazione del lavoro e tagli allo stato sociale si individui il nemico nel diverso o nel migrante che fugge dalla miseria o dallo sfruttamento. Per questo è importante e decisivo ricostruire un’unità sociale e di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori da una nuova cultura fondata sul diritto e la libertà nel lavoro con un’azione collettiva che ridia fiducia alle persone che si sono impoverite.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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